
La transizione ecologica nel PNRR è il cuore del secondo rapporto “Pnnr Watch” pubblicato da Assonime, l’Associazione fra le società italiane per azioni, e dalla Fondazione Openpolis. Il documento analizza nove misure strategiche per un totale di 11,9 miliardi di euro. Tra queste spiccano le smart grid, le infrastrutture idriche, la mobilità elettrica e gli investimenti per la gestione dei rifiuti e l’economia circolare.
A emergere è un quadro complesso: formalmente i traguardi vengono raggiunti, ma nella pratica l’attuazione dei progetti procede con ritardi significativi e lacune nei dati disponibili.
Transizione ecologica nel PNRR: risorse assegnate ma spese ferme
A marzo 2025, la maggior parte delle risorse per la transizione ecologica nel PNRR risulta assegnata, ma solo una parte minoritaria è stata effettivamente spesa. Per le smart grid, ad esempio, la progettazione è completata, ma la spesa rendicontata è sotto il 5%. Solo 6 progetti su 22 sono in collaudo e 14 in esecuzione.
La Corte dei conti rileva un avanzamento pari al 21% della capacità di rete e al 33% del numero di abitanti da servire. Anche i 2,1 miliardi stanziati per le infrastrutture idriche primarie faticano a tradursi in opere concrete: a marzo 2025, solo il 24% delle risorse è stato speso e il tasso di avanzamento reale è all’11%. L’attuazione resta ostacolata da iter procedurali complessi e da un coordinamento ancora insufficiente.
Mobilità elettrica in affanno, tra rinunce e rimodulazioni
Particolarmente critico è il quadro relativo alla mobilità elettrica. L’investimento da 741 milioni per l’installazione di punti di ricarica rapida, seppure rivisto più volte, stenta a decollare. I progetti autostradali iniziali sono stati tutti respinti e i successivi tentativi di rimodulazione – anche grazie alla collaborazione con ANAS e RFI – si sono arenati.
Le rinunce hanno dimezzato il numero di stazioni assegnate, passate da 4.718 a 2.217. Ad aggravare il quadro, forti squilibri territoriali penalizzano il Mezzogiorno, dove permangono ostacoli urbanistici, ambientali e normativi che scoraggiano gli operatori economici.
Nel frattempo, nuove proroghe e bandi correttivi non hanno ancora colmato il divario rispetto agli obiettivi del PNRR.
Rifiuti e economia circolare: milestone formali, effetti concreti deboli
Anche gli investimenti nella gestione dei rifiuti e nell’economia circolare (2,1 miliardi complessivi) mostrano uno scarto tra assegnazione e realizzazione. A fine marzo 2025, la spesa per i nuovi impianti è al 12%, mentre quella per i progetti faro dell’economia circolare è ferma al 15%. Di 1.201 progetti totali, solo il 15% è stato effettivamente rendicontato.
Per la linea C degli impianti innovativi (rifiuti tessili, PAD, fanghi) è stato completato un solo progetto su 38, pari al 3%. Le criticità vanno dalla progettazione tecnica ai tempi stretti per la realizzazione, fino alle rinunce dovute a requisiti economici poco sostenibili. La misura ha raggiunto formalmente i target previsti, ma non riesce a produrre un impatto significativo sul miglioramento degli impianti esistenti.
Dati incompleti e governance fragile per la transizione ecologica nel PNRR
Un elemento trasversale a tutte le misure analizzate è la carenza di dati. I ritardi nei caricamenti sulla piattaforma Italia Domani e l’opacità delle informazioni disponibili rendono difficile valutare il reale stato di avanzamento della transizione ecologica nel PNRR.
In molti casi, i progetti risultano “anonimi” e privi di una narrazione pubblica che coinvolga cittadini e imprese. Secondo Assonime e Openpolis, questa mancanza di trasparenza mina la credibilità del Piano. A ciò si aggiunge la debolezza del project management e un utilizzo insufficiente degli strumenti di monitoraggio.
La mancata consultazione con il mondo imprenditoriale, infine, ha prodotto interventi poco calibrati sulla reale domanda, accentuando la distanza tra gli obiettivi scritti e la loro concreta attuazione.