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Piano Sociale per il Clima, aperta la terza fase della consultazione pubblica

Piano Sociale per il Clima, parte la terza fase della consultazione
Immagine generata con IA

di Erminia Voccia

Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha dato il via alla terza e ultima fase della consultazione pubblica per la definizione del Piano Sociale per il Clima (PSC). C’è tempo fino al 15 giugno 2025. La versione definitiva del piano sarà trasmessa alla Commissione europea entro la fine del mese di giugno.

“Vogliamo garantire che la transizione non lasci indietro nessuno“, ha commentato il Ministro Gilberto Pichetto. “Il nostro impegno – ha proseguito – è di accompagnare cittadini, famiglie e imprese, soprattutto le più esposte, in questo percorso di cambiamento, rendendolo equo, inclusivo e sostenibile. La consultazione pubblica è uno strumento fondamentale per costruire insieme politiche efficaci, basate sull’ascolto e sulla partecipazione. Mi auguro che tutti i soggetti interessati contribuiscano attivamente a questa fase finale, affinché il Piano possa riflettere in modo concreto le esigenze dei territori e delle persone”.

Cosa prevede il Piano Sociale per il Clima

La consultazione è diretta a raccogliere i contributi e le osservazioni di cittadini, istituzioni pubbliche e private, associazioni e stakeholder riguardo le misure e gli investimenti proposti a livello nazionale. Il MASE aveva lanciato la consultazione a inizio marzo.

Gli investimenti nazionali intendono assicurare una transizione ecologica equa e inclusiva, nel quadro del nuovo sistema ETS2. Il PSC è un documento strategico che indica in che modo il governo italiano intende mitigare l’impatto socio-economico derivante dall’adozione del nuovo sistema di scambio di quote di emissione (ETS2) per gli edifici e il trasporto su strada. Il sistema ETS2 rientra nel pacchetto legislativo Fit for 55 e dovrebbe entrare in vigore nel 2027. Commissione UE ha lanciato il Fondo Sociale per il Clima (FSC) pensato appunto per compensare gli effetti dell’ETS2. Con il Piano Sociale per il Clima ciascun Paese enumera nel dettaglio le misure da realizzare con i fondi del FSC.

Edilizia Pubblica e decarbonizzazione

Per quanto riguarda l’edilizia residenziale pubblica il PSC intende sostenere l’onere del miglioramento dell’efficienza energetica dell’edilizia residenziale pubblica, a vantaggio delle famiglie, degli individui e delle microimprese vulnerabili che occupano gli edifici con le prestazioni energertiche peggiori. La misura serve a finanziare interventi di riduzione dei consumi energetici e comprende, ad esempio: impianti solari fotovoltaici dotati di sistemi di accumulo e associati a una pompa di calore; la sostituzione degli impianti di riscaldamento esistenti con impianti di climatizzazione e per la produzione di acqua calda sanitaria associati a sistemi per la produzione di calore da fonti aerotermiche, geotermiche o idrotermiche; l’installazione di impianti solari termici per la produzione di acqua calda sanitaria anche abbinati a sistemi di solar cooling.

Il reddito energetico

La misura del reddito energetico prevede la realizzazione di impianti fotovoltaici a uso domestico di potenza compresa tra 2 kW e 6 kW, anche dotati di sistemi di accumulo, solo se associati a una pompa di calore per la climatizzazione e la produzione di acqua calda sanitaria. L’obiettivo è sostenere l’autoconsumo energetico e favorire l’elettrificazione dei consumi per riscaldamento, raffrescamento, oltre che promuovere le energie rinnovabili.

Il settore dei trasporti

Per quanto riguarda il settore dei trasporti il PSC prevede incentivi alla mobilità sostenibile mirati in particolare alle aree caraterizzate da una limitata disponibilità di questo tipo di servizi, come territori ultraperiferici, zone rurali o remote, periferie meno accessibili, zone montuose o in ritardo sullo sviluppo. La copertura del finanziamento è 185 milioni di euro, da impiegare nell’arco di cinque anni (dal 2028 al 2032).

Per il trasporto integrato il PSC mira a rafforzare il trasporto pubblico e collettivo a e migliorare gli aggregatori della mobilità locale (i cosiddetti “mobility hub”), ossia i punti di interscambio. Lo scopo è agevolare l’uso integrato di diverse tipologie di trasporto combinate tra loro. Il finanziamento copre fino a un massimo del 65% dei costi operativi e include investimenti infrastrutturali funzionali alla realizzazione degli aggregatori della mobilità locale.

QUI il dettaglio della consultazione

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