
L’ottava edizione del Rapporto ISTAT SDGs aggiorna 320 misure statistiche relative a 148 indicatori per valutare il percorso dell’Italia verso i 17 Obiettivi dell’Agenda 2030.
Nel complesso, più della metà degli indicatori mostra un miglioramento nel 2023 rispetto all’anno precedente, e oltre il 60% presenta una dinamica positiva su base decennale.
Tuttavia, circa un quarto delle misure peggiora, mentre il 20% è stabile da anni. Questo quadro evidenzia l’esigenza di rafforzare le politiche pubbliche, specie su ambiente, disuguaglianze e giustizia sociale.
Tra i Goal con i risultati più incoraggianti si distinguono il 7 (energia), il 17 (partnership) e il 12 (consumo e produzione responsabili). Al contrario, emergono criticità per i Goal 6 (acqua pulita), 15 (vita sulla terra) e 16 (pace e istituzioni), dove prevalgono stagnazione o regressione degli indicatori.
Rapporto ISTAT SDGs: i risultati raggiunti dall’Italia
Nel complesso, il Rapporto ISTAT SDGs 2025 mostra un quadro misto: migliorano indicatori legati a lavoro, istruzione e sanità, ma persistono criticità su disuguaglianze, istituzioni e ambiente. L’incidenza della povertà assoluta è stabile al 9,7%, mentre quasi un quarto della popolazione resta a rischio di esclusione sociale. Crescono i livelli di istruzione, ma con forti divari territoriali, e si riduce leggermente il sovrappeso infantile.
Permangono invece criticità nei servizi pubblici e nel divario di genere, in particolare sul fronte salariale e occupazionale. Migliora il tasso di occupazione, ma resta alta la disoccupazione giovanile. Le disuguaglianze territoriali continuano a segnare un divario netto tra Nord e Sud, soprattutto in termini di accesso a lavoro, istruzione e servizi. Sul piano della governance, l’Italia mostra livelli di fiducia istituzionale e partecipazione ancora deboli, con elevata percezione della corruzione.
Performance contrastanti nei Goal ambientali
Nel Goal 6, relativo all’accesso all’acqua e ai servizi igienico-sanitari, il Rapporto ISTAT SDGs evidenzia luci e ombre. Nel 2022 l’Italia è il primo paese UE per volume di acqua prelevata per uso potabile (9,13 miliardi di m³) e il terzo per prelievo pro capite (155 m³/anno).
Tuttavia, l’efficienza della rete di distribuzione si ferma al 57,6% e nel 2023 si registrano misure di razionamento in 14 capoluoghi. La copertura del servizio pubblico di fognatura si attesta all’88,8%, lasciando circa 6,6 milioni di residenti fuori dalla rete.
Sono attivi oltre 18.000 impianti di depurazione, ma meno della metà garantisce almeno un trattamento secondario. In miglioramento la gestione integrata delle risorse idriche, che raggiunge nel 2023 un livello “alto” con punteggio 78 su 100.
Resta infine elevata la diffidenza: nel 2024 circa il 33% delle famiglie non si fida dell’acqua del rubinetto e il 9% segnala irregolarità nella distribuzione.
Nel campo dell’energia (Goal 7), il Rapporto ISTAT SDGs registra alcuni segnali positivi, ma anche elementi di rallentamento. Nel 2023, la quota complessiva di energia da fonti rinnovabili sul consumo finale lordo si attesta al 19,6%, in lieve crescita rispetto all’anno precedente (+0,5 punti percentuali), ma ancora distante dai target europei.
Il dato è trainato più dalla contrazione della domanda energetica che da un effettivo aumento della produzione rinnovabile. Il settore residenziale registra una significativa riduzione dei consumi (468 kg equivalenti petrolio pro capite, -8%), il livello più basso del decennio, mentre l’intensità energetica cala a 79,6 tep per milione di euro (-4,7%).
Resta invece critica la diffusione dei veicoli elettrici o ibridi plug-in: nel 2024 la loro quota di mercato scende al 7,5%, ben lontana dall’obiettivo del 25% fissato al 2030.
Nel 2023, l’Italia migliora su diversi fronti della sostenibilità dei consumi (Goal 12). Il consumo interno di materia cala del 7,4% rispetto al Pil e del 6,7% pro capite, collocando il Paese tra i più virtuosi dell’UE27.
