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Polizze catastrofali, il rinvio va bene a tutti tranne che alle assicurazioni

Polizze catastrofali, il rinvio va bene a tutti tranne che alle assicurazioni

Proroga delle Polizze Catastrofali, l’accoglienza generale

La proroga va bene un po’ a tutti salvo che alle assicurazioni. Le compagnie temono si generi incertezza e soprattutto si interrompa il grande afflusso in agenzia di imprese che devono sottoscrivere polizze catastrofali obbligatorie. Saltato il termine imperativo, molte sono tornate ad attendere prima di aprire il borsellino, alcune hanno anche chiesto lo storno di polizze già sottoscritte. Tutti gli altri, organizzazioni di settore e d’impresa e anche ricercatori, invece, la proroga l’accolgono con favore, quasi tutti per lo stesso motivo: il tempo aiuterà a fare chiarezza in un provvedimento normativo ritenuto da tutti giusto e utile ma allo stesso tempo un po’ zoppicante e a rischio conseguenze spiacevoli.

Quali? Si va da ingiuste disparità di costo a risarcimenti che non vanno al soggetto giusto, fino alla desertificazione industriale e sociale indotta delle aree – spesso già spopolate anche a causa della fragilità del territorio – dove le polizze potrebbero costare così tanto che nessuno farebbe impresa per l’extracosto.

In un guscio di noce questo il contenuto di due giorni di audizioni alla commissione Ambiente della Camera circa la conversione in legge del decreto che proroga l’obbligo di assicurazione catastrofale delle imprese imposto dalla Legge di Bilancio 2024 al 31 marzo scorso. Che era imposto, poi è arrivato il decreto (31 marzo 2025, n. 39) che proroga i termini della norma a seconda della dimensione delle imprese.

Il termine sarà differito al primo ottobre 2025 per le medie imprese e al primo gennaio 2026 per le piccole e micro imprese.

Fermo al primo aprile il termine per le grandi imprese, per le quali sarà però differita di 90 giorni l’entrata in vigore delle sanzioni. Grandi imprese in genere dotate di cultura assicurativa e capienza economica, e che quindi in larga parte sono già assicurate.

Coinvolgimento e preparazione delle compagnie assicurative

Le audizioni, si diceva delle compagnie assicurative: non hanno apprezzato il rinvio. “La proroga per noi era meglio non farla ma ne capiamo le ragioni”, spiega in commissione Ambiente della Camera l’Associazione nazionale fra le imprese assicuratrici- ANIA. 

“La proroga consente alla fascia maggiormente esposta – le micro e piccole e medie imprese – di mettere in sicurezza le loro attività”, ma “al tempo stesso crea incertezza sull’effettiva volontà del governo di realizzare questo sistema protettivo”. L’auspicio è che “questo periodo di proroga serva non tanto ad aspettare ma che serva alle micro, piccole e medie imprese per chiedersi quali rischi aggiuntivi vanno coperti per mettere in sicurezza la loro attività”, auspica Liverani, perché “si può prorogare l’obbligo di assicurazione ma non si può prorogare l’evento catastrofico, l’emergenza rimane”.

Ciò detto, “il sistema assicurativo è pronto, le nostre associate sono già organizzate, diverse imprese attente si sono già assicurate”, spiega ANIA, riportando che “tra gennaio e marzo c’è stato un afflusso alle agenzie per assicurarsi significativo e superiore al passato”. Poi, però, “la proroga ha creato una battuta d’arresto importante per il processo, quello per cui si realizza la mutualità e si consente alle aziende di accedere all’assicurazione”, lamenta ANIA.

In tutto ciò “non parliamo di cifre esorbitanti, una microimpresa pagherà alcune centinaia euro l’anno, un costo di impresa molto contenuto, e nel tempo grazie alla mutualità e alla competizione sono cifre destinate a ridursi ulteriormente”, prosegue, “non è nemmeno difficile scegliere la polizza, parliamo di una polizza obbligatoria con caratteristiche standardizzate che coprono gran parte dei rischi”, quindi “non è difficile confrontare, quel che conta alla fine è il prezzo”.

