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Marevivo, da 40 anni dalla parte del mare

Marevivo, da 40 anni dalla parte del mare
Un frammento in salute di Cladocora caespitosa, un corallo del Mediterraneo (Foto Marevivo)

Il mare non è solo turismo, è una fonte indispensabile di vita

Da quattro decenni la Fondazione ambientalista Marevivo è in prima fila in difesa del mare e della sua biodiversità con battaglie, campagne di informazione, educazione ambientale nelle scuole, richieste alle istituzioni. Eppure è ancora difficile far passare un concetto fondamentale: il mare è una fonte indispensabile di vita, se muore il mare finisce la vita sul Pianeta.

Rosalba Giugni, presidente di Marevivo, ripercorre con noi quarant’anni di storia della Fondazione ambientalista.

Il mare è ancora la cenerentola dell’ambiente

Marevivo nasce nel 1985 dall’intuizione e dalla volontà di due donne che amano il mare e si battono per la sua difesa da una posizione super partes. Dopo 40 anni come è cambiato lo scenario?

È radicalmente cambiato. Prima avevamo un ministero del mare, ovvero quello della Marina Mercantile accorpava tutti i temi che riguardavano il mare. Purtroppo è stato soppresso nel 1993, e da allora tutte le varie istanze relative al mare sono state spezzettate tra i vari ministeri.

Nel frattempo, però, fu istituito il Ministero dell’Ambiente che si occupava in parte anche del mare. Quando Alfonso Pecoraro Scanio divenne ministro, lo trasformò in Ministero dell’Ambiente e del Mare.

Il mare è sempre stato la cenerentola dell’ambiente: ci si può buttare di tutto, si può depredare. Desta interesse solo dal punto di vista turistico: d’estate si va al mare, ci si abbronza, si mangia il pesce.

Mai nessuno lo ha considerato una fonte indispensabile di vita per tutti gli esseri del Pianeta: se muore il mare, moriamo tutti. È un concetto che ancora fatichiamo a far passare.

In quarant’anni abbiamo fatto di tutto, dalle battaglie alle campagne di informazione fino all’educazione ambientale nelle scuole. Mi piace pensare che, nonostante tutto, abbiamo sempre avuto una buona stella dalla nostra parte: ci ha guidato la nostra madre mare.

Rosalba Giugni, presidente di Marevivo

La battaglia per istituire le aree marine protette

Quando Marevivo ha iniziato le sue battaglie nessuno ne comprendeva la reale portata.

Sicuramente abbiamo precorso i tempi parlando di cose di cui non parlava nessuno. Sembravamo dei visionari, siamo stati i primi a pulire le spiagge. Sui giornali ci definivano casalinghe del mare, che toglievano la plastica solo perché era antiestetica. Nessuno, però, aveva capito la portata del problema e il valore dell’ambiente.

Ci siamo battuti per istituire le aree marine protette e per creare una coscienza comune. Anche al Cairo, alla conferenza per i 50 anni della Convenzione di Barcellona, abbiamo riportato l’attenzione sull’importanza dei parchi interfrontalieri: possiamo salvare il Mediterraneo solo se riusciamo a difendere non dei piccoli tratti di mare, ma dei grandi territori.

La campagna 30×30 sostenuta dalle Nazioni Unite e da una coalizione di oltre 100 Paesi ha l’obiettivo di proteggere entro il 2030 il 30% degli oceani e delle terre emerse per fermare la perdita di biodiversità e contrastare il cambiamento climatico.

Purtroppo ci scontriamo continuamento con una desolante miopia: distruggere la biodiversità, i sistemi naturali che mantengono la vita sul Pianeta significa votarsi all’autodistruzione.

Mentre le crisi si aggravano, gli USA escono dai trattati internazionali

Oggi la grande sfida è coniugare economia ed ecologia, come abbiamo visto anche a proposito delle discussioni sul Green Deal.

Il problema è esattamente questo. Non possiamo parlare solo di economia, se finisce l’ecologia finiamo anche noi e quindi anche l’economia, cioè il nostro mondo, la nostra civiltà.

