
l mercato petrolifero mondiale entra in una nuova fase di incertezza. Le tensioni geopolitiche, culminate con lo scambio di attacchi tra Israele e Iran, hanno riportato l’attenzione sulla sicurezza energetica globale, facendo balzare i prezzi ai massimi da quattro anni. Ma al di là delle fiammate speculative, il quadro di medio termine tracciato nel nuovo rapporto Oil 2025 dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) parla chiaro: la domanda globale di petrolio si avvia a un rallentamento strutturale.
Entro il 2030 aumenterà solo di 2,5 milioni di barili al giorno (mb/g), mentre la capacità produttiva supererà i 114 mb/g. Un disallineamento che segna l’ingresso in una nuova era, dominata dalla transizione energetica, dall’avanzata dei veicoli elettrici e dal peso crescente del settore chimico.
L’Asia guida la crescita della domanda globale di petrolio, ma la Cina rallenta
Nel dettaglio, la domanda globale di petrolio continuerà a crescere nei Paesi emergenti (+4,2 mb/g entro il 2030), trainata in particolare dall’India (+1 mb/g) e dal Sud-Est asiatico. Al contrario, i Paesi OCSE registreranno una contrazione netta di 1,7 mb/g. La Cina, per anni locomotiva della domanda mondiale, vedrà una crescita minima (+30 kb/g), frenata dal boom dei veicoli elettrici, dallo sviluppo delle ferrovie ad alta velocità e dall’adozione di camion a metano. La sua domanda, che nel 2010 cresceva del 6% annuo, è ormai vicina al picco.
Petrolio sempre più feedstock: il peso crescente della chimica
Dal 2026 in poi, la chimica sarà il principale motore della domanda globale di petrolio. Secondo l’IEA, nel 2030 il settore consumerà 18,4 mb/g, pari a oltre un sesto della produzione mondiale. Questo cambiamento è alimentato dalla rapida crescita della produzione di NGL, in particolare etano e GPL, utilizzati come feedstock nei processi chimici. Cina e Stati Uniti guidano l’espansione degli impianti, mentre Europa e altri Paesi asiatici arretrano.
I veicoli elettrici rappresentano il secondo grande fattore di discontinuità. Nel 2024 ne sono stati venduti 17 milioni, nel 2025 si supereranno i 20 milioni. Entro fine decennio, gli EV sostituiranno 5,4 mb/g di domanda, di cui tre quarti nella benzina. La Cina sarà responsabile di metà di questa riduzione. A ciò si somma l’effetto del telelavoro: nel solo 2024 ha evitato il consumo di 800 mila barili al giorno nei trasporti, in particolare negli Stati Uniti.
Un’offerta che cresce più della domanda
Mentre la domanda globale di petrolio si stabilizza, l’offerta continua a crescere. La capacità produttiva globale raggiungerà 114,7 mb/g nel 2030 (+5,1 mb/g rispetto al 2024). La spinta arriverà dagli NGL (+2,3 mb/g), dai biocarburanti (+680 kb/g) e in misura minore dal petrolio greggio (+1,8 mb/g). I principali contributori saranno Stati Uniti, Arabia Saudita, Emirati Arabi e Iraq. Questo squilibrio potrebbe innescare un surplus strutturale e una nuova stagione di prezzi bassi, a meno di tagli produttivi.
La domanda di prodotti raffinati toccherà il picco nel 2027 (86,3 mb/g), solo 710 mila barili sopra i livelli del 2024. Dopo, il calo della benzina e del diesel supererà la crescita di nafta e jet fuel. Ciononostante, si prevede un’espansione netta della capacità di raffinazione di 2,6 mb/g entro il 2030. Le nuove raffinerie sorgeranno in Asia, mentre quelle ad alto costo in Europa e sulla costa occidentale USA saranno le prime a chiudere.
Un nuovo equilibrio nella domanda globale di petrolio
Secondo l’IEA, il mercato petrolifero si sta dirigendo verso un equilibrio instabile: un’offerta sovrabbondante, una domanda globale di petrolio che si avvicina al plateau e crescenti rischi geopolitici. Il surplus potrebbe raggiungere 1,7 mb/g entro il 2030. La vera novità, però, è strutturale: il petrolio da fonte energetica si trasforma sempre più in materia prima chimica, mentre mobilità elettrica e decarbonizzazione energetica riducono i margini per la crescita.