
Il nuovo rapporto ECCO sulle infrastrutture gas in Italia mostra come i piani di investimento da 13,6 miliardi possano far crescere le tariffe di trasporto fino al +483% entro il 2050, scaricando i costi su famiglie e imprese.
La prima evidenza del rapporto è che la domanda di gas in Italia è calata del 19% dal 2021 al 2024, passando da 76 a 61 miliardi di metri cubi. Nonostante questo trend però, i piani decennali degli operatori prevedono 13,6 miliardi di euro di nuovi investimenti nelle infrastrutture gas. Secondo lo studio ECCO, think tank italiano indipendente dedicato alla transizione energetica e al cambiamento climatico, queste scelte genereranno forti aumenti delle tariffe trasporto gas, con rincari compresi tra il +18% e il +66% al 2030 e fino al +483% al 2050. Il meccanismo regolatorio trasferisce interamente i rischi sui consumatori, garantendo invece agli operatori un ritorno quasi totale sugli investimenti.
Domanda di gas in Italia: un calo previsto fino al 2050
La domanda di gas in Italia è diminuita in modo strutturale. Rispetto al 2019 si consumano 12 miliardi di metri cubi in meno. I settori più colpiti sono il civile (-19% nei primi otto mesi 2025), l’industria (-17%) e la generazione elettrica (-14%). Le ragioni sono l’efficienza energetica, l’elettrificazione dei consumi e l’espansione delle rinnovabili, cresciute di 16 GW tra 2021 e 2024.
Le previsioni del PNIEC parlano chiaro: 58 miliardi di metri cubi al 2030, 46 al 2040 e 24 al 2050. L’Agenzia Internazionale dell’Energia stima che per rispettare l’Accordo di Parigi il consumo globale dovrà ridursi dell’80% entro metà secolo. In Italia, senza una revisione della pianificazione, i consumatori rischiano di pagare per una rete sempre meno utilizzata.
Infrastrutture gas: investimenti da 13,6 miliardi e rischio stranded cost
Il sistema italiano di infrastrutture gas conta 35.436 km di rete, per il 93% in mano a Snam. Oggi il valore degli asset regolati (RAB) è di 20,6 miliardi di euro, in crescita del 4% annuo dal 2019. Senza nuovi investimenti, l’intera infrastruttura sarebbe ammortizzata nel 2045, quando la domanda sarà già inferiore del 43% rispetto al 2024.
Lo studio ECCO evidenzia due scenari. Quello “Low” prevede 5,9 miliardi di investimenti già avviati. Quello “High” include l’intero pacchetto da 13,6 miliardi: 2,1 miliardi per la Linea Adriatica, 0,9 per nuovi metanodotti e 0,6 per gli allacciamenti dei rigassificatori. In entrambi i casi gli investimenti risultano sovradimensionati e generano stranded cost, cioè costi di infrastrutture sottoutilizzate che restano a carico degli utenti finali.
Tariffe trasporto gas: aumenti dal +18% al +66% al 2030
Secondo le simulazioni, nello scenario “High” le tariffe trasporto gas aumentano già nel medio termine. Al 2030 il rialzo stimato è del +29% nello scenario Late Transition, del +38% nello scenario Fit for 55 e del +66% nello scenario 2040. Al 2050 gli aumenti vanno dal +26% al +94% fino al +483%.
Anche lo scenario “Low” genera rincari. Al 2030 si stimano aumenti del +18% nello scenario più favorevole, del +25% nello scenario intermedio e del +48% nello scenario peggiore. Al 2050 la forbice va da -39% a +171%, con variazioni legate all’andamento della domanda. Questi calcoli non includono i costi di dismissione né quelli di coordinamento con la rete di distribuzione, che renderebbero gli impatti ancora più alti.
Regolazione delle infrastrutture gas: ritorni garantiti per gli operatori
Il trasporto gas è un monopolio naturale regolato da ARERA. Le tariffe di rete coprono tutti i costi sostenuti dai gestori, indipendentemente dall’effettivo utilizzo. Ciò significa che il rischio volume è interamente a carico dei consumatori. Nella Relazione finanziaria 2024, Snam conferma che il 99,5% dei ricavi dell’attività di trasporto è garantito.
Questo modello, utile negli anni della crescita della rete, oggi incentiva nuovi investimenti non coerenti con gli obiettivi di decarbonizzazione. ECCO avverte che progetti con una vita utile di 45 anni rischiano di diventare insostenibili quando la domanda calerà drasticamente, aggravando il peso delle tariffe e riducendo la competitività delle imprese italiane.
Piano di uscita dal gas per tutelare famiglie e imprese
“Continuare a pianificare investimenti miliardari in infrastrutture gas significa trasferire rischi e costi enormi sui consumatori”, ha spiegato Matteo Leonardi, Direttore e co-fondatore di ECCO. “Serve un piano di uscita dal gas coerente con obiettivi climatici e sicurezza energetica, per proteggere famiglie e imprese”.
ECCO richiama la Direttiva UE 2024/1788, che obbliga gli Stati membri a predisporre piani di disattivazione delle reti di distribuzione in caso di riduzione della domanda. Per l’Italia diventa essenziale integrare la pianificazione del gas con quella elettrica, come avviene in Spagna, dove l’accesso all’energia a prezzi competitivi si basa sulle rinnovabili. Solo così sarà possibile evitare che i costi della transizione diventino un freno alla competitività nazionale.