
di Alessandro Petrone
Triplicare la capacità globale delle rinnovabili entro il 2030, come è stato deciso da quasi 200 paesi alla 28a conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP28) del 2023, richiederà, secondo l’IEA, (Agenzia Internazionale per l’Energia), fino a 600.000 km² di terra utilizzata per impianti solari fotovoltaici su scala industriale ed eolici onshore, entro il 2030, e 2 milioni di km² entro il 2050.
Contestualmente, la domanda globale di minerali critici per la transizione energetica — come litio, rame, grafite, nichel, cobalto e terre rare — è destinata a crescere di oltre cinque volte entro il 2030, aumentando la pressione sull’uso del suolo per attività estrattive. In parallelo, il quadro globale per la biodiversità Kunming-Montreal prevede di destinare alla conservazione il 30% delle terre emerse, pari a 20 milioni di km²: un’area superiore all’intero continente sudamericano.
Questo implica la necessità di una pianificazione strategica per evitare che energie rinnovabili e biodiversità entrino in conflitto per l’uso del suolo. L’espansione di eolico e fotovoltaico, oltre alle miniere per minerali critici, può compromettere ecosistemi fragili.
Per valutare queste sovrapposizioni, l’IEA ha sviluppato il modello Renewable Energy and Land-Use Model (REALM). Questo strumento integra 15 dataset globali su potenziale solare, eolico, risorse minerarie e biodiversità. REALM consente di individuare aree a rischio di conflitto tra energie rinnovabili e biodiversità, supportando la selezione di siti ad alta resa energetica ma a basso impatto ecologico. Il modello non fornisce raccomandazioni normative, ma offre uno strumento replicabile per la pianificazione in ogni contesto nazionale.
Energie rinnovabili e biodiversità: il caso del Canada
Il Canada è stato scelto come caso studio per testare il modello REALM. Il Paese dispone di 1,2 milioni di km² idonei per fotovoltaico ed eolico. Per raggiungere gli obiettivi climatici 2050 servirebbero solo 15.000 km², ovvero l’1% di tale superficie. Inoltre, le aree ad alta biodiversità non si sovrappongono per oltre un milione di km² con le zone ottimali per lo sviluppo energetico o minerario. Questo dimostra che energie rinnovabili e biodiversità possono coesistere senza compromessi.
Nonostante le potenzialità, il 40% della capacità eolica e fotovoltaica in costruzione in Canada si trova in aree non protette ma di alto valore ecologico. Anche il 35% delle risorse minerarie per la transizione energetica ricade in zone ad alta biodiversità. Il REALM evidenzia come strumenti di pre-screening ambientale e incentivazione allo sviluppo su brownfield possano ridurre il conflitto tra energie rinnovabili e biodiversità. Anche la co-location con l’agricoltura può minimizzare l’uso netto del suolo.
Una sfida globale
L’espansione delle energie rinnovabili e la protezione della biodiversità richiedono un forte coordinamento nella pianificazione del territorio. L’IEA suggerisce che il modo più efficace per evitare danni irreversibili è anticipare le valutazioni ambientali. Il modello REALM offre una base per integrare le esigenze di decarbonizzazione con la conservazione. L’analisi dimostra che, con strumenti adeguati e decisioni informate, è possibile raggiungere entrambi gli obiettivi.
Secondo l’IEA, il Canada può raggiungere sia il target di zero emissioni sia quello di tutela del 30% del territorio. La chiave è la scelta dei siti, l’uso di dati aperti e la collaborazione con comunità locali e indigene. Il modello è pensato per essere esteso ad altri Paesi, soprattutto nei contesti in cui la pianificazione territoriale è ancora debole. La convivenza tra energie rinnovabili e biodiversità è tecnicamente possibile: la sfida è renderla anche politicamente e socialmente sostenibile.
A questo link è possibile consultare e scaricare lo studio completo.