
Nel mondo dell’automotive, in cui la transizione energetica sta mettendo in crisi molti brand che non si sono adeguati al cambiamento in atto, c’è chi punta anche su un’altra motorizzazione: l’idrogeno. Il pioniere è stato Toyota, che nel 2014 produsse la prima auto, Mirai, alimentata ad idrogeno. L’esperimento venne seguito anche da Hyundai e Bmw. Nel 2023 il ceo di Toyota, Koji Sato, aveva lasciato intendere che la strategia del suo brand mirasse a questa tecnologia per superare i problemi delle BEV. Perché? Le auto con celle a combustibile, chiamate FCEV, possono essere rifornite in tempo rapidi, hanno una lunga autonomia e zero emissioni allo scarico. Queste in sintesi le sue motivazioni.
Tutte le auto a idrogeno
Questo tipo di carburante però, viene visto dall’industria come particolarmente adatto per la mobilità pesante e a lungo raggio: camion, autobus, treni, navi. Infatti sono in corso sia ricerca che produzione a livello globale. Eppure nonostante si vada in modo concreto verso l’elettrificazione delle auto, sono diversi i brand che hanno messo in commercio modelli di auto a idrogeno. Ecco quali:
- Toyota: La Mirai è uno dei modelli a idrogeno più noti e diffusi. Giunta alla seconda generazione, offre un’autonomia di circa 650 km e rappresenta un punto di riferimento nel settore.
- Hyundai: Il SUV Nexo, lanciato nel 2018, è ancora in produzione e ha recentemente ricevuto aggiornamenti che ne migliorano l’autonomia fino a 800 km.
- Honda: Dopo la Clarity Fuel Cell, Honda ha annunciato il lancio del CR-V e:FCEV, previsto per il 2025. Sarà il primo veicolo in Nord America a combinare un sistema ibrido plug-in con celle a combustibile
- BMW: Ha sviluppato il prototipo iX5 Hydrogen, un SUV con tecnologia a celle a combustibile, in collaborazione con Toyota. La produzione di serie è prevista per il 2028.
Come funziona l’auto a idrogeno
L’auto a idrogeno funziona grazie a una tecnologia chiamata cella a combustibile, che trasforma l’idrogeno in elettricità direttamente a bordo del veicolo. Questa elettricità serve ad alimentare un motore elettrico, permettendo all’auto di muoversi in modo simile a un’auto elettrica tradizionale, ma senza una grande batteria come fonte primaria di energia.
Il processo inizia nei serbatoi ad alta pressione, che contengono idrogeno gassoso compresso fino a 700 bar per ridurre il volume occupato. L’idrogeno viene inviato alla cella a combustibile, dove reagisce con l’ossigeno presente nell’aria. Per migliorare l’efficienza e garantire prestazioni stabili, le auto a idrogeno sono dotate anche di una batteria tampone che accumula energia recuperata durante la frenata e fornisce supporto al motore durante le accelerazioni più intense.
Il rifornimento di idrogeno è molto veloce, richiedendo circa 3-5 minuti, simile a un veicolo endotermico. Inoltre, l’autonomia può superare i 500 chilometri, rendendo l’idrogeno interessante per lunghe percorrenze. Nonostante questi vantaggi, la rete di distributori di idrogeno è ancora molto limitata e la produzione dell’idrogeno e delle celle a combustibile comporta ancora costi elevati.
Perché Toyota sostiene l’idrogeno?
E’ interessante capire il motivo per cui alcuni brand investano soldi e risorse per modelli di auto che hanno poco appeal sul mercato. Alcuni marchi come Toyota e Hyundai credono che non ci sarà una sola soluzione vincente, ma una combinazione di tecnologie a seconda delle esigenze di mercato. Per il futuro puntano a essere pronti quando i costi dell’idrogeno scenderanno e la rete sarà più diffusa. Infatti il ceo di Toyota sottolinea le limitazioni di autonomia dell’elettrico e l’esperienza di guida meno coinvolgente, mentre ritiene che l’idrogeno rappresenti una soluzione complementare in grado di colmare alcuni dei gap delle tecnologie attuali.
Progetto europeo per l’idrogeno
L’Ue con il progetto Hy2Move spinge la mobilità sostenibile alimentata a idrogeno, coinvolgendo 11 aziende provenienti da 7 Stati membri, tra cui l’Italia. Hy2Move mira a sviluppare tecnologie innovative lungo l’intera catena del valore dell’idrogeno per applicazioni nel settore dei trasporti. In Italia, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha stanziato 22,2 milioni di euro per sostenere le imprese italiane coinvolte nel progetto.