
Il ricorso a buone pratiche di economia circolare contribuisce a ridurre il consumo di materie prime. E a far risparmiare nella produzione. Il problema però, è che nella fase di sviluppo di un qualsiasi prodotto, specie i più complessi, come un camion elettrico, non è semplice poter prevedere i benefici economici e ambientali futuri. Infatti, è complesso collegare le decisioni progettuali iniziali che riguardano ogni singolo componente con operazioni di recupero successive.
Costi più bassi e diminuisce consumo materie prime
Uno studio realizzato dal Royal Institute of Technology di Stoccolma, ha sviluppato un modello di fattibilità, testando un mezzo pesante elettrico, un camion del Gruppo Scania. I risultati hanno dimostrato quanto sia importante, e redditizio per le aziende, investire in fase di progettazione. Con uno sforzo economico pari al 10,6%, può si può ridurre il costo medio di una macchina elettrica del 18,6%. La domanda di materie prime del 14,7% e l’impatto ambientale in media del 38,7%. Tre valori, tutti e 3 positivi per chi produce e per l’ambiente.
Risparmio del 15% sui minerali vergini e terre rare
Nel dettaglio, la pubblicazione scientifica svedese ha evidenziato che i costruttori di veicoli elettrici potrebbero ridurre la loro domanda di materiali. Tra cui minerali vergini delle terre rare, di quasi il 15% rifabbricando e riutilizzando i componenti. Questo, ovviamente, facendo simulazioni dell’intero ciclo di vita dei componenti del motore di un EV.
Inoltre, le simulazioni hanno dimostrato che l’80% della massa di acciaio elettrico per i motori elettrici potrebbe essere incanalato verso la rigenerazione o il riutilizzo. Mentre il restante 20% potrebbe essere incanalato verso il riciclaggio. Analogamente, il 60% dei magneti e il 56% dell’acciaio normale potrebbero essere indirizzati verso la rigenerazione e il riutilizzo. Il resto potrebbe essere riciclato.
Risultati buoni, ma servono innovazioni
Gli studiosi, pur soddisfatti degli incoraggianti risultati della ricerca sono convinti, che siano necessarie innovazioni significative nella progettazione. Ed anche nella modellazione degli impatti economici e ambientali di queste innovazioni. Il modello consente ai produttori di avere delle rappresentazioni dettagliate e accurate di sistemi di produzione complessi, dalle azioni più piccole agli eventi di livello macro. Ad esempio, per produrre i potenti magneti dei motori elettrici sono necessari elementi delle terre rare come il neodimio, il praseodimio e il disprosio.
Grazie alla simulazione, si potrebbe regolare l‘attività di fornitori, produttori e riciclatori, in modo che un produttore possa prevedere la disponibilità di tali materiali. Addirittura si può simulare anche la logistica del trasporto di materiali e componenti. “Scalando le pratiche circolari, l’industria automobilistica potrebbe soddisfare fino al 70% della futura domanda di neodimio per i veicoli elettrici entro il 2050”, afferma Perez, uno degli autori dello studio.