
Un appello alle opposizioni, “lavoriamo insieme sul disaccoppiamento” gas-elettrico, cioè la separazione dei prezzi dell’energia elettrica in base alla fonte con cui sono prodotti. In soldoni l’operazione per sganciare la formazione del prezzo elettrico dalle quotazioni del gas. L’ipotesi Industria 5.0 e Transizione 4.0 nella revisione del PNRR. E una rivendicazione: questo governo ha avuto “il coraggio” di riaprire la partita del nucleare in Italia. Giorgia Meloni, la presidente del Consiglio, sollecitata dalle opposizioni sul tema del costo dell’energia (e dei rapporti con l’ingombrante seconda amministrazione Trump in Usa), nell’Aula del Senato per il question time che la vede protagonista in qualità di capo del governo, non si sottrae al confronto e come nel suo stile rilancia.
Partendo dal disaccoppiamento, elefante piazzato in quasi tutte le stanze dove si affronti il tema del costo dell’energia, Meloni spiazza le opposizioni. “Ci si accusa di non prendere una posizione chiara sul disaccoppiamento del prezzo del gas da quello dell’energia” ma “questo non è vero”.
Infatti “il tema dei prezzi dell’energia in relazione al disaccoppiamento dei prezzi del gas da quello dell’energia elettrica è una questione che il Governo ha posto fin dal suo insediamento, ed è una materia di respiro europeo. Ma su questo vogliamo fare una battaglia insieme in Europa? Perché io sono totalmente d’accordo”, propone la presidente del Consiglio. In tal modo “potremmo lavorare tutti insieme per arrivare a delle soluzioni che interessano i nostri cittadini”, segnala Meloni, “io sono disponibile”.
Uno sforzo da portare avanti sui tavoli dell’Unione europea, dove già l’attuale governo è impegnato nel rivendicare cambiamenti nelle politiche ambientali, con accenti anche ruvidi, per così dire. “Il settore automotive è stato schiacciato dalle follie ideologiche della transizione ecologica incompatibile con la sostenibilità dei nostri sistemi produttivi”, ribatte a M5S, aggiungendo che quando loro erano al governo queste misure le “sostenevano, e che questo governo invece ha contestato sin dall’inizio lavorando in Europa per una sua revisione”.
Altro tema europeo il PNRR, con i suoi gravosi impegni e scadenze. Ecco che nel tema della revisione Meloni introduce anche le misure Industria 5.0 e Transizione 4.0. “Stiamo lavorando in queste settimane con la Commissione europea”, spiega, e “in quel lavoro di revisione del PNRR che intendiamo avviare” attualmente “stiamo valutando se ci sono margini con la Commissione europea per inserire entrambi i provvedimenti“.
Rivolta al capogruppo M5S Stefano Patuanelli Meloni concede: “Riconosco l’efficacia di Industria 4.0, sono una persona onesta quando qualcosa ha funzionato lo riconosco”, ma per Transizione 5.0 “i risultati in termini di tiraggio si vedono, ma non abbiamo problemi a valutare nelle prossime settimane la curva reale di crescita ed eventualmente a ridisegnarne l’impiego”. Opzione, questa, “già avanzata al tavolo con le categorie produttive nell’ambito di quella revisione del PNRR che puntiamo ad avviare con la Commissione Europea”.
I provvedimenti di bandiera restano sempre centrali nella comunicazione politica, e uno dei più forti, identitari, qualificanti e rappresentativi dell’esecutivo a trazione Fratelli d’Italia è quello che vuole riportare l’Italia nel mondo del nucleare. Confidando nella capacità dell’elettronucleare per sanare i problemi italiani di settore – su tutti costi e sicurezza negli approvvigionamenti – Meloni rivendica a nome del suo esecutivo la paternità (o maternità) dell’operazione. “Abbiamo avuto anche il coraggio di varare un disegno di legge recante la possibilità di produrre energia nucleare con mini-reattori sicuri e puliti che io penso possano consentirci di avere energia a basso costo e indipendenza strategica”, dice la presidente del Consiglio nell’Aula di Palazzo Madama. Un cambiamento nell’approccio di Meloni al tema, notoriamente divisivo, visto che sinora ha sempre preferito parlare di fissione, la Godot dell’energia che tutto risolverà ma che ci lascerà ancora a lungo in attesa.
In ogni caso, però “l’obiettivo primario del governo è quello di abbassare strutturalmente i costi dell’energia, che pesano sulle famiglie come macigni”, precisa l’inquilina di Palazzo Chigi. Intanto, però, continuiamo a consumare gas, i cui costi danno dei grossi grattacapi a imprese e decisori politici. Sullo sfondo le relazioni con il Trump debordante dalla Casa bianca.
“Italia e Stati uniti hanno sottoscritto una dichiarazione che vuole rafforzare la cooperazione, a noi serve per proseguire in quel cammino di diversificazione delle fonti necessaria all’indomani della guerra in Ucraina. Grazie a questa scelta abbiamo ottenuto un mix di fonti di approvvigionamento e gli Stati uniti sono già il secondo mercato dell’Italia per il Gnl, una collaborazione consolidata e iniziata con l’amministrazione Biden e che difficilmente si può vendere come favore a Trump”, ribatte abrasiva a AVS che l’accusa di aver portato in regalo nel suo recente viaggio in Usa l’impegno per un maggiore acquisto di gas naturale liquefatto, “bisogna essere coerenti”.
In altri termini, “è importante per l’Italia mantenere una ampia diversificazione delle forniture, ma non ci sono impegni” con il flamboyant presidente americano n.47, dice Meloni, “dobbiamo valutare in base alle nostre necessità e al nostro vantaggio”.