“Soprattutto occorre ribadire con forza la certezza sui tempi e i termini di entrata in vigore” dell’obbligatorietà della polizza catastrofale “perché slittamenti ulteriori potrebbero vanificare la riforma del governo”, concorda Unipol Assicurazioni. Bene però la gradualità dell’introduzione dell’obbligo, “perché le grandi imprese hanno già una cultura assicurativa consolidata, ma bisogna costruire una corrispondente consapevolezza della necessità di assicurarsi anche tra le piccole imprese”, segnala Unipol.

Qual è il livello di coinvolgimento delle assicurazioni? “Rispetto al perimetro del provvedimento, il numero di imprese di assicurazione coinvolte è di 63 per quanto riguarda quelle vigilate dall’IVASS e di 517 per quelle vigilate da autorità estere. In totale ci sono 580 imprese che avranno l’obbligo di contrarre le polizze”, spiega l’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni- IVASS.

Al momento per le compagnie vigilate da IVASS c’è una raccolta nel ramo Cat Nat (Catastrofi Naturali, ndr) di 3,5 miliardi di euro, pari al 9,3% del ramo danni, per un totale di circa 19 milioni di contratti. “Quando il provvedimento sarà pienamente a regime i numeri saranno molto diversi”, dice IVASS, “per le imprese commerciali i dati sono un po’ più incerti, la fonte Istat parla di 4,5 milioni di imprese coinvolte, non agricole, mentre Unioncamere ha numeri più elevati del 28%, si parla di 5,8 milioni di imprese coinvolte”.  IVASS lavora a realizzare un portale informatico di comparazione, “come quello che abbiamo creato per la RcAuto”, e un ‘preventivatore’ Cat Nat, come richiesto dalla legge sulla Concorrenza.

Necessità di un Piano Strutturale per la sicurezza del territorio

Cos’è che non va, invece? Positivo il rinvio dell’obbligo di polizza catastrofale per le imprese, ma il tempo che si guadagna venga usato per chiarire gli adempimenti e le modalità, e soprattutto per ottemperare alla “necessità impellente di un piano strutturale di messa in sicurezza del territorio dal rischio idrogeologico”.

La proroga deve “servire non per deviare l’attenzione dalla problematica generale della messa in sicurezza del territorio quanto per poter rispondere a elementi che richiedono maggiore chiarezza”, dice l’Associazione nazionale costruttori edili- ANCE. In generale “siamo assolutamente a favore del sistema assicurativo fondato sulla polizza catastrofale perché il nostro è il Paese più colpito in Europa da dissesto idrogeologico e terremoti, elementi che danneggiano la nostra economia”, ricorda ANCE.

Ma si può migliorare, infatti “dove il sistema produttivo era garantito da un’assicurazione ha potuto riprendere l’attività in tempi più celeri”.

Qualcosa va fatta e anche presto. “In Italia, uno studio che abbiamo svolto con Cresme mostra che mentre le spese dello Stato per la ricostruzione da eventi sismici è rimasta costante nel tempo, non è peggiorata, negli ultimi 15-20 anni gli eventi catastrofali da dissesto idrogeologico sono più che triplicati“, avverte l’associazione dei costruttori. Quindi “la risposta attraverso le assicurazioni riteniamo la positiva per la ripresa dell’attività ma non può sostituire la necessità impellente di un piano strutturale per la messa in sicurezza del territorio dal rischio idrogeologico”.

Sulla stessa linea Legambiente, per cui “lo strumento assicurativo è interessante, ma è utile e efficace se inserito in un contesto di ragionamento più ampio sulla governance del territorio, visto l’oggetto dell’obbligatorietà, e cioè i rischi catastrofali”. La fragilità del territorio e la sua esposizione a rischi idrogeologici e sismici “è il vero tallone d’Achille del Paese” però “l’obbligo non è garanzia di successo a priori, vedasi i casi delle tasse, della RC Auto, si veda anche il divieto di costruzione in aree a rischio idrogeologico, ma questo divieto non ha impedito si costruisse in zone a rischio”.

L’associazione del cigno verde ricorda che secondo dati ISPRA in Italia 84mila imprese sono a rischio elevato di frana e 643mila a rischio alluvione. “Queste sono quelle più esposte sui cui si dovrebbe intervenire per prime, e si dovrebbe definire l’obbligatorietà indipendentemente dalle dimensioni delle aziende”, criterio attualmente scelto per scaglionare l’obbligo di polizza.

