
Si torna a parlare nuovamente di abolizione del cambio dell’ora, questione posta a livello comunitario agli Stati membri fin dal 2019, ma caduta nel dimenticatoio per anni. Nel 2025 il tema ha catalizzato nuove attenzioni dopo che il Primo Ministro spagnolo, Pedro Sánchez, ha proposto la fine del passaggio all’ora solare in occasione del Consiglio UE dell’energia di ottobre.
E mentre il dibattito europeo si riaccende, l’Italia cerca ancora una posizione. Impresa supportata oggi dalla Commissione Attività Produttive, Commercio e Turismo della Camera dei deputati, che ha avviato un’indagine conoscitiva sull’impatto dell’ora legale permanente a livello nazionale. Tra gli auditi della prima giornata anche Mauro Spagnolo, il direttore di Rinnovabili, che nel proprio intervento ha posto l’accento sulla necessità di abolire l’ora solare e sui vantaggi che una simile scelta porterebbe a livello energetico, ambientale e sociale. Delineando anche alcune proposte con cui accompagnare l’adozione permanente dell’ora legale.
Riportiamo di seguito il testo integrale dell’audizione.

Audizione di Mauro Spagnolo presso l’Ufficio di Presidenza della X Commissione Attività produttive, commercio e turismo della Camera dei deputati
INDAGINE CONOSCITIVA SULL’IMPATTO DELL’ORA LEGALE PERMANENTE SUL TERRITORIO NAZIONALE
Roma 8 aprile 2026
La discussione sull’abolizione del cambio dell’ora in Europa ha ormai diversi anni alle spalle, ma attualmente si trova in una fase di stallo
Storia del cambio d’ora
L’Italia ha adottato l’ora legale inizialmente come misura di guerra nel 1916, per poi inserirla definitivamente nella legislazione nazionale nel 1966. Una storia che si è ripetuta, con piccole e grandi modifiche, anche in molti altri Paesi europei, fino all’adozione comunitaria dello stesso calendario per l’ora legale nel 1996. Ma per avere regole chiare e condivise in tutti gli Stati Membri dell’Unione si dovette aspettare il 2002, anno in cui sono entrati in vigore i dettami della Direttiva 2000/84/CE. Il provvedimento fissava per la prima volta in maniera definitiva una data e un’ora comuni per l’inizio e la fine del periodo della “summer time” in tutto il Blocco
Nel 2018, l’Europarlamento ha chiesto alla Commissione europea di modificare la direttiva. Non era la prima volta che i deputati avanzavano una simile proposta. Ma è stata la prima volta che l’Esecutivo UE ha dovuto prenderla in considerazione a causa di una maxi consultazione pubblica. Ben 4,6 milioni di cittadini europei, provenienti dagli allora 28 Stati Membri, si sono espressi sul tema. E di questi, un buon 84% chiedeva la fine dei cambiamenti di orario.
L’Esecutivo UE ha quindi presentato un aggiornamento normativo in cui proponeva l’abbandono dello switch a partire dal 2019. I problemi sono arrivati quando il disegno di legge è arrivato ai legislatori comunitari. Se da un lato il Parlamento europeo ha approvato facilmente la proposta limitandosi a spostare la deadline alla fine del 2021, dall’altro il Consiglio non è riuscito a chiudere la questione, facendo arenare l’iter normativo.
Nel frattempo è emerso un secondo fronte di discussione. Il provvedimento comunitario lascerebbe ai singoli Paesi la possibilità di scegliere se mantenere l’ora legale o quella solare. Ma, sebbene siano in molti a voler abbandonare il doppio cambio annuale, non c’è intesa rispetto quale orario adottare in maniera definitiva. E avere nazioni UE con un mosaico di fusi orari creerebbe parecchi problemi pratici per le imprese e il commercio.
I Paesi del Sud Europa (come Italia e Spagna) beneficerebbero di più da un’ora legale permanente, guadagnando serate più luminose in inverno. I Paesi del Nord (come Svezia e Finlandia), che subiscono variazioni estreme di luce naturale durante l’anno, trarrebbero scarsi vantaggi e spingono per il mantenimento dell’ora solare fissa.
