
La preoccupazione c’è. E’ palpabile. Dal Parlamento europeo, le parole di Ursula von der Leyen suonano chiare: “Non vogliamo lo scontro, ma siamo pronti”. Dal 2 aprile, infatti, hanno inizio le misure protezionistiche di Donald Trump, i dazi. E nonostante il timore di molte aziende europee ed italiane, la presidente della Commissione Ue, sottolinea: “L‘Europa non ha iniziato questo scontro. Riteniamo che sia sbagliato”, ma ci proteggeremo con “contromisure molto decise, se necessario”. Insomma, la situazione è molto più che tesa.
Dazi del 25%
Da domani, scatterà l’aumento “del 25% dei dazi sulle importazioni di acciaio, alluminio, automobili e componenti per auto. I prossimi settori ad affrontare i dazi saranno i semiconduttori, i prodotti farmaceutici e il legname” sottolinea la politica, che non nega le difficoltà: “Ci sono gravi problemi nel mondo del commercio“, perché i dazi “peggiorano le cose, non le migliorano…alimenteranno solo l’inflazione“. Quali conseguenze? Aumento dei prezzi dei beni, burocrazia doganale e “posti di lavoro” tuona von der Leyen.
Dazi Trump, come risponderà l’UE?
Bruxelles punta ad una strategia basate sue tre pilastri: apertura ai negoziati, relazioni commerciali diversificate e rafforzamento del mercato unico comunitario.
“Siamo aperti ai negoziati. Affronteremo questi negoziati da una posizione di forza. L’Europa ha molte carte in mano” ha detto von der Leyen, parlando di un’ampia strategia europea in cui “continueremo a diversificare le nostre relazioni commerciali con altri partner” e a rendere più forte il “mercato unico”.
E l’Italia?
A parlare della difficile situazione che si profila all’orizzonte è il ministro degli esteri Antonio Tajani, convinto che gli americani non siano “autolesionisti” e che sottolinea la prontezza di “un piano d’azione per esplorare nuovi mercati“. Ma è fondamentale “mantenere aperto sempre il dialogo perché una guerra di dazi non fa bene. Avrebbe effetti deleteri sul settore auto, sull’inflazione, sul settore farmaceutico“.
Pressing di Ford, Stellantis e GM sui dazi
Intanto le case automobilistiche statunitensi stanno facendo un ultimo tentativo per frenare l’amministrazione Trump sui dazi, secondo un’agenzia di Bloomberg, che cita fonti a conoscenza della questione. Ford Motor, General Motors e Stellantis, (non è casuale la visita di John Elkann alla Casa Bianca) stanno facendo pressing affinché escluda alcuni componenti per auto a basso costo dai dazi pianificati. Il Presidente Donald Trump però ha riferito ai cronisti che l’incontro con il numero 1 di Stellantis ha riguardato la normativa ambientale e di voler ripristinare standard meno rigidi sulle emissioni delle auto, tornando “probabilmente agli standard del 2020“.