Attualmente però mancano sia la messa in sicurezza del territorio che la copertura assicurativa. “L’Italia è molto esposta alle calamità naturali, al rischio sismico e idrogeologico”. Infatti “il 40% degli edifici è in zone a rischiosità sismica media o elevata, l’80% del patrimonio edilizio è in zone a significativo rischio idrogeologico”, ma “a fronte di questo elevato rischio solo il 6% delle famiglie e il 5% delle imprese è assicurato contro calamità naturali”, avverte ANIA.

“La fascia più esposta al rischio sono le micro e piccole e medie imprese”, e “la combinazione fra questi due fenomeni fa sì che il sistema produttivo sia fortemente esposto ai rischi, comportando una fragilità del sistema e una minore competitività rispetto a partner internazionali con cui competiamo, cosa ancor più importante con i dazi decisi dall’amministrazione USA”, segnala ANIA. Quindi “si deve stare attenti a non lanciare segnali contrastanti sul mercato: la gelata di fine marzo della richiesta di polizze”, seguita alla sospensione della scadenza, “significa che la consapevolezza della necessità di proteggersi viene meno anche per il disorientamento tra obbligo e proroga”. 

Il nodo degli immobili in locazione e la contraenza delle polizze

Bene assicurarsi, dove non arriva lo Stato arriva il privato, ma le criticità ci sono. La Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa- CNA chiede chiarimenti circa i contenuti delle clausole, i beni da assicurare, con la mancanza di informazioni sui costi delle polizze che “generano molti dubbi nelle imprese”, temendo l’obbligo si trasformi “in una ennesima imposizione”. Dubbi anche sui meccanismi di risarcimento “a fronte di una minore disponibilità del governo a intervenire per ripianare danni da eventi sempre più frequenti”.

Bene la copertura da danni catastrofali perché “dovrebbe consentire la continuità aziendale” in caso di disastri, rileva Confesercenti. “Bene l’immediata liquidazione del 30% dei danni indennizzabili quando sia dichiarato lo stato d’emergenza”. Ciò detto, però, calcolando un costo di 4 miliardi l’anno da eventi catastrofali per lo Stato, con l’obbligo di polizza si realizza “un risparmio per lo Stato ma un esborso a fondo perduto per le imprese”. Circostanza che “ha una sua ragione quando lo Stato vada investire davvero in politiche di mitigazione o confinamento eventi imprevedibili”.

Confesercenti tocca un altro tema comune: tra “le criticità”, spiega, “la prima è sugli immobili in locazione, la metà degli immobili a uso imprenditoriale è in locazione, 1.5 milioni di unità immobiliari”. Dunque “se si conferma l’impostazione per cui le imprese che non sono proprietarie ma li usano sono obbligate all’assicurazione, beneficiando però dell’indennizzo i proprietari, allora i contratti di affitto vanno adeguati con una partecipazione sul costo dell’assicurazione” Confesercenti chiede quindi “una disposizione che disponga una compensazione tra canoni di affitto e canoni assicurativi”.  

“Si deve capire innanzitutto la contraenza a chi va in capo, tra locatari e affittuari, ad esempio in caso di vari affittuari di un unico proprietario, e soprattutto in caso di liquidazione: verrebbe liquidato l’assicurato che potrebbe non essere chi ha pagato il premio”, si aggiunge Confcommercio. La stessa sigla invita a “chiarire sull’abuso edilizio, perché qualunque difformità potrebbe causare la mancanza di un adeguato ristoro, per cui dobbiamo chiarire cosa è abuso edilizio e cosa no”.

Insomma, si unisce Federdistribuzione – che tra supermercati e centri commerciali vede diverse forme di locazione – è importante “capire quali sono i soggetti obbligati in caso di locazione affitto noleggio. Per il MIMIT il soggetto tenuto a assicurarsi è chi utilizza il bene, ma le criticità emergono nel caso il bene sia utilizzato sia dal locatario che dall’affittuario. In queste fattispecie non è chiaro chi sia tenuto all’obbligo”. Il rischio è che chi è in affitto usando il bene sia tenuto a stipulare e pagare la polizza, e poi in caso di evento catastrofale il risarcimento vada al proprietario, che già riceve l’affitto e che magari non userà il risarcimento per ripristinare il bene, rendendo impossibile la ripresa e prosecuzione dell’attività economica dell’affittuario.

