
Un batterio mangia-petrolio che potrebbe contribuire a bonificare i mari inquinati da sversamenti di greggio e contrastare l‘inquinamento da petrolio. Si chiama Alcanivorax borkumensis, il batterio marino specializzato nella degradazione degli alcani, le catene di carbonio e idrogeno che possono derivare sia da fonti naturali – come il fitoplancton – sia da disastri ambientali, come gli sversamenti di petrolio.
Questo batterio, infatti, si nutre di catene di idrocarburi, che lo portano a moltiplicarsi con una certa rapidità nelle zone inquinate, fungendo da bonifica ambientale. E si aggiunge ad un altro batterio già noto, Oleispira antarctica RB-8 .
Detersivo naturale contro il petrolio
Questo procedimento dipende da una sorta di detersivo organico prodotto dal batterio stesso che lo utilizza per attaccarsi alle goccioline di greggio. Infatti, tutti noi sappiamo che olio e acqua non si mescolano, per cui il batterio vorace per nutrirsi del suo cibo preferito, necessita di un coadiuvante chimico. Lo produce da solo, secondo la scoperta dei ricercatori dell’Università di Bonn, Aquisgrana e Düsseldorf che hanno svelato il meccanismo con cui viene sintetizzato.
Inquinamento da petrolio, la funzione del batterio detersivo
Nel dettaglio A. borkumensis produce un composto chiamato glicina-glucolipide, che funziona come un “detersivo organico” che permette ai batteri di aderire efficacemente alla superficie delle gocce di petrolio e di formare un biofilm, una pellicola che si forma in modo naturale, essenziale per la successiva degradazione degli alcani.
La molecola possiede una parte idrofila (solubile in acqua) e una lipofila (solubile nei grassi), facilitando l’accesso e l’assorbimento del petrolio da parte dei batteri. Durante eventi di inquinamento da petrolio, come il caso della marea nera nel Golfo del Messico (Deepwater Horizon, 2010), Alcanivorax borkumensis è stato uno dei batteri marini che hanno mostrato un’esplosione numerica, contribuendo in modo naturale alla degradazione del petrolio.
Scoperta importante per il futuro
Lo studio approfondito del genoma di A. borkumensis ha permesso di identificare un cluster genico chiave responsabile della biosintesi del glicina-glucolipide. Quando i batteri ne sono carenti, infatti, hanno una ridotta capacità di attaccarsi alla superficie olio-acqua, pertanto, il glicina-glucolipide risulta essenziale per la formazione del biofilm e per l’assorbimento degli alcani, quindi per la crescita efficiente in ambienti contaminati da idrocarburi. Questa caratteristica potrebbe avere applicazioni biotecnologiche, sia nel potenziamento di ceppi per la biodegradazione ambientale sia nella produzione microbica di composti chimici a partire dagli idrocarburi.