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Italia, crescita debole nel 2025 secondo il rapporto della Commissione UE

Previsioni sulla crescita dell’Italia: PIL allo 0,4% nel 2025
Previsioni sulla crescita dell’Italia: PIL allo 0,4% nel 2025 – Immagine realizzata con IA

Le previsioni sulla crescita dell’Italia nel nuovo quadro della Commissione UE

La Commissione europea ha pubblicato il nuovo documento con le previsioni di crescita dei Paesi dell’Unione per l’autunno 2025, includendo quelle relative all’Italia. Per il nostro paese è previsto un PIL in aumento dello 0,4% nel 2025 e dello 0,8% nel 2026, con una dinamica moderata ma stabile.

Il rallentamento dell’inflazione è determinato soprattutto dal calo dei prezzi energetici, che riducono la pressione sui costi di importazione. Il confronto con gli altri Stati membri evidenzia un ritmo inferiore rispetto alla media UE dell’1,4%. Anche Paesi come Germania, Spagna e Paesi Bassi mostrano valori più alti. Il documento conferma inoltre una domanda interna resiliente e un contributo negativo dell’export, legato alla debolezza della domanda globale.

PIL Italia: +0,4% nel 2025 e +0,8% nel 2026, export negativo, ma domanda interna positiva

Nelle previsioni per l’Italia, il PIL cresce solo dello 0,4% nel 2025, con un lieve miglioramento atteso allo 0,8% nel 2026-2027. Il contributo delle esportazioni è negativo: il documento indica che il saldo netto sottrae 0,7 punti percentuali alla crescita, mentre la domanda interna aggiunge circa 1 punto percentuale, sostenuta dalla componente degli investimenti.

L’espansione degli investimenti in costruzioni richiede tempi più lunghi per concretizzarsi, ma resta collegata ai finanziamenti del PNRR. L’Italia cresce quindi meno della media UE (1,4%) e meno dell’area euro (1,3%). Rispetto ai principali partner, la Germania registra una crescita stimata all’1,2%, mentre Francia e Paesi Bassi mostrano dinamiche più robuste grazie a un miglioramento delle esportazioni.

L’Italia, con lo 0,4%, resta sotto questa soglia. Paesi come Germania (1,2%), Irlanda e Belgio presentano dinamiche più vivaci grazie ai flussi commerciali e agli investimenti industriali. La Spagna continua a crescere più rapidamente della media, mentre la Francia resta su valori intermedi.

Per quel che riguarda l’inflazione, la Commissione indica che l’inflazione nell’area euro scenderà dal 2,4% del 2024 al 2,1% nel 2025 per poi stabilizzarsi intorno al 2% nel 2026-2027. Questo quadro conferma un’attenuazione generalizzata delle pressioni sui prezzi, ma con differenze nazionali legate ai mercati energetici. Paesi dell’Est Europa presentano ancora valori più alti, mentre Francia e Cipro rimangono nella fascia più bassa.

Inflazione ed energia: prezzi in calo, l’impatto sui consumi italiani

Un capitolo centrale riguarda l’impatto dei prezzi energetici sull’inflazione. La Commissione sottolinea come la dinamica dei prezzi energetici sia il principale elemento che contribuisce alla moderazione dei prezzi al consumo nel 2025.

Il documento indica chiaramente che l’inflazione italiana rimane contenuta nel 2025 e nel 2026 grazie al protrarsi del calo dei prezzi dell’energia, con un impatto diretto sul costo della vita e un effetto positivo sul reddito reale delle famiglie. Il calo delle quotazioni internazionali consente un ridimensionamento dei costi di importazione e agisce da freno sulle componenti energetiche dell’indice armonizzato dei prezzi.

A questo si aggiunge la graduale attenuazione delle pressioni sui servizi e sui beni alimentari, favorita proprio dalla riduzione della componente energetica nei costi di trasporto e produzione. L’Italia beneficia anche della discesa attesa dei prezzi del gas in Europa, stimati a 32 €/MWh nell’ultimo trimestre del 2025 e in ulteriore riduzione a 29 €/MWh nel 2027, con riflessi indiretti sui mercati nazionali.

L’impatto dell’ETS2 sui prezzi energetici dal 2027

L’analisi della Commissione include anche un riferimento alle prospettive del 2027, anno in cui è prevista l’applicazione del nuovo sistema ETS2, che interesserà i settori dei trasporti stradali e del riscaldamento. La Commissione segnala che l’attivazione di questo meccanismo comporterà un aumento dei prezzi al dettaglio dei carburanti e dei combustibili per usi domestici, poiché l’estensione dello scambio di quote di emissione inciderà sui costi finali sostenuti da famiglie e imprese.

L’effetto previsto riguarda l’intera Unione europea e quindi anche l’Italia. Si osserva che, dopo due anni caratterizzati dalla spinta disinflazionistica dell’energia, l’inversione prevista nel 2027 deriverà proprio dall’entrata in vigore dell’ETS2, destinata a riportare la componente energetica dell’inflazione su valori positivi. Si tratta di un cambiamento strutturale atteso, inserito nel percorso europeo di riduzione delle emissioni, che avrà un impatto progressivo sui prezzi di benzina, gasolio e combustibili per il riscaldamento domestico.

Previsioni sulla crescita dell’Italia: deficit al 3,0% nel 2025 e debito al 137,2% nel 2027

Infine, sul fronte dei conti pubblici, il deficit italiano scende dal 3,4% del 2024 al 3,0% nel 2025 grazie all’aumento del surplus primario, che raggiunge lo 0,9% del PIL. La spesa corrente cresce di oltre il 3% in termini nominali, spinta da salari pubblici, sanità e trasferimenti sociali.

Gli investimenti pubblici continuano a beneficiare delle risorse del PNRR. Il rapporto debito/PIL aumenta progressivamente fino al 137,2% nel 2027 perché i surplus primari non compensano pienamente il differenziale tra interessi e crescita. Nel complesso, la posizione dell’Italia resta tra le più elevate dell’UE, insieme a Grecia, Portogallo e Spagna. La Commissione sottolinea che diversi Stati membri supereranno il limite del 3% del deficit nel 2027, mentre il debito UE salirà dall’82% all’85%.

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