
“Flessibilità”: questa la richiesta corale delle sigle del settore gas in audizione alla Camera sulla proposta di modifica del regolamento Ue 2017 /1938 per quanto riguarda il ruolo dello stoccaggio del gas nell’assicurare l’approvvigionamento di gas prima della stagione invernale.
Il mercato è cambiato, si è invertita l’equazione prezzi bassi d’estate e alti d’inverno. Il metano costa troppo anche nella bella stagione e chi opera nel settore stoccaggio gas quando deve riempire vuole la libertà di trovare le condizioni economicamente migliori. Una richiesta a supporto tanto delle misure di sicurezza energetica, per garantire la disponibilità di metano, quanto a tutela delle bollette dei consumatori sulle quali si scaricherebbero gli extracosti.
Flessibilità su tutto: tempi, livelli di riempimento, arco temporale delle operazioni, scelta dei fornitori più convenienti. Lo stoccaggio ha anche una funzione chiave nel bilanciare la domanda invernale, modulata stagionalmente, bilanciando offerta e prelievi. Si riempie d’estate quando il gas costa meno e si svuota d’inverno quando costa di più, ma il rapporto si è invertito. La funzione di stabilizzazione dei prezzi gas in tal modo non è più possibile. Un ruolo di stabilizzazione dei prezzi offerto dagli stoccaggi che è importante quanto la sicurezza delle forniture.
Rispetto al riempimento degli stoccaggi in ambito UE ARERA propone di “segnalare alle istituzioni europee preposte l’opportunità di prevedere per ogni Stato membro adeguati margini di flessibilità per raggiungere gli obiettivi di riempimento al 90%, consentendo di deviare dallo stesso in caso di condizioni di mercato che ne rendano oneroso il conseguimento”, dice alla commissione Politiche Ue della Camera Stefano Besseghini, presidente dell’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente. “Può essere utile anche considerare l’opportunità di allentare i termini temporali per il raggiungimento dell’obiettivo di riempimento, oggi fissato al 1° novembre, estendendolo all’intervallo temporale compreso tra ottobre e dicembre, in modo da offrire ulteriori margini che consentano superare specificità dei diversi mercati”, aggiunge.
Rispondendo alle domande dei commissari Besseghini reitera l’auspicio circa l’introduzione di “elementi di flessibilità” che “servono a minimizzare i costi dell’operazione di riempimento”, anche se su questi “ora si vede una minore incidenza dell’inversione dei prezzi estate-inverno, che è un vulnus alla capacità di riempimento”. È così, precisa il presidente ARERA, perché “maggiore flessibilità possibile vuol dire prendere tutte le possibilità che si offrono nel momento in cui si presentano, rispettando la curva di riempimento” degli stoccaggi. La proroga delle norme sul riempimento al 2027 proposta dalla Commissione “trova collocazione ovvia nel contesto geopolitico e nella volatilità dei prezzi dall’autunno dello scorso anno, con preoccupanti picchi prezzo sul mercato europeo già a metà febbraio 2025”, spiega il presidente ARERA, “in questo contesto la Commissione UE ritiene che il quadro normativo per conseguire l’obiettivo di riempimento al 1° novembre 2025 dovrà essere abbastanza flessibile nella stagione di riempimento in modo da reagire rapidamente alle condizioni mercato e soprattutto sfruttare le migliori condizioni di prezzo”.
Dunque, “gli obiettivi di riempimento intermedi diventano indicativi e potranno essere modificati, così da fornire flessibilità ai partecipanti al mercato, evitando sollecitazioni e distorsioni”, rileva. Nelle discussioni è stata “posta in luce l’esigenza di diversi Stati membri di introdurre elementi di flessibilità” con “obiettivi intermedi non cogenti ma indicativi.
