
Marevivo Floating Hub, da un problema è nata una nuova opportunità
Marevivo Floating Hub si trova in una posizione strategica lungo il Tevere, nel centro di Roma, a pochi passi dall’Oasi Naturalistica “Lungotevere delle Navi”, inaugurata dal Comune di Roma nel 2025 dopo un lungo lavoro di ripulitura e bonifica.
Il Tevere è stato riconosciuto Patrimonio dell’Unesco nel tratto che attraversa il centro storico. Sembra incredibile, ma nel caos metropolitano si snoda un corridoio ecologico ricco di biodiversità.
Il primo punto di accesso, sia fisico che digitale, dedicato alla biodiversità in Italia
La struttura, realizzata dalla Fondazione Marevivo, ospita il Centro della Biodiversità Fluviale e Urbana nato in collaborazione con il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) nell’ambito delle iniziative promosse dal Biodiversity Gateway del National Biodiversity Future Center (NBFC), centro nazionale finanziato dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza dell’Unione Europea attraverso fondi NextGeneration EU.
È il primo punto di accesso, sia fisico che digitale, interamente dedicato alla biodiversità in Italia.
L’idea è quella di coinvolgere nelle attività di ricerca scientifica cittadini, volontari, studenti e mondo economico e dare loro la possibilità di collaborare con docenti e ricercatori.
Tra le attività di Marevivo Floating Hub sono previsti laboratori scientifici, campagne di rilevazione e iniziative di educazione ambientale condotte con il supporto di biologi, naturalisti ed esperti.

La prima CER sul Tevere
Come ha raccontato Rosalba Giugni, presidente della Fondazione Marevivo, tutto è cominciato nell’agosto del 2010, quando il loro galleggiante si era piegato su un lato e fermato sul fondo a causa di una magra del Tevere.
Con il centro operativo si erano persi venticinque anni di lavoro, ma era forte la determinazione a rimettersi in piedi.
Oggi il risultato sotto i nostri occhi è un barcone rinato all’insegna della sostenibilità. È interamente in legno proveniente da foreste certificate PEFC, coibentato in lana di pecora. L’impianto fotovoltaico, una turbina eolica e una che sfrutta la corrente del fiume lo rendono energeticamente indipendente.
Il buon esempio dell’energia pulita è diventato trainante, tanto che è nata la CER – Un fiume di energia, la prima comunità energetica rinnovabile sul Tevere che coinvolge i barconi fino a Ponte Margherita. Si è unito alla CER anche il Museo Explora che fa parte della stessa cabina elettrica.
Un allineamento positivo tra attori diversi
«Ci sono momenti in cui tutto sembra allinearsi positivamente. Il CNR stava cercando una location per il centro sulla biodiversità fluviale, e abbiamo iniziato insieme questo cammino.
Un altro pianeta che si è allineato con noi è il Comune di Roma. Nel periodo del Giubileo, il Comune ha pensato di recuperare lo spazio che va da Ponte Matteotti a Ponte Risorgimento: con un lavoro immenso ha bonificato un terreno invaso dai rifiuti e ne ha fatto un’oasi naturalistica.
È intervenuta anche la Regione Lazio, che ha messo gli sbarramenti e gli spazzamare che percorrono il fiume per raccogliere i rifiuti».
Marevivo Floating Hub è la dimostrazione concreta che le buone idee ci sono, ma insieme è più facile realizzarle: quando competenze diverse si uniscono intorno a una visione comune, il cambiamento è possibile. Inoltre, dall’unione tra istituzioni, aziende e terzo settore possono nascere risultati significativi.
Marevivo Floating Hub, frutto di tenacia e visione comune
Tutto facile allora? Non proprio, sappiamo cosa significa la burocrazia. Ma la tenacia con cui si è mossa Raffaella Giugni, segretario generale della Fondazione Marevivo, insieme a Massimiliano Falleri e Federico Lembo ha portato al traguardo attuale.
Per realizzare la nuova struttura è stato necessario bonificare i fondali, il letto e le sponde del fiume. Per dare un’idea, con una enorme gru sono state rimosse 60 tonnellate di rifiuti di ogni tipo: bici, transenne, una barca, ferro, plastica…
Raffaella Giugni ha ringraziato quanti hanno reso possibile la realizzazione di Marevivo Floating Hub, a cominciare dallo studio di architettura Tonci, che ha trasformato una visione in uno spazio reale che si sposa perfettamente con l’ambiente, con l’acqua e con la città, l’ing. Martinelli che ha progettato questa struttura galleggiante e tanti altri.