Per fortuna ci aiutano la ricerca scientifica, le nuove tecnologie e l’impegno di tante persone.

Poi succede che gli Stati Uniti escono dai trattati internazionali – un lavoro di anni e anni, studiato nei minimi particolari – e il loro presidente cancella tutto sostenendo che i cambiamenti climatici non esistono. Non possiamo non essere spaesati.

Questa è la miopia di cui parlavo: guardare solo al potere e al denaro senza guardarsi intorno.

Ogni progetto richiede una visione di lungo periodo

Però in questi 40 anni ci sono state anche vittorie importanti.

Per fortuna sì. Penso alla legge “Salvamare”, o al divieto di pescare, vendere e consumare i datteri di mare. Pochi sanno che questi molluschi vivono incastonati nelle scogliere calcaree e hanno una crescita lentissima. Per prenderli bisogna scalpellare la roccia, distruggendo un ecosistema che si è formato nei decenni e causando un danno praticamente irreversibile.

Eppure esiste ancora il mercato illegale, come pure per le oloturie che in Oriente sono pagate tantissimo.

Fino al Covid avevamo il vento a favore, ma dopo è iniziato un vento contrario. Non abbiamo intenzione di mollare, anche se a volte sembra di dover fermare una cascata con le mani.

I volontari di Marevivo puliscono le spiagge (Foto Marevivo)

L’Italia non ha ancora ratificato il Trattato ONU sull’Alto Mare

Recentemente è entrato in vigore il Trattato ONU sull’Alto Mare, che inspiegabilmente l’Italia non ha ratificato. Perché il Trattato è importante per la protezione del mare?

Il Trattato sull’Alto Mare è importantissimo, è l’ultima frontiera. L’uomo, purtroppo, ha lasciato la sua impronta dappertutto, anche nelle grandi profondità marine.

Conosciamo appena il 10% della vita del mare, il 90 % lo ignoriamo. Però andiamo a incidere in maniera violenta su questa fonte primaria di vita.

Noi siamo assolutamente d’accordo sul Trattato, speriamo che anche l’Italia lo ratifichi al più presto, e che si mettano delle regole condivise per proteggere il mare.

Non diciamo che non si debba “usare” il mare, ma prima dobbiamo capire che impatto avranno le nostre azioni.

Tutto nasce nel mare

Tutto nasce nel mare. Quando chiedo qual è l’animale più importante del Pianeta nessuno mi sa rispondere. È il copèpode, un animale erbivoro dalle dimensioni di una punta di spillo che nessuno conosce. Sopra di loro c’è la catena dei carnivori: tutti gli animali del mare partono mangiando i copèpodi, di cui esistono 14.000 specie.

Perché sono così importanti? Perché questi minuscoli crostacei mangiando le diatomee fanno da trait d’union con il mondo vegetale: da qui inizia la vita, c’è tutta la biodiversità.

Conoscere questa catena ci fa capire come nasce la biodiversità sul Pianeta. Noi, ad esempio, ne parliamo quando andiamo nelle scuole.

Tutti mangiano i copèpodi, dalle meduse alle balene; oggi questi piccolissimi esseri planctonici sono in forte stress.

L’acidificazione, il riscaldamento delle acque, l’inquinamento, la plastica, tutto incide sull’essenza della vita che non è sulla terra ma nel mare. Eppure lo distruggiamo, senza capire che questi due elementi fondamentali, il sole e l’acqua, sono la fonte della vita.

Un progetto per contrastare la perdita delle barriere coralline

La Fondazione Marevivo ha lanciato “MedCoral Guardians” un progetto di tutela dei coralli del Mediterraneo. In cosa consiste e chi partecipa al progetto? 

Per contrastare l’emergenza della perdita delle barriere coralline, lo scorso anno Marevivo ha lanciato “MedCoral Guardians”, il primo progetto di tutela dei coralli del Mediterraneo con l’obiettivo di promuovere più consapevolezza tra cittadini, studenti, turisti e subacquei attraverso attività di sensibilizzazione, educazione ambientale e iniziative di ricerca scientifica.

