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Gli immobili a “rischio climatico” valgono di meno, lo dice un report della BCE

Valore immobiliare e rischio climatico
Immagine generata con IA

Anche il “mattone” si deprezza per colpa della crisi climatica. I numeri parlano chiaro: il valore immobiliare ed il rischio climatico sono strettamente correlati. Un edificio potenzialmente esposto al rischio di alluvioni, inondazioni, tempeste o frane, vale il 24% in meno rispetto al suo gemello costruito in un ambiente più sicuro.

Il “pricing” del rischio climatico 

Se il mercato delle costruzioni americano è soggetto ad un deprezzamento che si attesta tra il 30 e il 50% del valore immobiliare a causa del rischio climatico, in Europa le cose non vanno meglio. Lo conferma il Report “Pricing or panicking?” pubblicato dalla Bce che per la prima volta traccia una connessione tra il climate change e il mercato immobiliare commerciale (Commercial Real Estate CRE) dell’area euro. 

Particolare attenzione è stata posta sulle variazioni della valutazione del rischio nel tempo, dato che un improvviso cambiamento di mercato può amplificare significativamente la stabilità finanziaria e le implicazioni macroeconomiche di questi rischi.

Dal Report della Bce emerge chiaramente che gli investitori applicano una penalità agli edifici esposti ad un rischio fisico, penalità che è aumentata notevolmente nel periodo 2007-2023 e lega strettamente il valore immobiliare al cambiamento climatico. 

Nessun impatto sulla liquidità, per ora

Circa il 25% degli edifici commerciali per uffici oggetto di compravendita nell’area euro, presentano almeno un rischio climatico elevato come alluvione, ondate di calore o innalzamento del mare. Il valore immobiliare di queste unità ha iniziato a calare a partire dal 2012, traducendosi in uno sconto sul prezzo finale di vendita.

“Questa variazione nella valutazione sembra essersi verificata in modo ordinato, senza implicazioni per la liquidità del mercato degli edifici ad alto rischio”, sottolinea la Bce, confermando un trend costante che non ha sconvolto repentinamente le dinamiche di mercato, al contrario ha portato ad inserire il “rischio climatico” direttamente all’interno delle valutazioni di vendita. 

Un cambiamento che invece non è avvenuto per altre tipologie di rischio non direttamente collegate al clima, come ad esempio i terremoti, che non hanno registrato variazioni nei prezzi. 

Attenzione maggiore sugli edifici obsoleti 

Il rischio climatico ha progressivamente spinto verso l’approvazione di normative dedicati, con standard energetici più elevati ed una maggiore attenzione agli effetti del cambiamento climatico. Di conseguenza gli edifici più vecchi, non oggetto di ristrutturazioni importanti, hanno progressivamente perso valore, favorendo al contrario la crescita di immobili progettati secondo standard qualitativi migliori ed attenti alle politiche energetiche ed ambientali. I dati raccolti dal Report mostrano una progressiva svalutazione e riduzione di liquidità degli edifici “obsoleti”, elemento che rende sempre più difficile la vendita di tali immobili. Il rischio è che questi edifici si trasformino presto in “stranded assets” cioè beni immobiliari che perdono rilevanza economica e restano esclusi dal mercato.

L’Europa meridionale più soggetta a deprezzamento 

Il valore immobiliare ed il rischio climatico risultano maggiormente connessi per i prezzi registrati nel mercato dell’Europa meridionale. In particolare è la Grecia a risultare il Paese più esposto a tale deprezzamento, con un livello di rischio medio, indicando un’esposizione significativa del mercato greco degli uffici ai rischi dei cambiamenti climatici.

Dall’altra parte della classifica si posizionano invece i Paesi  Settentrionali e Scandinavi, con la Finlandia che registra il tasso di rischio minore per la compravendita di edifici commerciali per uffici. 

La mancanza di dati incide negativamente

Secondo la Bce uno dei gap da superare è prima di tutto la carenza di dati informativi. Mancano indicazioni certe sulle prestazioni energetiche degli edifici, sulle certificazioni energetiche, una carenza che rende estremamente difficile la comparazione degli edifici ed una valutazione oggettiva dgli immobili. 

Non a caso, gli autori sono stati costretti a usare l’età dell’edificio e la data dell’ultima ristrutturazione come proxy per stimare il rischio di transizione climatica.Di conseguenza, senza dati adeguati sull’efficienza energetica e l’esposizione climatica reale degli immobili, il sistema finanziario potrebbe sottovalutare i rischi climatici o applicare pesi di rischio non corretti, ritardando la transizione verso un’economia più resiliente.

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