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Aramco: “conseguenze catastrofiche” per i mercati petroliferi se Hormuz resta bloccato

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Immagine generata con IA

Aramco: “La crisi più grave che l’industria del petrolio della regione abbia mai vissuto”

La chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz potrebbe avere conseguenze catastrofiche per i mercati petroliferi mondiali. Lo ha dichiarato l’amministratore delegato dell’azienda petrolifera statale saudita Aramco, Amin Nasser, durante una conferenza stampa seguita alla pubblicazione dei risultati del 2025.

I Guardiani della Rivoluzione iraniani hanno affermato che “nemmeno un litro di petrolio” transiterà dal Medio Oriente se gli attacchi degli Stati Uniti e di Israele dovessero proseguire. “Più a lungo durerà l’interruzione più pesanti saranno le ripercussioni per l’economia globale“, ha detto il CEO di Aramco. “Sebbene in passato abbiamo già affrontato diverse interruzioni, questa è di gran lunga la crisi più grave che l’industria del petrolio e del gas della regione abbia mai vissuto“.

Nasser ha spiegato che la crisi ha avuto un effetto molto negativo su spedizioni e assicurazioni. Il Brent lunedì 9 marzo era balzato ai massimi da oltre tre anni sfiorando i 120 dollari al barile, scendendo poi a 92 dollari dopo l’affermazione estemporanea di Trump sulla possibile fine delle ostilità con l’Iran.

Trump ha avvertito che gli Stati Uniti sono pronti a colpire molto più duramente il Paese se Teheran continuerà a bloccare le esportazioni attraverso lo Stretto di Hormuz. Il Presidente ha anche detto che la Marina statunitense potrebbe scortare le navi cargo nel Golfo per garantire loro un passaggio sicuro. Tuttavia, quasi tutte le unità navali statunitensi sono già impegnate in operazioni di attacco contro l’Iran o nella difesa missilistica della flotta USA e degli alleati della regione.

Tagli alla produzione

L’Arabia Saudita ha accelerato le spedizioni dal Mar Rosso ma, spiegano gli analisti, questo non basterebbe a compensare la chiusura delle rotte del Golfo. Secondo fonti vicine ad Aramco citate da Bloomberg, l’Arabia Saudita avrebbe già tagliato la produzione giornaliera di un volume compreso tra 2 e 2,5 milioni di barili. In particolare, Saudi Aramco avrebbe ridotto l’attività di due grandi giacimenti (Safaniya e Zuluf) per evitare di saturare i serbatoi di stoccaggio, considerato che le esportazioni via mare sono quasi del tutto paralizzate.

Anche gli altri Paesi della regione hanno ridotto l’output a causa dell’impossibilità di spedire il greggio: gli Emirati Arabi Uniti di 500-800 mila barili al giorno; il Kuwait di 500 mila barili e l’Iraq di 2,9 milioni di barili. Da notare: ripristinare i livelli di produzione non è un’operazione rapida.

Di fronte al rischio di una crisi energetica globale e di un’impennata dell’inflazione, i Ministri delle Finanze del G7 e l’Agenzia Internazionale dell’Energia stanno valutando il rilascio coordinato di riserve petrolifere strategiche di emergenza per stabilizzare i mercati.

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