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Dazi Trump, dopo lo “schiaffo” di Musk cambia tutto. Attesa per Meloni il 17 aprile alla Casa Bianca

Immagine creata con l’IA

In meno di 24 ore, Donald Trump ha cambiato di nuovo le carte in tavola. Il mondo è passato dal “kiss my a..” a pausa di 90 giorni sui dazi. Cina esclusa. Saranno state le parole (pesanti) di Elon Musk a convincere il presidente? Presto per dirlo. Intanto, però, il mondo tira il fiato e l’Ue attende la visita della premier italiana, Giorgia Meloni a Washington. Il 17 aprile prossimo, nel giovedì che precede la Pasqua, Meloni siederà al fianco di The Donald alla Casa Bianca per trattare. Per l’Italia e per l’Europa. Per l’Ue, quindi, i dazi restano al 10%, per ora.

L’ottimismo di Tajani

“La decisione del presidente di Trump è un segnale che vogliamo interpretare positivamente, è auspicabile che il rinvio di 90 giorni favorisca il negoziato“. Queste le parole del vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, in un’intervista al quotidiano economico Il Sole 24 ore, che all’indomani della pausa di 3 mesi suonano rassicuranti.

Dazi, Cina vs Usa

Sembra che l’asse dello scontro si sposti sempre di più ad oriente. Infatti, alla sospensione per il resto del mondo, non corrisponde quello per la Cina. Pechino ha scelto la via dura, con dazi di ritorsione all’84%, mentre Trump ha alzato ancora di più l’asticella: dal 104% al 125%.

Ieri sera però, Trump sembra voler limare i fatti con le parole. “Sarà fatto un accordo con la Cina, sarà fatto un accordo con ognuno di loro”, ha aggiunto Trump, secondo cui la situazione economica negli Stati Uniti è pessima perché il Paese viene trattato “ingiustamente“. Il capo dell’amministrazione americana, inoltre, ha definito il presidente cinese Xi Jinping “un uomo intelligente, faremo un buon accordo” con il quale “ci faremo una telefonata e sarà tutto risolto”.

Il passo indietro, perché?

Anche se il presidente americano Donald Trump ha negato di aver fatto un passo indietro mettendo in pausa i dazi per 90 giorni, in verità ha ammesso che ”la gente era un po’ spaventata, ha iniziato a sentirsi a disagio”, ha dichiarato parlando ieri sera ai media della Casa Bianca. Motivo, per il quale, con ogni probabilità ha deciso di tranquillizzare il popolo americano, con questo gesto di flessibilità verso il resto del mondo.

Ecco cosa era successo nei giorni scorsi

Se questa è la situazione di oggi, ecco cosa aveva detto il presidente nei giorni scorsi.
“Penso che se possiamo fare un accordo buono per gli Stati Uniti, un accordo che finalmente sia America First“, ha detto Trump allora “stringeremo accordi”. Uno in particolare: l’energia. “Dovranno comprare la nostra energia, perché ne hanno bisogno. E negli Usa abbiamo più energia da vendere di qualunque altro Paese nel mondo“. Insomma, quel che cerca il capo dell’amministrazione americana è un vero e proprio reset del commercio.

I controdazi dei 27

Intanto l’Europa prepara le sue di carte. I 27 sono per il negoziato, con l’offerta di zero tariffe, a livello reciproco, sui beni industriali. Se non si troverà la quadra, i controdazi europei scatteranno in due tranche: 15 aprile e poi 15 maggio, più corposa della prima.

Secondo l’ANSA, i dazi arriveranno fino al 25%, con alcune categorie di prodotti colpite solo al 10%. La mossa di Bruxelles riguarda sei settori: auto, farmaceutica, chimica, plastica, gomma, macchinari. Per l’Italia, la via intermedia potrebbe essere la “riduzione dei tassi del 10% da parte Usa“, ha spiegato il titolare della Farnesina, Antonio Tajani.

Musk al fianco dell’UE (contro i dazi)

La situazione interna però si fa spinosa. Anche il patron di Tesla, Elon Musk, ha chiesto al suo presidente di ammorbidire la linea, e di revocare i dazi imposti a quasi tutti i Paesi del mondo. A scriverlo è il Washington Post, che cita “due persone a conoscenza della questione che hanno parlato a condizione di anonimato“.

Musk che ha donato 290 milioni di dollari per aiutare la salita di Trump alla Casa Bianca, dunque, sembra in disaccordo, probabilmente inquieto per il percorso a ostacoli che sta attraversando la sua Tesla.

Ieri il titolo ha toccato i 214 dollari, ai minimi da un anno. Nelle scorse ore Musk ha pubblicato su X un video in cui l’economista Premio Nobel Milton Friedman elogiava i benefici della cooperazione nel commercio internazionale. Una stoccata vera e propria.

Industria dell’auto sostiene la Commissione Ue

Sostegno alla riduzione dei dazi. Semplicemente questa la linea dei costruttori europei di auto, che hanno espresso “forti preoccupazioni per le implicazioni più ampie dei dazi statunitensi, in particolare per il rischio di deviazione degli scambi“. Infatti, c’è il rischio che l’estrema incertezza della situazione si rifletta nella catena di fornitura nel settore automobilistico, che però coinvolgono entrambe le sponde dell’Atlantico, quindi fondamentali per gli attuali modelli di business. 

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