
Reshoring della produzione fotovoltaica in Europa
Riportare la produzione dei moduli solari in Europa è possibile ma serve un’azione condivisa e coordinata a livello politico e finanziario. Il come lo indica un nuovo studio commissionato da SolarPower Europe e condotto da Fraunhofer ISE. Gli autori hanno analizzato i costi di fabbricazione dei moduli fotovoltaici passando al microscopio tutte le voci che oggi concorrono al profondo divario tra Europa e Cina. Ma soprattutto hanno messo nero su bianco una serie di misure per rilanciare la manifattura solare in Europa, in linea con gli obiettivi 2030 del Net-Zero Industry Act (NZIA).
“Questo nuovo rapporto – commenta con soddisfazione Walburga Hemetsberger, CEO di SolarPower Europe – sottolinea che, con le giuste politiche, l’Europa possa realizzare in modo competitivo 30 GW di produzione di energia solare entro il 2030, creando migliaia di posti di lavoro locali e costruendo una filiera solare resiliente e innovativa che mantenga il valore economico sul territorio nazionale”.
Il dominio della Cina sulla supply chain globale del fotovoltaico
Non è certo un mistero che la Cina sia oggi il principale produttore di polisilicio, wafer, celle e moduli. Il suo peso nel mercato globale è così forte da poter influenzare l’offerta, la domanda e il prezzo a livello locale praticamente ovunque. Ma non è sempre stato così.
L’industria fotovoltaica è nata all’inizio del secolo principalmente in Europa, Giappone e Stati Uniti. Per la precisione fu la Germania nel 2000 ad inaugurare la prima linea di pannelli solari prodotti in serie.
Il dominio delle tre potenze è venuto via via meno con i nuovi trend di delocalizzazione delle fabbriche a cui si è aggiunto il grande sforzo economico della Repubblica popolare. Dal 2011, infatti, il gigante asiatico ha investito oltre 50 miliardi di dollari in nuova supply chain fotovoltaica – dieci volte di più rispetto all’Europa – creando oltre 300.000 posti di lavoro nel settore manifatturiero lungo tutta la filiera del fotovoltaico. E promuovendo misure di protezione e incentivi per la propria industria.
La capacità produttiva ha così iniziato a spostarsi sempre più in Cina. Oggi il paese non solo possiede oltre l’80% di tutta la filiera produttiva ma ospita anche i 10 principali fornitori mondiali di apparecchiature per la fabbricazione solare.
Gli effetti dell’overcapacity cinese
Negli ultimi anni l’effetto di questo dominio sulla manifattura europea si è fatto ancora più violento. Nel momento in cui l’Europa ha iniziato a ragionare su nuove politiche di sostegno alla propria industria della transizione energetica, in Cina è iniziata una nuova era di overcapacity che ha fatto crollare i prezzi dei moduli fotovoltaici.
I ribassi sono stati così netti e repentini da aver annullato qualsiasi margine di profitto. Dal colpo di questa mannaia economica non sono stati risparmiati neppure i produttori cinesi. Si prevede che le 5 principali aziende cinesi del fotovoltaico incorreranno in perdite per circa 1,0 miliardo di euro solo nel primo trimestre del 2025.
L’attuale produzione di moduli solari in Europa
Il Vecchio Continente si muove in uno scenario abbastanza fragile. Al netto del duro colpo inflitto dall’abbassamento dei prezzi – che ha portato a diversi ridimensionamenti e chiusure in Europa – oggi si conta una capacità produttiva annuale Made in Europe inferiore a 10 GWp l’anno sommando wafer, celle e moduli. Nel dettaglio nel 2024, sono stati dismessi 4,7 GWp di capacità di produzione di moduli, insieme all’intera capacità di produzione di ingot (lingotti). In altre parole la dipendenza dalla Cina è ancora forte.
Ma il rapporto mostra anche come nella regione esista una capacità inutilizzata di 1,9 GWp per le celle solari e di 5,5 GWp per i moduli fotovoltaici. Se si combina l’attuale capacità operativa con quella inutilizzata e quella annunciata per il futuro prossimo, secondo il Fraunhofer ISE si può raggiungere una capacità operativa ottimistica nel 2030 di 9 GWp per il silicio policristallino (Poly-Si), 10 GWp per i lingotti, 10 GWp per i wafer, 27 GWp per le celle e 44,6 GWp per i moduli.
Costi di produzione dei pannelli solari: le differenze
Per poter valutare il reshoring della produzione fotovoltaica in Europa, tuttavia, è necessario analizzare il terreno di gara su cui si confrontano i due mondi industriali. In base al rapporto fabbricare un modulo fotovoltaico in Europa con celle solari realizzate nell’UE costerebbe circa 10,3 centesimi di euro/Wp in più rispetto alla produzione dello stesso modulo in Cina. Il divario deriva dalla maggiore spesa richiesta per:
- CAPEX (spese in conto capitale) per impianti e stabilimenti: +110% più alti in Europa.
- Costo del lavoro: +280% più alto in Europa, a causa di salari e ore lavorative.
- CAPEX per attrezzature: Circa +40% più alto utilizzando apparecchiature occidentali rispetto a quelle cinesi.
- Utenze (elettricità, acqua): Circa +60% più alte nell’UE.
- Costi dei materiali: Circa +50% più alti utilizzando una filiera locale.
Per il segmento utility, un sistema fotovoltaico con moduli al 100% europei costerebbe quindi circa 60,8 centesimi di euro/Wp rispetto ai 50,0 centesimi/Wp del Made in China. Il tutto, spiegano gli autori, si tradurrebbe in un costo livellato dell’elettricità (LCOE) superiore del 14,5% per i moduli di fabbricazione europea. Un buon punto di partenza se si considera che tale divario rientra già nel limite del 15% di costi aggiuntivi previsti dalle norme d’asta del Net-Zero Industry Act.
L’elemento più importante? Il divario di costo può essere ulteriormente ridotto a meno del 10% con il giusto mix di politiche, che combinino schemi CAPEX e OPEX (spese operative), sia per i produttori manifatturieri che per gli sviluppatori di progetti, con un sostegno basato sull’output (produzione) di 2 centesimi di euro/Wp, e assumendo impianti di produzione con una scala di almeno 5 GWp/a.
In termini finanziari si parla di 1,4 a 5,2 miliardi di euro all’anno per raggiungere l’obiettivo di 30 GW per la produzione industriale fotovoltaica in Europa entro il 2030, con un recupero fino al 39% dei costi attraverso benefici macroeconomici (fino a 2.700 posti di lavoro e 66,4 milioni di euro di entrate fiscali e sociali annuali per GWp/a).
Leggi il rapporto “Reshoring Solar Module Manufacturing to Europe“.