
Boicottare il trattato sulla plastica, sarebbe questa l’intenzione degli USA. In questi giorni a Ginevra si tiene l’ultimo round di negoziati per arrivare all’adozione di un trattato globale sui rifiuti in plastica. Le aspettative erano tante ma nel corso della settimana la speranza di arrivare a un accordo più ambizioso per contrastare questa forma di inquinamento è scemata notevolmente.
Ginevra: ultima occasione
A Ginevra le divisioni restano molto marcate: da un lato, ci sono Unione Europea, piccoli Stati insulari e un’ampia coalizione di più di 70 Paesi a spingere per un taglio alla produzione di plastica vergine, produzione alimentata da petrolio, carbone e gas. Dall’altro, ci sono le industie petrolchimiche e i Governi che le sostengono a minacciare la possibilità di giungere a un accordo davvero significativo. La soluzione di comodo punterebbe più al riciclo della plastica che a tagliare la produzione di beni di uso quotidiano.
Trattato sulla plastica, USA dalla parte dell’industria petrolchimica
L’Amministrazione statunitense di Trump si pone da questo secondo lato della barricata. Che il Presidente USA non fosse un sostenitore della causa ambientale era cosa nota ma, come ha rivelato Reuters, il Governo degli Stati Uniti sarebbe andato anche oltre. Washington starebbe provando in tutti i modi a far cambiare idea anche alle altre nazioni, bullizzandole e sfruttando il potere finanziario statunitense. Quindi, gli sforzi di alcuni Stati di dimostrare che il multilateralismo può avere ancora una chance di incidere su questioni davvero importanti potrebbero essere vanificati.
L’opposizione degli USA
In vista dell’apertura dei colloqui in Svizzera, gli Stati Uniti avrebbero inviato delle lettere ad almeno una manciata di Paesi. Questi documenti sarebbero serviti a sollecitare i Governi a respingere l’adozione di un patto globale comprensivo di limiti precisi alla produzione di plastica e di additivi chimici per la plastica. In questi documenti, datati 25 luglio, gli USA avrebbero anche definito delle condizioni da rispettare dutante i negoziati, ponendosi in diretta opposozione agli Stati sostenitori delle nuove limitazioni. Le lettere sarebbero servite a far capire che Washington non avrebbe mai accettato un trattato globale vincolante per affrontare a monte il problema della plastica.
Gli Stati Uniti avrebbero riconosciuto una grande distanza di opinioni dopo aver partecipato a una riunione preliminare dei capi delegazione organizzata a Nairobi dal 30 giugno al 2 luglio. Un portavoce del Dipartimento di Stato avrebbe sostenuto che gli USA preferirebbero che ogni Stato adottasse misure proprie in base al contesto nazionale. Eppure, l’inquinamento da plastica è chiaramente una questione transnazionale con effetti evidenti in tutto il mondo.
A ben vedere, la posizione USA in merito all’inquinamento da plastica non è cambiata di molto da quando Trump è tornato alla Casa Bianca. Negli ultimi tre anni di negoziati gli Stati Uniti hanno favorito soprattutto le soluzioni volte a limitare i prodotti monouso e a valorizzare il riciclo.
La High Ambition Coalition to End Plastic Pollution
Tuttavia, linea più dura sponsorizzata da Trump allontana ancora di più il Governo statunitense dalla High Ambition Coalition to End Plastic Pollution, una coalizione di Stati favorevoli invece a uno strumento internazionale giuridicamente vincolante tale da garantire interventi efficaci lungo l’intero ciclo di vita della plastica. L’obiettivo di questi Stati è porre fine all’inquinamento da plastica entro il 2040. La coalizione è composta da più di 70 nazioni, tra cui Rwanda, Norvegia, Svezia, Finlandia, Danimarca, Canada, Spagna, Francia, Giappone e Corea del Sud.
I colloqui a Ginevra termineranno il 14 agosto. Chi appoggia un trattato più rigido sulla produzione di plastica auspica di superare le divisioni emerse in questi anni e durante il summit a Nairobi ma, considerate le premesse, il negoziato si preannuncia davvero difficile.