
Il costo del capitale nel settore energetico continua a rappresentare una delle principali barriere allo sviluppo delle energie pulite nei Paesi emergenti e in via di sviluppo (EMDE). È quanto emerge dall’edizione 2025 del “Cost of Capital Observatory”, l’analisi lanciata dall’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) in collaborazione con il World Economic Forum, l’Imperial College di Londra e l’ETH di Zurigo. Nonostante nel 2024 gli investimenti energetici globali abbiano superato i 3.000 miliardi di dollari, solo il 25% è stato destinato ai Paesi in via di sviluppo, Cina esclusa.
Investimenti frenati da rischi normativi, politici e valutari
Secondo i dati raccolti dall’Osservatorio – che ha ampliato la copertura geografica e tecnologica coinvolgendo 1.700 progetti – il costo del capitale per solare, eolico e batterie nei Paesi emergenti è almeno doppio rispetto alle economie avanzate. In alcuni mercati supera anche il triplo. Questo è il risultato di un mix di fattori: rischi normativi, instabilità politica, fragilità dei mercati valutari e scarsa bancabilità dei progetti. Il rischio regolatorio è considerato il principale ostacolo in quasi tutti i mercati analizzati. Seguono i timori legati a debitori pubblici inadempienti e alle difficoltà nei permessi o nella connessione alla rete.
L’IEA evidenzia come in Africa e nel Sud-Est asiatico il rischio politico sia ancora molto presente, a differenza di Paesi come India e Brasile dove, grazie a politiche più stabili, il costo del capitale nel settore energetico è sceso sensibilmente negli ultimi anni.
Perché il costo del capitale nel settore energetico è così importante
Il “costo del capitale” rappresenta il rendimento minimo che un investitore si aspetta da un progetto per considerarlo conveniente. Include due componenti: il costo del debito (interessi su prestiti e obbligazioni) e il costo del capitale proprio (rendimento richiesto dagli azionisti).
Nel settore energetico, soprattutto per le rinnovabili, questo indicatore è cruciale. Progetti solari, eolici o idroelettrici hanno costi iniziali molto elevati ma spese operative contenute. Il successo finanziario dipende quindi in gran parte da quanto costa ottenere i fondi. Se il tasso è troppo alto, il progetto non è realizzabile. In sostanza, un impianto solare che in Europa costa il 6% all’anno in finanziamento, in Africa o Asia può costare il 12%, rendendolo meno competitivo e più difficile da realizzare.
Divergenze nei tassi e previsioni incerte per il 2025
Dopo anni di tassi alti a causa della crisi energetica e post-Covid, il 2025 si apre con segnali di distensione. Tuttavia, l’incertezza macroeconomica pesa ancora molto sui mercati emergenti. Il nuovo rapporto IEA mostra che solo il 25% degli investitori prevede un calo del costo del capitale nel proprio mercato di riferimento, mentre oltre la metà si aspetta ulteriori aumenti. Le aspettative risultano quindi molto più divergenti rispetto all’edizione 2023, quando il 90% prevedeva un rialzo.
La stabilizzazione è ostacolata da fattori come i tassi d’interesse ancora elevati negli Stati Uniti e la ridotta disponibilità di strumenti finanziari per coprire il rischio di cambio. In molti Paesi, i progetti energetici sono finanziati in dollari o euro, ma generano ricavi in valuta locale. Questo espone gli sviluppatori al rischio di svalutazione, che può aumentare le probabilità di insolvenza.
Accumuli e solare: un binomio in espansione ma sotto pressione
Un altro dato rilevante emerso dal rapporto riguarda i sistemi di accumulo a batteria. Nei Paesi emergenti, il costo del capitale per questi impianti è simile a quello degli impianti solari stand-alone. Questo riflette il crescente interesse per soluzioni ibride che combinano produzione e stoccaggio. L’accoppiata solare + batterie permette di fornire energia rinnovabile anche nelle ore serali, rendendo il sistema più stabile e competitivo.
Negli ultimi dieci anni, i costi delle batterie sono diminuiti di oltre due terzi grazie a ricerca, innovazione e produzione su larga scala. Tuttavia, l’accesso ai finanziamenti resta il principale ostacolo per una diffusione rapida in Africa, Asia e America Latina. Il potenziale tecnologico c’è, ma i vincoli finanziari ne limitano l’implementazione.
Riforme urgenti e strumenti finanziari innovativi
Ridurre il costo del capitale nel settore energetico nei Paesi in via di sviluppo è quindi una condizione necessaria per accelerare la transizione energetica globale. L’IEA ha proposto una serie di raccomandazioni, discusse anche durante la Ministeriale del 2024 e riprese dal G20 a guida brasiliana. Tra le soluzioni: garanzie pubbliche, strumenti di derisking, riforme dei mercati elettrici, partenariati pubblico-privati, e meccanismi di procurement trasparenti.
Al momento, però, l’ambiente dei finanziamenti allo sviluppo è sotto pressione. Molti grandi donatori hanno ridotto i propri impegni e la disponibilità di fondi agevolati è limitata. L’Osservatorio proseguirà nel fornire dati aggiornati e strumenti per aiutare governi e investitori a prendere decisioni informate.
Senza una riduzione strutturale del costo del capitale nel settore energetico, la decarbonizzazione globale rischia di lasciare indietro proprio i Paesi che ne hanno più bisogno. E con essi, miliardi di persone.