Insieme per creare valore
Un ringraziamento particolare è andato anche a realtà tra loro molto diverse ma unite dalla stessa visione, che ha permesso di creare valore non solo economico ma anche sociale e ambientale:
- Green Arrow Capital (una delle principali piattaforme indipendenti italiane di gestione del risparmio focalizzata sugli Investimenti Alternativi);
- Fondazione Nando ed Elsa Peretti (centrata su tutela dell’ambiente e della biodiversità, benessere e protezione degli animali, diritti e benessere umano, promozione di arte e cultura);
- Veolia (leader mondiale nei servizi ambientali, si impegna a garantire la sicurezza ecologica a beneficio della salute pubblica e della competitività di industrie e territori. Con il proprio know-how garantisce l’efficienza energetica della struttura e ne favorisce l’autosufficienza attraverso soluzioni basate su fonti rinnovabili e sistemi avanzati di gestione dell’energia);
- Banca del Fucino (l’impegno per la cura del Tevere significa investire nel futuro della comunità e generare valore ambientale, sociale e culturale).
Un polo della scienza che si proietta sulla cittadinanza e sul territorio
«Portare la scienza in azione» è l’obiettivo dichiarato del CNR, come ha spiegato il suo presidente Andrea Lenzi.
«Parlare di acqua è parlare di vita. Dobbiamo trasmettere questo concetto a tutti, a cominciare dalle nuove generazioni, e la lotta all’inquinamento deve essere un impegno prioritario, proprio perché incide tutti i giorni sulla nostra salute.
Abbiamo iniziato un vero e proprio viaggio attraverso i ritmi della biodiversità, di cui questo è un polo fondamentale: un polo della scienza che si proietta sulla cittadinanza e sul territorio».
Quali saranno gli impegni del Consiglio Nazionale delle Ricerche lo ha spiegato Mario Sprovieri, direttore dell’ISMAR (Istituto di Scienze Marine) del CNR. Marevivo Floating Hub sarà corredato di «sensori di tutti i tipi collegati con i satelliti per il monitoraggio del Tevere, che è un punto di riferimento per l’Europa e per il mondo».
La Terra è un sistema chiuso, dove tutto è interconnesso
Intervenire sui grandi fiumi, come il Tevere, consente di agire a monte per difendere la salute del mare.

«I fiumi sono come arterie che trasportano l’inquinamento fino al mare. Vi scorre di tutto, dalla vita alla morte. Quello della Terra è un sistema chiuso, dove tutto è interconnesso. Navigando sui fiumi ci si rende conto di come tutto dipenda dall’acqua», ha spiegato Alex Bellini, esploratore di ambienti ostili e divulgatore ambientale noto per le sue imprese estreme, come le traversate oceaniche in barca a remi e in solitaria.
Il suo progetto 10 Rivers 1 Ocean prevede la navigazione dei 10 fiumi più inquinati di plastica del mondo. L’obiettivo è promuovere la conoscenza del problema e interpretare le cause della crisi ecologica che soffoca il Pianeta.
Chi ama il mare non si arrende
Bellini ha raccontato un aneddoto illuminante: navigando sul Gange ha visto la carcassa di un vitello in via di putrefazione, ha chiesto a un pescatore che era lì vicino perché nessuno la portasse via e questo gli ha risposto in tono lapidario che “il fiume è lungo e qualcuno più a sud se ne occuperà”.
Non è forse il nostro stesso atteggiamento quando potremmo fare qualche cosa e ci illudiamo che qualcuno agisca al posto nostro? Proviamo invece a contribuire, ognuno per quello che può, a risolvere i problemi. Anche un piccolo gesto è importante, ma comporta il passaggio dalla speranza all’azione e non è un cambiamento banale né scontato.
«La speranza non è attesa ingenua, può essere concretezza. Perché chi ama il mare non si arrende».