Nell’ottica di diffondere questo progetto, realizzato per la prima volta nell’Area Marina Protetta di Ustica con il supporto di The Nando and Elsa Peretti Foundation, Marevivo ha avviato anche nell’Area Marina Protetta di Punta Campanella un’attività di monitoraggio e restauro della Cladocora caespitosa, una specie endemica del Mediterraneo nota come “madrepora a cuscino”, tra i principali organismi costruttori dell’ecosistema marino.

Le strutture per il ripristino della Cladocora caespitosa

Nell’Area Marina Protetta di Punta Campanella, l’attività si svolge in collaborazione con il Dipartimento di Biologia dell’Università di Napoli Federico II e prevede in tutto 12 impianti, per un totale di 156 frammenti di corallo che verranno ripristinati attraverso delicate operazioni di restauro.

Nella stessa Area Marina Protetta, oltre ai coralli, l’iniziativa punta a salvaguardare anche le foreste di Cystoseira, un’alga bruna importante dal punto di vista ecologico, in netta regressione in tutto il Mediterraneo a causa delle forti pressioni antropiche e di fattori come inquinamento, urbanizzazione, sviluppo costiero, eutrofizzazione, surriscaldamento globale e arrivo di specie invasive. 

Una nuova tecnologia per la rimozione delle reti fantasma

Altrettanto importante è la rimozione delle reti fantasma per cui Marevivo si batte da anni. Oggi la tecnologia Green Plasma apre nuove prospettive.

Credo molto nella tecnologia Green Plasma, sono convinta che sia il futuro, e penso che possa aprire nuove prospettive. Tuttavia, ci sono ancora delle emissioni e la plastica che troviamo in mare non è riciclabile.

Vogliamo arrivare alla neutralità totale di Green Plasma. Sono convinta che la ricerca troverà una soluzione.

Inoltre, dobbiamo considerare che della plastica vediamo appena il 15%, l’85% è sui fondali dove la situazione è drammatica.

La plastica è entrata nella catena alimentare e nel nostro corpo

I pesci ormai si nutrono di plastica, che così entra nella catena alimentare. Con quali effetti sulla nostra salute?

La plastica è entrata nel nostro corpo: nella placenta, nel latte materno, nel sangue, nelle urine, nel liquido seminale, sta entrando addirittura nel DNA. Cosa fa questa plastica nel nostro corpo?

Sappiamo cosa succede ai pesci, che ad esempio cambiano sesso e diventano sterili; le nanoplastiche negli occhi li hanno resi non vedenti.

Abbiamo pensato di mettere insieme un gruppo di ricercatori per studiare gli occhi umani cominciando dalle lacrime per capire se ci sono arrivate le plastiche e se sono aumentate particolari malattie degli occhi.

Si sa che in media mangiamo una carta di credito a settimana, e poi la espelliamo. Ma il suo passaggio dentro il nostro corpo lascia delle tracce.

L’Italia era un campione del riciclo, adesso sembra che stiano chiudendo gli stabilimenti di riciclo perché non sono più convenienti economicamente, ovvero la plastica vergine costa meno di quella riciclata.

La plastica è comoda, è leggera, ha tante virtù, ma la lobby della plastica è molto forte e sicuramente se ne fa un uso eccessivo: due banane in una vaschetta, tre pomodori in una vaschetta, ma che bisogno c’è?

Siamo stati primi a denunciarlo quarant’anni fa, ed evidentemente non solo perché fosse esteticamente brutta. Ma allora ci guardavano con sufficienza, come fossimo delle signore annoiate.

Acidificazione e aumento della salinità del mare

La capacità di termoregolazione del mare, fondamentale per la stabilità climatica, si sta esaurendo. Il tasso di riscaldamento degli oceani è quasi raddoppiato in venti anni. La COP 30 ha riaffermato ancora una volta molte buone intenzioni, ma la realtà, in concreto, qual è?

Il 2015 è stato un anno storico perché il Trattato di Parigi ha messo insieme tutte le nazioni con degli obiettivi precisi, ed è uscita l’enciclica Laudato Si’ di Papa Francesco. Poi il Covid è stata una débacle.

