Rinnovabili

Settore energetico, cresce l’offerta di lavoro ma i profili adeguati scarseggiano

Lavori nel settore energetico: mancano 250mila profili tecnici alla transizione

Lavori settore energetico: mancano 250mila profili tecnici alla transizione - Immagine realizzata con IA

Oltre 250.000 nuovi lavori nel settore energetico 2030

Mentre la transizione energetica accelera, con obiettivi europei sempre più ambiziosi e un ruolo centrale assegnato al settore delle rinnovabili, in Italia rischia di mancare la forza lavoro necessaria.

Secondo l’analisi di Gi Group, entro il 2030 potrebbero essere creati oltre 250.000 nuovi lavori nel settore energetico, ma le imprese faticano a trovare profili adeguati. La crescente domanda di competenze green, digitali e altamente specializzate non trova corrispondenza nell’attuale offerta formativa, frammentata e spesso inadeguata.

A lanciare l’allarme è anche Confindustria Energia, che evidenzia l’urgenza di un programma strutturato per sviluppare competenze adatte alle esigenze della transizione. Le imprese cercano manutentori, tecnici termoidraulici, ingegneri elettrici e gestori di progetto, ma il sistema educativo non riesce a formare figure professionali in numero e qualità sufficienti.

A pesare è anche la scarsa conoscenza del settore da parte dei giovani e un persistente squilibrio di genere nelle mansioni tecniche.

Formazione e upskilling: il nodo critico dei lavori nel settore energetico

Il fabbisogno occupazionale legato alla transizione ecologica e digitale rende sempre più evidenti i limiti del sistema attuale. I percorsi IFTS e ITS, che potrebbero fornire risposte concrete, sono ancora poco diffusi e sottoutilizzati.

Gi Group segnala che, a fronte di una crescente richiesta da parte delle aziende, l’attivazione di percorsi formativi continua a dipendere dall’iniziativa di singoli attori e manca un coordinamento nazionale.

Confindustria Energia propone una strategia condivisa tra università, ricerca, industria, istituzioni e sindacati per delineare un piano formativo coerente. Tra le priorità: rafforzare i programmi di reskilling e upskilling, favorire la flessibilità e l’interdisciplinarità dei corsi universitari, coinvolgere anche la pubblica amministrazione nei processi di formazione, e definire percorsi professionalizzanti con sbocchi certi nei lavori del settore energetico.

Secondo i dati Excelsior, più del 63% delle assunzioni programmate richiede competenze green, spesso legate a tecnologie avanzate. L’ingresso di player internazionali alza ulteriormente gli standard, spingendo verso una competizione per i talenti che vede l’Italia spesso in difficoltà nel trattenere i profili migliori, attratti da opportunità di carriera all’estero.

Verso una transizione labour-oriented: strategie per attrarre e trattenere i talenti

Affinché i lavori nel settore energetico possano diventare leva reale per lo sviluppo sostenibile, servono politiche di lungo periodo. Gi Group sottolinea l’importanza di investire fin dai percorsi post-diploma in orientamento, promozione dei mestieri tecnici e valorizzazione del talento femminile, ancora poco presente nelle mansioni operative.

Confindustria Energia propone un approccio sistemico: creare fondi pubblici per la transizione, rafforzare gli ammortizzatori sociali, digitalizzare le banche dati del lavoro e promuovere le politiche attive. In questo quadro si inseriscono anche le nuove competenze necessarie per lo sviluppo delle energie rinnovabili, delle smart grid, dell’idrogeno low carbon, dell’efficienza energetica e della mobilità elettrica.

Il tema dei lavori nel settore energetico si intreccia anche con quello dell’innovazione e della competitività: solo con una forza lavoro qualificata sarà possibile affrontare il revamping degli impianti, la digitalizzazione delle infrastrutture e la progressiva dismissione delle tecnologie fossili.

Come evidenziato da Gi Group, “sviluppare competenze tecniche specialistiche è una condizione imprescindibile per sostenere la trasformazione in atto”, e solo investendo nel capitale umano sarà possibile garantire un futuro energetico realmente sostenibile.

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