Specificità per le cooperative e il settore della pesca

Torna sui temi economici l’Alleanza delle Cooperative. “In generale è mancata all’inizio una valutazione dell’impatto economico su piccole e medie imprese. Noi – segnala – abbiamo cooperative sociali e piccole cooperative. Sarebbe stato il caso di calibrare l’intervento valutando gli impatti economici”. Poi nel caso specifico delle cooperative c’è un problema ulteriore “legato alla proprietà beni da assicurare, lo hanno detto in tanti. Noi aggiungiamo tutto il tema delle nostre cooperative che lavorano attraverso la concessione di beni pubblici, il che crea un problema di assicurazione. È un aspetto da definire, si deve chiarire l’esclusione dei beni pubblici dal perimetro assicurativo dell’impresa. Gli asili nido sono un caso che evidenzia efficacemente il problema”.

Allo stesso tempo si dovrebbe “chiarire l’esclusione dall’obbligo delle imprese della pesca dalla norma, le mareggiate sono difficilmente assicurabili”, e in futuro ce ne saranno sempre di più.

Il perimetro degli eventi catastrofali assicurabili

Dalle audizioni dei soggetti interessati dall’obbligo di polizza catastrofale emerge un altro problema, quello degli eventi che le assicurazioni non assicurano (e che ricadono nell’obbligo dello Stato di tutelare territorio, imprese e cittadini). Alcuni casi sono particolari.

Federalberghi punta il dito contro “il perimetro degli eventi catastrofali. La legge fa un’enunciazione di massima, poi l’interpretazione delle aziende assicurative lascia scoperti, paradossalmente, i casi che avrebbero più bisogno di tutela. Esclude le bombe d’acqua, ad esempio, o il nubifragio. Nel documento ANIA dicono che non sono coperti, eppure sono uno dei problemi principali”.

Poi il caso Venezia. “Un albergo di Venezia si deve assicurare, rispettiamo il principio”, riconosce Federalberghi, ma “un nodo cruciale riguarda proprio le catastrofi provocate dal mare, su cui l’attuale normativa non offre una protezione adeguata: le esondazioni a cui Venezia è soggetta sembra non rientrino tra gli eventi coperti, così come i maremoti”. Poi il bradisismo di Pozzuoli, “i terremoti sì e quello no? Perché non è repentino? Il maremoto, poi, è causato da terremoti in mare o da frane sottomarine, ma non è assicurato, anche questo è un errore, chiediamo si faccia chiarezza”.

Sulla stessa linea il CNR per il quale “andrebbe esplicitato con maggiore chiarezza cosa si intende per sisma, alluvione, frana, esondazione”, perché ognuno ha conseguenze diverse e anche i sismi non sono tutti uguali e hanno fasi con diverse dinamiche a livello di danni. Sarà utile una microzonazione sismica, auspica il CNR, affermando: “condividiamo pienamente il rinvio” perché “i nuovi termini indicati possono essere utilmente impiegati per rendere più trasparenti e chiare alcune definizioni”.

Ad ogni modo è sempre il denaro che fa le regole. “Si deve capire come regimentare e calmierare i prezzi, serve un tetto al prezzo delle polizze o il sistema non tiene”, avverte Federalberghi parlando di “pecore affidate al lupo”, le compagnie assicurative. Sulle polizze grava un’imposta del 22-25%. Se la misura dell’obbligo è solidale, allora anche lo Stato faccia la sua parte rinunciando a questo introito. Lo si prevede già per le catastrofali delle abitazioni, si adegui con quelle delle imprese”, chiedono gli albergatori, e non solo loro, stessa richiesta da CONFAPI per la quale la leva fiscale “potrebbe anche alimentare un fondo, mentre potrebbe essere prevista anche la copertura SACE del rischio residuo”. Si unisce Confcommercio: “come sistema chiediamo l’esenzione, la non applicazione o l’uso dei fondi raccolti per il mondo dell’impresa, anche costituendo un apposito fondo”.

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