Costi proibitivi (che non calano), nuove dipendenze (dalla Cina, per gli elettrolizzatori) e fattori di instabilità (l'import da Medio Oriente e Nord Africa) tra i fattori più critici. Due studi fanno il punto della situazione

La transizione energetica europea punta sull’idrogeno verde come pilastro per la decarbonizzazione di settori industriali e trasporti difficili da elettrificare. Tuttavia, due studi pubblicati negli ultimi giorni sollevano più di un dubbio sulla fattibilità degli obiettivi UE idrogeno al 2030. I problemi della strategia europea sull’idrogeno? Criticità economiche e geopolitiche, oltre a ritardi strutturali.
Obiettivi UE idrogeno: “probabilmente non raggiungibili”
I target fissati dalla Commissione UE nel 2020 con la Strategia sull’idrogeno sono “probabilmente non raggiungibili nelle circostanze attuali”. È la conclusione a cui arriva lo studio H2 Reality Check di CASSIS e EWI.
Tre gli ostacoli principali secondo gli autori:
- Costi proibitivi: l’idrogeno verde (€4,5-6,5/kg) rimane significativamente più caro del blu (€2,5-4/kg), derivato da gas fossile con cattura della CO2.
- Dipendenza geopolitica: il 60-70% del fabbisogno UE dovrà essere importato da regioni instabili (Nord Africa, Medio Oriente) o esposte a rischi logistici (stretti marittimi come Hormuz e Bab el-Mandeb).
- Maturità tecnologica: solo il 35% delle applicazioni industriali per l’idrogeno (come l’acciaio verde) ha raggiunto un livello tecnologico sufficiente (ovvero TRL ≥ 7).
Come molte altre pubblicazioni nei mesi e anni passati, anche questo studio raccomanda di concentrare l’idrogeno nei settori senza alternative (chimica, aviazione) e diversificare le importazioni, evitando di replicare la dipendenza dal gas russo.
Ritardi strutturali: in tempo solo il 17% dei progetti H2
Un quadro di criticità in larga parte confermate anche da un secondo rapporto, pubblicato da Westwood Global Energy. Gli autori passano al vaglio lo stato di attuazione dei progetti localizzati in Europa che dovrebbero permettere di raggiungere gli obiettivi UE idrogeno.
La situazione non è affatto promettente:
- Solo il 17% dei progetti UE (12 GW su 70 GW pianificati) potrebbe essere completato entro il 2030, senza interventi urgenti su politiche e finanziamenti.
- 23 progetti europei (per 29,2 GW) sono già stati cancellati o sospesi entro fine 2024 a causa di ostacoli normativi, costi elevati e domanda debole.
- Nel Regno Unito, la situazione è ancora più critica: appena l’1-24% della pipeline idrogeno potrebbe vedere la luce.
Non è tutto. Entrambi gli studi sottolineano un paradosso della sicurezza energetica nell’accelerazione europea sul vettore energetico. L’UE rischia di sostituire la dipendenza dal gas (russo) con quella da elettrolizzatori cinesi (che controllano il 60% del mercato globale) e da fornitori esteri di idrogeno. Inoltre, la concorrenza con gli USA, che sotto l’amministrazione Trump stanno accelerando su idrogeno blu e sussidi protezionistici, complica ulteriormente il quadro.












