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Parlamento UE favorevole a restringere la portata della norma sulla sostenibilità aziendale

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Immagine generata da IA

Due diligence solo per le aziende con 5mila o più dipendenti e un fatturato di almeno 1,5 miliardi di euro. In questo consisterebbe la modifica della Direttiva UE sulla sostenibilità aziendale. Il 13 ottobre la Commissione Affari Giuridici del Parlamento Europeo ha approvato i piani per indebolire la norma adottata a luglio dell’anno scorso. La Direttiva è malvista da molte imprese perché ritenuta di ostacolo alla competitività delle industrie europee. Queste modifiche però rischiano di svuotarla, discapito dei cittadini europei e dell’ambiente.

La Direttiva sulla Due Diligence per la Sostenibilità Aziendale

La Direttiva sulla Due Diligence per la Sostenibilità Aziendale dell’Unione Europea (CSDDD) impone alle aziende di prevenire, individuare e limitare qualsiasi impatto negativo sui diritti umani o sull’ambiente delle loro attività economiche e delle loro catene di fornitura. Chi non lo fa incorre in sanzioni pari al 5% del fatturato. A febbraio 2025 la Commissione UE aveva presentato i primi 2 pacchetti di modifiche che riguardavano proprio la Direttiva. Ad aprile, invece, il Parlamento UE aveva dato il via libera ufficiale al posticipo dell’entrata in vigore della CSDDD.

La proposta “Omnibus I” andrebbe a modificare gli elementi essenziali della Direttiva che fino a oggi ha incontrato molte resistenze da parte di Governi e aziende. Bruxelles sta negoziando con I Membri dell’UE una revisione delle norme con l’obiettivo di semplificare la vita alle imprese europee, considerato il coro di critiche sollevato da Germania e Francia, oltre che da Stati Uniti e Qatar, e da grandi aziende come Exxon Mobil. Altre imprese come Total e Siemens avevano chiesto ai Governi europei di demolire del tutto la norma.

Parlamento UE favorevole a restringere la portata della Direttiva

Il Partito Popolare Europeo, il gruppo parlamentare più numeroso del Parlamento UE, di recente ha raggiunto un accordo di compromesso con i parlamentari socialisti e liberali per alleggerire ulteriormente la norma. Una possibile modifica potrebbe essere appunto l’applicazione solo alle aziende con 5mila o più dipendenti e un fatturato di almeno 1,5 miliardi di euro, come riferisce Reuters. Attualmente, la Direttiva riguarda le imprese con 1mille o più dipendenti e un fatturato superiore a 450 milioni di euro.

In un primo momento, i parlamentari socialisti non erano favorevoli alle modifiche. Successivamente, però, hanno dovuto in qualche modo accettarle. Il PPE aveva minacciato di rivolgersi ai parlamentari di estrema destra col rischio di arrivare a un accordo che avrebbe indebolito ancora di più le regole. Il Parlamento Europeo voterà l’accordo entro la fine di ottobre, prima di negoziare con i Paesi Membri le modifiche definitive.

Bruxelles sostiene che il piano di revisione sia pensato per evitare oneri eccessivi per le aziende prima dell’entrata in vigore prevista per il 2027. Tuttavia, le organizzazioni ambientaliste e dei diritti umani temono che l’UE finisca per compromettere l’efficacia delle regole sulla responsabilità aziendale.

Il commento delle ONG alle modifiche della Direttiva

“La principale fonte di dissenso tra le forze politiche europee è stata la responsabilità civile, che viene eliminata dalla Direttiva sulla Due Diligence per la Sostenibilità Aziendale. Ciò minerà gravemente l’efficacia della legge, compromettendo l’accesso delle vittime alla giustizia“, ha affermato Mariana Ferreira, dell’Ufficio Politico Europeo del WWF. “L’UE non può permettersi di continuare a indebolire gli impegni in materia di clima e natura di fronte a crescenti crisi ecologiche e sociali, che a loro volta stanno danneggiando sempre di più i mezzi di sussistenza, l’economia e la coesione europea“.

Secondo Human Rights Watch, le nuove limitazioni proposte da Jurgen Warborn, membro del Partito Popolare Europeo e nominato dalla Commissione Affari Giuridici capo negoziatore del dossier, restringono e di molto l’ambito di applicazione della norma. Le modifiche infatti limiterebbero di oltre il 72% il numero delle aziende coperte dalla Direttiva ed escluderebbero la maggior parte delle grandi aziende che operano o hanno la loro sede nell’UE.

Il testo di compromesso prevede anche l’eliminazione dell’obbligo di legge per l’UE di sviluppare un regime di responsabilità civile a livello europeo, aumentando le difficoltà per vittime, aziende e giudici. Human Rights Watch ha documentato il ruolo delle associazioni di settore e delle aziende europee e statunitensi dei combustibili fossili nel promuovere la proposta Omnibus I.

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