
Dopo i 2 round di semplificazioni sulla reportistica per la sostenibilità d’impresa del 26 febbraio, il 14 maggio la Commissione europea dovrebbe adottare il 3° pacchetto di semplificazioni normative, noto come Omnibus. Tra le novità più attese c’è una (ennesima) revisione della Politica Agricola Comune (PAC). Questa volta con l’obiettivo di alleggerire gli oneri burocratici per agricoltori e amministrazioni, semplificando gli adempimenti e aumentando la flessibilità nell’attuazione delle misure ambientali. Vediamo cosa cambierebbe concretamente con queste semplificazioni PAC e quali potrebbero essere le conseguenze.
Le misure di semplificazione PAC sono contenute in un documento interno della Commissione UE, anticipato dal portale Euractiv. Prima della presentazione ufficiale il mese prossimo, queste misure potrebbero ancora essere modificate.
Meno vincoli ambientali, più autonomia per i Ventisette
Uno dei punti più controversi delle nuove semplificazioni PAC riguarda la possibile eliminazione di 2 disposizioni legislative che oggi obbligano gli Stati membri ad aggiornare i propri Piani Strategici della PAC in base alle nuove normative ambientali e climatiche europee.
In pratica, se questa modifica sarà confermata, la PAC potrà essere disaccoppiata dall’evoluzione del Green Deal, lasciando agli Stati maggiore margine per decidere come (e se) integrare nuovi obiettivi ambientali.
Secondo il documento interno della Commissione, questo rappresenta una scelta politica delicata, poiché potrebbe minare l’integrazione tra agricoltura e sostenibilità ambientale, che era uno degli assi portanti della riforma PAC del 2021.
Revisione degli standard ambientali obbligatori (GAEC)
Il pacchetto Omnibus interviene anche su alcuni degli standard GAEC (Good Agricultural and Environmental Conditions), criteri vincolanti per ottenere i pagamenti diretti della PAC. Ossia, uno dei pilastri “verdi” della politica agricola comune.
Tra le novità:
- GAEC 2 – Zone umide e torbiere: oggi la normativa impone la protezione di questi ecosistemi, fondamentali per lo stoccaggio del carbonio. Il nuovo pacchetto darebbe maggiore discrezionalità agli Stati nel definire le pratiche da applicare, e prevederebbe incentivi economici per i coltivatori che le adottano. In particolare, si permetterebbe agli Stati di seguire la legislazione nazionale e non quella UE per quanto riguarda i livelli di protezione di questi ecosistemi.
- GAEC 1 – Prati permanenti: attualmente, la superficie di prato permanente non può diminuire di oltre il 5% rispetto al 2018. La proposta prevede di alzare la soglia al 7% (o al 10%), accogliendo le richieste di alcuni Stati membri (come Irlanda e Lettonia) in difficoltà nel rispettare l’attuale limite.
Semplificazioni PAC: meno ispezioni, solo 1 l’anno
Il documento prevede anche una razionalizzazione (riduzione) dei controlli sul campo: ogni azienda agricola dovrebbe essere soggetta a non più di un’ispezione di conformità all’anno.
Se da un lato questa misura intende ridurre il carico amministrativo sui produttori (che lo chiedevano a gran voce), dall’altro la stessa Commissione ammette che potrebbe indebolire i sistemi di governance e controllo, riducendo l’effetto deterrente dei controlli e creando difficoltà nella verifica delle aziende che ricevono fondi su più linee di finanziamento.
Un sostegno mirato ai giovani agricoltori
Tra le misure non controverse e sicuramente positive, il pacchetto include anche agevolazioni per i giovani agricoltori, sotto forma di finanziamenti per investimenti strutturali, pensati per aiutarli ad adeguarsi agli standard normativi richiesti. Anche questa richiesta era spinta da tempo dalle rappresentanze europee degli agricoltori per favorire il ricambio generazionale.
Un cambio di rotta?
In ogni caso, le modifiche proposte segnano l’ennesimo cambio di rotta rispetto all’approccio “green” che aveva caratterizzato la riforma PAC 2023. Le prime picconate alla PAC erano arrivate in risposta al crescente malcontento del mondo agricolo europeo, che aveva animato proteste diffuse proprio in concomitanza con il delicato passaggio delle ultime elezioni comunitarie, tra 2023 e 2024.