Vantaggi-Svantaggi
- Risparmio energetico e ambientale
L’abolizione del cambio dell’ora continua ad essere oggetto di un ampio dibattito, con opinioni divergenti sui suoi benefici e svantaggi. Le diverse prospettive riflettono priorità differenti, come il risparmio energetico, la salute pubblica, l’impatto economico e il benessere sociale. Gli argomenti a favore del cambio dell’ora sottolineano che vi è un sensibile risparmio energetico e di emissioni durante i mesi dell’ora legale, mentre l’effetto in inverno che potrebbe avere d’inverno [l’ora legale] appare meno chiaro.
Negli ultimi vent’anni l’ora legale ha prodotto un risparmio di 12 miliardi di kWh e di 2,3 miliardi di euro.
A livello nazionale ogni anno, Terna valuta gli effetti dell’ora legale sui consumi di energia elettrica in Italia, stimando i benefici economici e ambientali per cittadini e imprese.
Per il 2026, Terna ha stimato che nei mesi in cui sarà in vigore l’ora legale, dal 29 marzo al 25 ottobre, l’Italia risparmierà circa 302 milioni di kWh evitando l’emissione in atmosfera di circa 142.000 tonnellate di CO2.
Come sottolineato dalla stessa Terna i mesi in cui si registra il maggior risparmio energetico con l’ora legale sono aprile e ottobre, poiché hanno una durata di luce naturale “più breve” rispetto agli altri mesi di questo periodo. Pertanto, spostare le lancette dell’orologio avanti di un’ora posticipa l’utilizzo della luce artificiale mentre le attività lavorative sono ancora in corso. Al contrario, durante i mesi estivi come giugno, luglio e agosto, poiché le giornate sono già più lunghe rispetto ad aprile, il ritardo nell’accensione delle luci si verifica la sera, quando la maggior parte delle attività lavorative è terminata, con conseguenti risultati meno significativi in termini di risparmio energetico.
- Sociale
Il passaggio di fuso produce spesso difficoltà nel ciclo vegli/sonno, disturbi di attenzione, diminuzione dell’efficienza lavorativa
- Sicurezza
Altre questioni da considerare: in termini di sicurezza pubblica, si ritiene che una maggiore luce diurna nelle ore serali durante i mesi estivi riduca i fenomeni di microcriminalità urbana e gli incidenti stradali e migliori la sicurezza, mentre il ritorno all’ora solare in inverno allinea maggiormente gli orari di risveglio con l’alba, migliorando potenzialmente la visibilità e la sicurezza al mattino.
Proposte
- Varare studi verticali (mai effettuati prima) per individuare e mappare tutte le attività – si ritiene che non siano molte – che potrebbero subire delle penalizzazioni dagli effetti dell’ora legale permanente.
- Suddivisione in due fasce orarie gli stati UE – viste le vistose differenze negli impatti energetici, economici, di sicurezza e sulla salute causati dall’abolizione del cambio di orario, e delle diverse esigenze geografiche tra gli Stati EU, si ritiene un problema minore quello di suddividere in due fasce di orario il territorio europeo (Paesi all’estremo nord e paesi del centro sud)
- Inizio attività d’inverno – nei mesi più bui si potrebbe valutare uno slittamento minimo dell’inizio delle lezioni scolastiche dal momento che la mancanza di luce naturale al mattino ha un impatto maggiore sul bioritmo di bambini e ragazzi.
- Introduzione dello smart working “misto”. Si potrebbe incentivare lo smart working (dove possibile) solo nelle prime ore dei mattini invernali per ridurre il numero di auto in circolazione col buio, per migliorare la sicurezza stradale.
- Ottimizzare il risparmio energetico – Installare sistemi di illuminazione stradale adattativi che funzionino sull’effettiva luminosità ambientale sia a livello stradale che edilizio
Conclusioni
Partendo dal presupposto che tutte le scelte socialmente importanti non hanno mai un carattere oggettivo, concludo affermando che:
- mi sembrano sicuramenti maggiori i vantaggi dell’adozione permanente dell’ora legale per l’Italia e per la maggior parte dei Paesi europei (in termini energetici, ambientali, sociali e di sicurezza).
- Sarebbe utile però introdurre normative per ridurre la penalizzazione che avrebbero alcune limitate attività dall’adozione permanente dell’ora legale.
Si consiglia pertanto vivamente l’adozione permanente dell’ora legale.