L’Europarlamento ha avviato l’esame del dossier, con approvazione attesa per il prossimo giugno”. Alla luce di tutto ciò, “appare condivisibile l’approccio di ampliare gli attuali margini di flessibilità riconosciuti dall’UE al fine di poter considerare specifiche condizioni mercato che rendono giustificabile una deviazione dalla traiettoria di riempimento, contemperando gli obiettivi di economicità del sistema con la sicurezza delle forniture”, prosegue Besseghini. “Gli stessi vincoli fanno sì che il gas iniettato per ragioni di sicurezza, e non necessario a normali condizioni di mercato, in inverno, creerebbe condizioni di mercato lungo nel periodo invernale e può essere esso stesso causa dell’inversione di prezzo estate-inverno che rende meno economico il riempimento e costringe a misure onerose”, avverte.
“Bene le indicazioni del Consiglio UE” sulle modifiche al regolamento sugli stoccaggi gas, condividendo il passaggio “da 90% a 80% non come obiettivo ma come soglia minima, per rendere meno teso il mercato e evitare un aumento prezzi per la spinta a raggiungere livelli elevati” di riempimento. Bene anche “estendere la finestra riempimento fino a dicembre” e la disposizione di “obiettivi intermedi indicativi e non vincolanti, per non legare troppo il mercato”. Così Piergiacomo Sibiano, vicepresidente dell’Associazione italiana di grossisti di energia e trader- AIGET.
Si dovrebbero anche “considerare eventuali deroghe in relazione alle diverse velocità riempimento degli stoccaggi, soprattutto per i sotterranei dove abbiamo una minore velocità di iniezione rispetto ad altri Paesi”, questa caratteristica “va considerata e non vanno dati tempi molto stretti”. Bene anche “non estendere a tutto il 2027 la proroga del regolamento per far tesoro di ciò che succede questo anno e evitare di cristallizzare norme per due anni che rischiano di risultare inadeguate”. Sarà il caso infine di “accelerare sul processo di approvazione del Regolamento, per dare regole certe al mercato”. Non si dovrebbe “cristallizzare” la situazione perché nel mondo del gas le cose cambiano, ultimamente in modo veloce e repentino. “Il 2025 è un anno significativamente diverso dal 2024″ per il gas, spiega Sibiano, “guardando al mercato del gas la differenza è significativa rispetto all’anno scorso”, per fare un esempio “con riferimento a inizio febbraio eravamo a 58 euro MegaWattora nel 2025, nel 2024 eravamo sui 22 euro MWh”. Questo è “un anno particolare per tre cose”, elenca il vicepresidente AIGET: “il clima, quest’anno l’inverno è stato più freddo e questo ha impatto su domanda e prezzo; poi non abbiamo più flussi di gas dalla Russia e ancora c’è qualche ritardo su progetti di impianti di liquefazione degli esportatori, principalmente USA; quest’anno abbiamo una fase in cui il prezzo del gas nel periodo estivo è superiore al prezzo nel periodo invernale, questo rende le condizioni economiche difficili per gli operatori nel procedere con lo stoccaggio”.
“La proposta della Commissione europea si limita a prorogare alla fine del 2027 il regolamento vigente: non è stata ben accolta dagli Stati membri perché il contesto è cambiato”, concorda Marta Bucci, direttrice generale di Proxigas, l’associazione di riferimento del settore gas da 79 anni appartenente a Confindustria. “C’è una grande variabilità degli scenari che impone la necessità di introdurre maggiore flessibilità nel regolamento, tanto che si sta lavorando a un testo di compromesso con elementi di flessibilità che ci vedono favorevoli”.
Tra questi “target intermedi non vincolanti ma indicativi, flessibilità sui target finali di riempimento da raggiungere tra ottobre e dicembre e non più al 1° novembre, dare possibilità agli Stati membri di rivedere il target finale”. In questo quadro “auspichiamo tempi brevi” per l’iter europeo della proposta di Regolamento, “sperando sia specificata la tempistica per la flessibilità e che ci sia una riflessione sulla possibilità della proroga di un anno per il nuovo regolamento per consentire un intervento strutturale alla luce del nuovo contesto”, puntando a contemperare le esigenze di “sicurezza delle forniture evitando tensioni sul prezzo con costi eccessivi per la comunità”.