Adesso Trump è uscito da tutti i trattati internazionali, azzerando in un attimo il lavoro di anni e di milioni di persone.

Il clima è sempre più impazzito. Si parla sempre di riscaldamento del mare, ma non della sua acidificazione, dell’aumento della salinità: tutti fattori che vanno a incidere sulla biodiversità e su esseri piccolissimi, come i copèpodi, che esistevano perché c’era un equilibrio.

Ora questo equilibrio si sta rompendo, con il cambiamento climatico, con l’overfishing, con l’inquinamento. Si toglie vita al mare, stiamo andando tutti nella direzione sbagliata. Se non cambiamo rotta, come possiamo pensare di continuare a vivere su questo Pianeta?

Rimozione di reti fantasma (Foto Alessandro Pagano)

Le aree marine protette come centri di formazione

Quante sono le aree marine protette in Italia?

In Italia ne abbiamo 32, sono dei fiori all’occhiello, anche se ci sono ancora cose migliorabili.

Abbiamo pensato a un progetto per mettere nelle aree marine protette dei centri di educazione – aperti non solo alle Regioni ma a tutto il mondo – dove i ragazzi possono imparare a conoscere il mare con i microscopi, con le immersioni. Inoltre, i biologi marini appena usciti dalle università possono diventare divulgatori scientifici e insegnare il mare ai più giovani.

Dovremmo avere dei centri di ricerca in tutte le aree marine protette. A terra, di solito, ci sono gli istituti dove si fa ricerca e catalogazione della biodiversità. Adesso si fa in modo approssimativo, ma potrebbe diventare un’enorme rete di conoscenza. In Italia, ogni area marina protetta è totalmente diversa dall’altra.

È un progetto win-win: vincono i ragazzi e le aree protette, dove si crea un’economia legata al turismo scolastico che dura tutto l’anno. Sarebbe un beneficio anche per le strutture alberghiere, che sarebbero occupate nei periodi di bassa stagione.

Stiamo pensando di iniziare con la Campania, la Sicilia e la Sardegna. Se le regioni attrezzano le aree marine protette, si potrebbero lanciare le settimane azzurre come già ci sono le settimane bianche.

Tra laboratori e fabbriche di fake news

Un laboratorio, ad esempio, consisteva in un’immersione sonora in una stanza buia: prima sentivi la voce delle balene e poi le vedevi, e lo stesso con i delfini. La voce del mare era interrotta dai suoni che emettiamo con le navi, con le trivellazioni: un silenzio invaso dall’inquinamento acustico.

Nell’altro laboratorio i ragazzi hanno sperimentato cos’è l’acidificazione. Si prende un pezzetto di corallo e si immerge nell’aceto e nell’acqua frizzante (che con la CO2 diventa acida): in entrambi i casi il corallo si scioglie. È quello che succede al mare, cioè assorbire tanta CO2 ha acidificato il mare.

Lavoriamo molto con i laboratori perché i ragazzi si sentono molto più coinvolti che non a guardare un filmato.

Dobbiamo far capire loro che dipendiamo strettamente dalla salute del mare; altrimenti non passeremo alle azioni concrete rispetto alle regole che ci eravamo dati. È quello che sta succedendo con l’uscita dai trattati internazionali.

Purtroppo i social come TikTok hanno algoritmi precisi per influenzare le persone – e soprattutto i giovani – con delle fake news in grado di condizionare le opinioni pubbliche anche sui temi che riguardano l’ambiente.

Il caso, gravissimo, della Gaiola

Il TAR ha respinto il ricorso contro il progetto di riconfigurazione della rete fognaria per tutelare il Parco sommerso della Gaiola. La decisione, però, riguarda la regolarità amministrativa e tralascia gli impatti sulla biodiversità marina in un’area di grande pregio naturalistico.

Quello della Gaiola è un caso esemplare. Scaricare in mare le acque reflue crea gravi danni ambientali, buttare in mare tutti i rifiuti e i liquami è inconcepibile.

