
Chiusa l’ultima linea produttiva delle batterie NAS
L’era delle batterie sodio-zolfo sembrerebbe giunta al termine. La giapponese NGK Insulators, una delle prime aziende a scommettere sulla tecnologia e oggi l’ultima produttrice commerciale, ha annunciato in questi giorni lo stop delle attività di fabbricazione e vendita.
Una decisione annunciata formalmente nel Consiglio di Amministrazione del 31 ottobre 2025 e maturata all’indomani di una profonda riflessione sulle difficoltà del segmento. Difficoltà ma anche incertezze economiche che hanno portato la società a tornare sui suoi passi, interrompendo quelli che fino a poco tempo fa erano addirittura piani di espansione.
Come funzionano le batterie sodio-zolfo?
La decisione sorprende ma le motivazioni sono facilmente condivisibili. Le ricaricabili sodio-zolfo sono batterie secondarie a sali fusi che impiegano sodio (Na) all’elettrodo negativo, zolfo (S) all’elettrodo positivo e materiali ceramici come elettrolita solido.
All’interno della cella è mantenuta una temperatura di 300 °C e sia lo zolfo che il sodio sono allo stato liquido; motivo per cui queste batterie si prestano principalmente ad applicazioni stazionarie e sono escluse dal segmento dei veicoli elettrici.
Nonostante ciò sulla carta offrono prestazioni interessanti: vantano una densità di energia (300-400 Wh/L) simile a quella delle batterie agli ioni di litio ma sono fabbricate con materiali economici e a bassa tossicità.
Peccato che, in 40 anni di sviluppo, non siano mai riuscite ad uscire dalla loro nicchia di mercato. Oggi si contano circa 250 progetti nel mondo per una capacità cumulata totale di 5 GWh (dati BASF) e il motivo dietro questa lenta diffusione è per lo più legato alle preoccupazioni sulla sicurezza e sulla durata di vita.
L’attività di NGK Insulators e BASF
In tutto questo tempo però, c’è stata una società che non ha mai smesso di credere nelle batterie sodio-zolfo: NGK Insulators, divenuta nel 2024 l’unico produttore commerciale di tale tecnologia.
Assieme a BASF, distributrice e co-sviluppatrice, l’azienda giapponese ha incessantemente investito nell’innovazione presentando lo scorso anno l’ultimo modello: la NAS L24, un sistema d’accumulo caratterizzato da un tasso di degradazione significativamente inferiore (< 1% all’anno) e un sistema di gestione termica avanzato per consentire una scarica continua più lunga.
Le due realtà avevano in programma di espandere ulteriormente la capacità di fornitura, tuttavia, tali discussioni sono state interrotte nel settembre 2025.
NGK Insulators ha, infatti, deciso di abbandonare la produzione delle batterie riportando due motivazioni principali. “Si prevede che lo sviluppo continuo della domanda per le caratteristiche chiave delle batterie NAS richiederà tempo”, si legge nel report finanziario del primo semestre. A frenare è però anche “l’aumento vertiginoso dei costi dei materiali e l’intensificarsi della competizione con le batterie agli ioni di litio”.
Sulla base di questi fattori, la Società ha stabilito che sarà difficile raggiungere operazioni stabili e redditività. Per i progetti già concordati NGK Insulators procederà con le consegne utilizzando le scorte esistenti. “Si stima che le spese associate alla cessazione delle attività di produzione e vendita delle batterie NAS ammontino a circa 18.000 milioni di yen, e si prevede che tale importo sarà registrato come perdita straordinaria nell’esercizio fiscale che termina a marzo 2026”.