In tutto ciò “Lo stoccaggio è essenziale per bilanciare la curva di domanda invernale, nei mesi freddi abbiamo picchi di consumo che non potrebbero essere soddisfatti da produzione nazionale e importazione, che vengono superate dalla domanda invernale”, segnala la dg Proxigas. “Essendo essenziale per bilanciare la domanda gas è corretto guardare le evoluzioni possibili della domanda nazionale”, rileva Bucci, “nel 2024 si è assestata a 62 miliardi di metri cubi, in lieve aumento rispetto al 2023. I primi mesi del 2025 confermano il trend con una crescita della domanda più sostenuta dell’8%, che potrebbe a fine anno portare un incremento consistente della domanda”.
Ecco che si verifica il ruolo da “elemento bilanciatore dei consumi invernali degli stoccaggi”, segnala la dg Proxigas, “e il gas bilancia anche altre variabilità, come quelle climatiche nel settore civile, con riscaldamento e raffrescamento, ma anche la produzione elettrica da rinnovabili con la loro variabilità, poi la variabilità della domanda industriale legata a fattori politici o geopolitici”. Quest’anno “ci apprestiamo a riempire lo stoccaggio con uno sforzo importante, perché la quantità da reiniettare è significativa”, e “immettere gas significa immobilizzare un valore importante, ecco perché servono misure per facilitare il riempimento e rendere conveniente il differenziale di prezzo tra estate e inverno”.
Flessibilità per tutti, dunque. Ma come siamo messi con gli stoccaggi in Italia? A il punto Gaetano Mazzitelli, Chief Commercial & Regulatory Officer di SNAM, presidente e managing director di Infrastrutture Trasporto Gas. “Nell’ultimo anno termico abbiamo avuto un processo di riempimento dello stoccaggio molto buono”, spiega alla Camera, “siamo partiti ad aprile 2024 con un livello record di scorte di stoccaggio, raggiungendo il 99% nell’ottobre 2024 di disponibilità di riserve. Da lì è cominciato lo svuotamento, che quest’anno è stato più intensivo rispetto agli anni precedenti, per varie motivazioni. La prima è che l’inverno ha avuto una condizione climatica più fredda degli ultimi due anni termici. Un altro effetto che ha causato un uso intensivo delle scorte gas, in particolare da parte del termoelettrico per via di un minore import elettrico dall’estero e minore disponibilità di produzione rinnovabile. Poi ci sono le dinamiche di prezzo, con prezzi sul mercato che incentivavano lo svuotamento. Ecco perché si è registrato uno svuotamento più marcato, ma nonostante ciò il livello di scorte registrato a fine anno termico, il 31 marzo, è stato comunque alto, parliamo di circa il 43%, più alto della media europea del 34% circa, mentre l’Italia grazie al suo profilo di svuotamento ha avuto riserve di stoccaggio più alte”.
Le procedure di asta condotte nei giorni scorsi “hanno consentito l’allocazione del 90% delle capacità di stoccaggio complessivo. Questa è una buona notizia per la sicurezza, perché abbiamo venduto una quantità di spazio in linea con le disposizioni europee in discussione”, spiega Mazzitelli. “Questo vuol dire che c’è una necessità di riempimento degli stoccaggi per il prossimo inverno stimata in circa 10 miliardi di metri cubi, che si vanno ad aggiungere ai consumi nazionali e dovranno provenire prevalentemente da importazione”. Sul fronte dell’import “i flussi di GNL dovranno dare un contributo significativo, l’entrata in servizio da marzo 2025 della FSRU a Ravenna darà un contributo essenziale”, dice il rappresentante di SNAM.