Abbiamo fatto appello al Consiglio di Stato. In una riunione uno dei nostri tecnici ha affermato che quel progetto è sbagliato. Non diciamo che non si deve fare, ma che va rifatto. Abbiamo proposto di usare un depuratore e usare quell’acqua per l’agricoltura. In questo modo le rimettiamo in circolo affinché possano continuare a essere utili.

Le acque non depurate a mare non ci devono andare, né in area marina protetta né in un’altra area marina non protetta.

Bisogna saper guardare lontano quando si fa un progetto: quello che oggi sembra costare di più, nel lungo periodo costerà meno.

Marevivo Ocean Academy

Com’è nata l’idea di Marevivo Ocean Academy e quali sono i suoi obiettivi?

In concomitanza con la riapertura delle scuole, a settembre 2025, abbiamo lanciato “Marevivo Ocean Academy” (MOA), uno spazio web realizzato in collaborazione con la MSC Foundation per proporre risorse e contenuti didattici riguardanti la conservazione del mare e far comprendere il profondo legame che esiste tra la salute degli oceani e le nostre azioni.

È fondamentale imparare a conoscere i meccanismi alla base della funzione termoregolatrice che gli oceani svolgono per la salute, il clima, la biodiversità e l’economia globale; coprono il 71% della superficie terrestre, catturano circa il 30% delle emissioni di CO₂ provocate dalle attività antropiche e producono oltre il 50% dell’ossigeno che respiriamo.

Ma se non si ha consapevolezza del ruolo primario che svolgono nell’equilibrio del pianeta è difficile comprendere l’importanza che ha prendersene cura.

Non si può insegnare il mare in un’aula

Marevivo si impegna molto per i ragazzi.

Siamo convinti che l’educazione, l’intelligenza e la conoscenza possano cambiare il mondo. L’educazione ambientale è indispensabile nel formare le nuove generazioni, eredi dei costi sociali e ambientali della crisi climatica, e insegnare loro come tutelare il mare. 

Ci siamo resi conto che non si può insegnare cos’è il mare dentro un’aula, bisogna portare i ragazzi in mare.

Con i progetti “Il mare a scuola” e “NauticinBlu” abbiamo portato la scuola a bordo di navi e motonavi. Qui gli studenti hanno incontrato i biologi marini, seguito laboratori didattici e attività immersive, visitato aree marine protette: è dalla scuola che dobbiamo cominciare a capire che cosa è il mare, la biodiversità.

L’anno scorso abbiamo condotto una campagna su una nave del 1953, un’esperienza che è piaciuta molto ai ragazzi. Abbiamo girato vari porti con docenti e ricercatori per insegnare cos’è il mare.

Lo staff di Marevivo sulla nave (Foto Marevivo)

Alla legge “Salvamare” mancano ancora i decreti attuativi

A che punto è la legge “Salvamare”?

Ci sono voluti quattro anni per avere la Legge 17 maggio 2022, n. 60 (la cosiddetta legge “Salvamare”), ma a distanza di più di tre anni ancora non ci sono i decreti attuativi.

Abbiamo voluto fortemente l’inserimento dell’articolo 9, ovvero che in tutte le scuole di ordine grado si deve insegnare che cosa è il mare, i fiumi, i laghi, quindi l’ambiente. Ringrazio il ministro Valditara di averlo messo nelle linee guida dell’educazione civica, ora bisogna passare alla fase operativa.

Nella strategia di Marevivo la conoscenza è da sempre la nostra stella polare puntata sulla scuola. Bisogna comunicare, fare le campagne per il grande pubblico, e la scuola è un tassello fondamentale.

Ma è altrettanto importante fare le leggi, altrimenti è tutto inutile.

Per questo abbiamo sostenuto con forza l’approvazione del Regolamento UE 2023/2055 della Commissione del 25 settembre 2023 che vieta la vendita e l’uso di microplastiche nei cosmetici, con scadenze differenziate che diventeranno definitive nel 2035 e della Direttiva (UE) 2019/904 sulla riduzione dell’incidenza di determinati prodotti di plastica sull’ambiente.

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