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Auto elettriche Italia cresce, ma è ultima tra i 5 big dell’UE

Auto elettriche, Italia cresce ma è ultima tra i big dell'UE
Fonte immagine Unsplash

Bene, ma non benissimo. Il mercato delle auto elettriche in Italia sta crescendo, ma troppo lentamente. Lo sottolinea UNRAE, l’associazione delle case auto estere che operano nel nostro paese. Dati alla mano, l’Italia, sia nel mese di marzo sia nel primo trimestre 2025, è il 3° mercato automobilistico nel vecchio continente. Anche i veicoli elettrici ed ibridi sono in crescita. Ma meno rispetto al resto dei paesi europei più importanti. E questo secondo Unrae non è un buon segnale.

Nei giorni scorsi ci eravamo già occupati dei dati diffusi da ACEA sulle immatricolazioni, che fotografavano un buon momento per BEV e PHEV, mentre le auto a combustione interna stavano perdendo terreno mese dopo mese. Infatti la crescita del settore più ecologico delle auto ha ridotto a un lieve calo dello 0,4% la perdita del primo trimestre – con 3.382.057 immatricolazioni – rispetto a gennaio-marzo 2024.

Auto elettriche, chi va meglio in Europa?

Eppure, per le auto con la spina, siamo i fanalini di coda tra i maggiori mercati, che includono big come Francia, Germania, Regno Unito e Spagna. A marzo 2025, il 9,8% italiano – tra BEV 5,4% e PHEV 4,4% – è molto lontano dal 28,9% del Regno Unito, (BEV 19,4% e PHEV 9,5%). Dal 27,3% della Germania (BEV 16,8% e PHEV 10,5%) e dal 24,4% della Francia (BEV 19,0% e PHEV 5,4%).

Ma anche la Spagna fa meglio con le ECV al 14,1% (BEV 6,9% e PHEV 7,2%). Nel totale del mercato europeo le ECV coprono il 25,5% di share: BEV al 17,1% e PHEV all’8,4%. Insomma, si può fare di più evidenzia UNRAE.

Situazione di incertezza

Alla luce di questi dati e della situazione commerciale internazionale in atto, secondo Unrae il clima diffuso sul mercato auto è quello dell’incertezza. Per questo l’associazione delle case auto estere che operano in Italia, “auspica che Parlamento e Consiglio europeo possano esprimersi velocemente sull’emendamento ai Regolamenti vigenti presentato dalla Commissione europea“. In quanto “la proposta introdurrebbe una maggiore flessibilità per il rispetto degli obiettivi di emissione di Co2 fissati per il 2025, consentendo di calcolare la media delle prestazioni su tre anni (2025-2027) e compensare eventuali scostamenti in uno o due anni con risultati migliorativi negli altri“. Queste le parole del direttore generale Unrae, Andrea Cardinali.

In altre parole, se un’azienda dell’automotive dovesse avere difficoltà a rispettare pienamente gli obiettivi nel 2025 o nel 2026, potrebbe comunque rientrare nei limiti se nel 2027 ottenesse risultati di emissione significativamente migliori. Dal 1° gennaio 2025, infatti, le nuove auto devono avere emissioni medie di 93,6 g di CO2/km. Una riduzione significativa rispetto ai 115 g/km previsti per il periodo precedente: meno 15% rispetto al 2021.

Cosa non va in Italia

Nell’analisi di Unrae si sottolineano le carenze italiane per fare decollare la vendita delle BEV. Tra cui “un piano di sostegno pluriennale alla domanda di vetture a zero e bassissime emissioni” a cui si aggiunge “un programma vincolante per il parallelo e capillare sviluppo delle infrastrutture di ricarica“. A questo andrebbe aggiunta anche “la revisione del regime fiscale delle auto aziendali. Un comparto che, grazie al veloce tasso di ricambio dei veicoli, consentirebbe di immettere sul mercato del nuovo e dell’usato un numero consistente di vetture a zero e bassissime emissioni“.

Sul tema delle auto aziendali, l’Unrae segnala l’approvazione da parte della Camera della modifica normativa che esclude dalle nuove disposizioni sui fringe benefits i veicoli ordinati entro il 31 dicembre 2024 e consegnati entro il 30 giugno 2025: “un intervento temporaneo che seppur utile non risolve in modo strutturale le criticità“.

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