Crescono la raccolta differenziata (66,6%, +1,4 p.p.) e il riciclo dei rifiuti urbani (51%, +1,6 p.p.), mentre la circolarità dei materiali tocca il 20,8%, seconda in Europa.
Tuttavia, persistono ritardi normativi e forti divari territoriali. Cala anche la produzione di rifiuti speciali pericolosi (–6%), in netta contrazione rispetto al Pil (–12%), ma ancora in aumento rispetto ai livelli del 2014.
Lenta decarbonizzazione ma l’Italia fa progressi nel preservare l’ambiente
Per il Goal 13, nel 2023 le emissioni di gas serra in Italia tornano a diminuire (-5,3%) dopo la stabilità dell’anno precedente, trainate dai cali nei settori energetico (-22,2%), manifatturiero (-3,8%) e residenziale (-9,3%), mentre crescono nel trasporto (+9,1%).
Le anomalie di temperatura aumentano (+1,14°C in Italia), con un impatto evidente su frane e alluvioni: nel 2022 si contano 39 vittime e 83 feriti. Anche i fenomeni sismici restano rilevanti, con 20 terremoti ≥ 4,0 di magnitudo. Gli incendi boschivi crescono leggermente, ma restano sotto i livelli critici del 2021 e 2017. Il cambiamento climatico si conferma una delle principali preoccupazioni ambientali per oltre due terzi della popolazione italiana.
Nel Goal 14 (ecosistemi marini), nel 2023 i rifiuti spiaggiati scendono a 250 ogni 100 metri, ma l’obiettivo europeo (20 rifiuti) resta lontano.
Le aree marine protette coprono l’11,6% del totale, ben al di sotto del target del 30% fissato dalla Strategia UE sulla biodiversità per il 2030. Solo il 6,5% delle aree marine rientra nella Rete Natura 2000.
In miglioramento invece la qualità delle acque di balneazione: il 98% supera gli standard minimi europei, con un trend positivo rispetto agli anni precedenti.
Quanto al Goal 15 (ecosistemi terrestri), le aree protette coprono il 21,7% del territorio nazionale, lontano dall’obiettivo del 30% per il 2030. Nel 2023 crescono del 6,2% le superfici forestali certificate, pur restando lontane dalla media UE.
Il 42,3% delle aree naturali e semi-naturali risulta fortemente frammentato, compromettendo i servizi ecosistemici. Circa il 20% del territorio nazionale ospita 58 ecosistemi minacciati, metà dei quali in pericolo o in pericolo critico.
Il divario territoriale rimane il nodo irrisolto
Uno dei punti centrali del Rapporto ISTAT SDGs è l’analisi delle disuguaglianze regionali. Su 183 misure territoriali esaminate, nel Nord il 51,2% si colloca sopra la media nazionale, contro il 52,2% delle misure del Mezzogiorno che restano sotto.
Le regioni del Sud registrano ritardi soprattutto nei Goal 1, 4, 8 e 10. Campania e Calabria superano il 40% di popolazione a rischio di povertà ed esclusione, mentre in Sicilia e Sardegna persistono tassi elevati di abbandono scolastico.
Tra le regioni più performanti si distinguono Valle d’Aosta, Lombardia, Friuli-Venezia Giulia, ma anche Abruzzo e Basilicata, grazie a buoni risultati ambientali. Toscana e Marche superano la media nazionale in più della metà degli indicatori, mentre la Liguria è penalizzata soprattutto da indicatori climatici e di governance.
Rapporto ISTAT SDGs 2025: luci e ombre nel confronto europeo
Nel confronto con le principali economie UE, l’Italia ottiene buoni risultati su ambiente, salute e povertà. Supera la media europea in 9 indicatori su 15 nell’area Persone e in 7 su 14 nell’area Pianeta. Le performance sono invece deboli nell’area Prosperità: su 15 indicatori, 12 sono sotto la media UE.
La Germania domina in ambito economico, la Francia si distingue nell’equità, mentre la Spagna primeggia per la gestione ambientale.
L’Italia evidenzia una posizione ibrida: avanzata sul sociale, ma ancora fragile sul piano strutturale ed economico.