
I dati aggiornati sulla domanda globale di carbone
Secondo il Coal Mid-Year Update 2025 pubblicato dall’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), la domanda globale di carbone è destinata a mantenersi su un plateau nei prossimi due anni, dopo aver raggiunto nel 2024 un nuovo record di 8,79 miliardi di tonnellate, in aumento dell’1,5% rispetto al 2023.
La fase di espansione post-Covid ha portato a una crescita cumulativa superiore al 16% dal 2020, ma dal 2025 la tendenza si appiattisce. Le stime dell’IEA indicano per l’anno in corso un lieve incremento dello 0,2%, seguito da un calo marginale nel 2026, che riporterà i consumi poco sotto i livelli del 2024.
Il settore energetico resta il principale responsabile della domanda globale di carbone, con la generazione elettrica che nel 2024 ha toccato i 10.766 TWh. Anche il carbone metallurgico, impiegato nell’industria siderurgica, rappresenta una quota significativa, pur registrando un lieve calo dell’1,6% su scala globale.
L’Asia-Pacifico consolida il suo primato, con Cina, India e Paesi ASEAN che hanno coperto il 77% della domanda mondiale nel 2024, più del doppio rispetto all’inizio del secolo.
Domanda di carbone nel mondo: le dinamiche regionali
Nel primo semestre del 2025, l’andamento della domanda globale di carbone ha mostrato forti divergenze tra le aree geografiche. In Cina, il più grande consumatore al mondo (quasi 5 miliardi di tonnellate annue), la domanda è scesa dello 0,5%, trainata dal rallentamento della produzione industriale e dalla crescita record delle rinnovabili.
Anche l’India ha registrato un calo nel primo semestre (-2,1% nella generazione elettrica), causato da una stagione monsonica anticipata e da un confronto sfavorevole con i picchi del 2024, legati all’ondata di caldo. Tuttavia, la ripresa attesa nella seconda metà dell’anno riporterà i consumi indiani a +1,3% su base annua.
Situazione opposta negli Stati Uniti, dove la domanda è aumentata del 12% nel primo semestre e dovrebbe attestarsi a +7% a fine 2025, sostenuta dall’aumento dei consumi elettrici e dai prezzi elevati del gas.
Nell’Unione Europea, la domanda è cresciuta nei primi mesi del 2025 soprattutto per compensare la bassa produzione da eolico e idroelettrico, con la Germania che ha visto un +11% nella generazione elettrica da carbone.
Tuttavia, il trend strutturale resta negativo: per l’intero anno, il calo stimato nell’UE è dell’1,6%, in decelerazione rispetto ai crolli dell’11% nel 2024 e del 25% nel 2023.
Produzione e commercio: cresce l’offerta, calano gli scambi
Nonostante la domanda globale di carbone si mantenga stabile, la produzione è destinata a toccare un nuovo massimo storico nel 2025, superando i 9,2 miliardi di tonnellate. Cina e India restano i principali produttori, con volumi previsti rispettivamente a 4,8 e 1,11 miliardi di tonnellate.
L’Indonesia, terzo produttore mondiale, ridurrà l’output del 10% a causa della caduta dei prezzi e della minore domanda internazionale.
Crescite marginali si registreranno negli Stati Uniti (+2%) e in Sudafrica (+3%), mentre l’Europa continua il declino: la produzione del continente scenderà del 13% nel 2026, con forti tagli in Germania e Polonia.
Sul fronte del commercio internazionale, il 2024 è stato un anno record con 1,55 miliardi di tonnellate esportate, ma il trend è destinato a invertirsi. Per la prima volta dal 2020, l’IEA prevede una contrazione degli scambi nel 2025 (-7% per il carbone termico), trainata dalla riduzione delle importazioni cinesi (-76 Mt) e indiane, e dai tagli previsti in Giappone, Corea e Unione Europea.
Anche il 2026 registrerà un’ulteriore contrazione, per un secondo calo consecutivo mai avvenuto nel XXI secolo. Le uniche eccezioni alla contrazione sono rappresentate dal Vietnam, in crescita del 4% nel 2025 e del 5% nel 2026, e da alcune esportazioni sudafricane destinate al mercato europeo.
Consumi globali di carbone e prezzi in calo
La domanda globale di carbone si è stabilizzata, ma l’offerta continua a essere abbondante e i magazzini sono pieni. Questo ha fatto scendere i prezzi, che nel primo semestre del 2025 sono tornati ai livelli di quattro anni fa.
In Cina, i costi del carbone termico sono calati sensibilmente, e anche sul mercato internazionale i prezzi di riferimento – come quello di Newcastle – si aggirano attorno ai 100 dollari a tonnellata. Ancora più bassi i prezzi nel sud della Cina, dove si è scesi a 76 dollari per tonnellata.
Questa situazione sta creando forti difficoltà per i produttori. La multinazionale Glencore ha annunciato un taglio della produzione in Colombia, e in Russia più della metà delle aziende del settore stanno operando in perdita, nonostante gli aiuti del governo.
Anche il carbone utilizzato per la produzione dell’acciaio, noto come carbone metallurgico, è sotto pressione. Il prezzo del prodotto australiano di qualità più alta è rimasto sotto i 200 dollari a tonnellata. Le complicazioni nei trasporti e la domanda più debole da parte dei Paesi asiatici hanno impedito una ripresa dei valori.
Nonostante il calo, i prezzi restano instabili e il mercato continua a muoversi tra alti e bassi. Le previsioni per i prossimi anni indicano un possibile, ma contenuto, rialzo dei prezzi, comunque lontano dai picchi raggiunti durante la crisi energetica del 2022.
Un freno alla transizione
Il carbone si conferma ancora una volta il principale responsabile delle emissioni globali di CO₂ legate all’energia. Nonostante la crescita delle fonti rinnovabili, il ruolo del carbone nella sicurezza energetica, soprattutto nei mercati asiatici, frena la transizione.
La IEA sottolinea come, nonostante le variazioni a breve termine nei singoli mercati, il percorso complessivo resta dominato da forze strutturali difficili da invertire nel breve periodo.