
L’aumento del carico di polvere atmosferica durante le tempeste di sabbia sahariana può ridurre significativamente la produzione fotovoltaica nel Mediterraneo. Per questo motivo, oggi appare quanto mai urgente migliorare i sistemi previsionali. A dirlo è un nuovo studio ungherese a cui hanno preso parte ricercatori dell’Università della Pannonia, dell’Università Eötvös Loránd e del Centro HUN-REN.
Il lavoro, di cui Rinnovabili aveva già parlato brevemente in precedenza, è stato revisionato e pubblicato in questi giorni sulla rivista “Renewable Energy“ e oggi punta i riflettori su una sfida significativa per gli impianti solari della regione.
Cosa sono i Saharan Dust Events?
Non è un mistero che i cosiddetti Saharan Dust Events (SDE) – fenomeni naturali in cui grandi quantità di polvere desertica vengono trasportate su lunghe distanze dal vento – stiano diventando più frequenti e intensi.
La polvere è composta essenzialmente da particelle minerali di diverse dimensioni sospese nell’aria e, a seconda della circolazione atmosferica e delle condizioni meteorologiche, può raggiungere la troposfera superiore, rimanendo volatile per giorni o settimane. Per essere quindi trasportata e depositata fino a migliaia di chilometri di distanza.
Secondo il monitoraggio del Copernicus Atmosphere Monitoring Service (CAMS), nei primi mesi del 2025, diversi Saharan Dust Events hanno raggiunto l’Europa e, in particolare, l’Italia e la Grecia, dove hanno causato regolarmente cieli velati e un peggioramento della qualità dell’aria.

Ovviamente la preoccupazione principale è quella relativa alla salute umana, ma il fenomeno ha anche ripercussioni a livello energetico che non possono essere ignorate.
Riduzione della produzione solare: il ruolo delle tempeste di polvere
La prima ampia valutazione è arrivata dalla ricerca ungherese. Combinando dati sulla polvere, statistiche sul fotovoltaico e analisi meteorologiche, il team ha esaminato gli effetti di tali eventi sull’energia solare in cinque paesi – Portogallo, Spagna, Francia, Italia e Grecia – dal 2019 al 2023.
Studi passati hanno già mostrato come le “tempeste di sabbia” riducano drasticamente l’irradianza orizzontale globale e l’irradianza normale diretta. La polvere minerale atmosferica gioca, infatti, un ruolo significativo nella formazione e nelle proprietà radiative delle nubi. Generalmente i minerali comuni nella polvere sahariana che raggiunge l’Europa includono quarzo, feldspati, carbonati (calcite, dolomite), minerali argillosi (illite, caolinite, smectite, paligorskite), minerali di ferro (ematite, goethite) e gesso. Le particelle di polvere presentano un’ampia gamma di dimensioni dei grani, da pochi micron a oltre 100 μm.
Impatto sulla produzione fotovoltaica nel Mediterraneo: i dati dello studio
Cosa è emerso dalla ricerca? “I risultati di questo studio dimostrano che i Saharan Dust Events riducono la produzione di energia fotovoltaica in media del 25-40%, con perdite superiori al 50% durante gli eventi estremi. In Portogallo, questo calo è stato del 10,1-29,3%, del 16,3-19,8% in Spagna; del 4,4-40,5% in Francia; del 13,9-36,8% in Italia e del 20,1-40,9% in Grecia, durante i livelli di polvere più elevati”.
Non solo. Gli impatti legati alla polvere desertica sulla produzione fotovoltaica nel Mediterraneo mostrano una forte variabilità stagionale. Nello specifico, appaiono più gravi durante l’inverno e la primavera a causa dell’intensificarsi dei flussi atmosferici meridionali.
L’analisi di diversi episodi di intense tempeste di polvere ha anche rivelato la presenza sistematica di imprecisioni negli attuali sistemi previsionali a breve termine per la produzione solare. “In particolare, condizioni di elevata polvere hanno portato a sottostime costanti (fino al -15%) in Portogallo e Spagna e a sovrastime (fino al +10%) in Italia e Grecia”.
Servono sistemi previsionali avanzati
Le evidenze emerse dallo studio portano a una sola conclusione: è necessario migliorare gli strumenti previsionali integrando le interazioni avanzate tra aerosol, nubi e radiazione, e il monitoraggio delle polveri in tempo reale.
“Dato il previsto aumento della frequenza e dell’intensità delle SDE negli scenari di cambiamento climatico, questo studio sottolinea con forza l’importanza di integrare le incertezze legate alle polveri nella pianificazione delle energie rinnovabili. Tecniche di previsione avanzate, strategie operative adattive e investimenti infrastrutturali mirati saranno fondamentali per garantire sistemi di energia fotovoltaica robusti e affidabili nel Mediterraneo e oltre”.
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