Rinnovabili

Sistemi agroalimentari globali, come farli diventare più resilienti e sostenibili

Sistemi agroalimentari globali, come farli diventare più resilienti e sostenibili
Immagine di freepik

Un’azione coordinata contro la fame

I sistemi agroalimentari globali hanno bisogno di una trasformazione radicale perché sono estremamente vulnerabili agli shock climatici. Infatti, siccità, inondazioni e tempeste compromettono la produttività e interrompono le catene di approvvigionamento, minacciando la sicurezza alimentare globale.

Tuttavia, «le più grandi economie mondiali – in veste sia di produttori che di consumatori – sono in condizione di guidare la trasformazione dei sistemi alimentari affinché diventino più efficienti, inclusivi, resilienti e sostenibili».

Crisi sovrapposte

Con queste parole, il direttore generale della FAO QU Dongyu si è rivolto ai ministri dell’Agricoltura del G20 che si sono riuniti in Sudafrica.

Il mondo si trova ad affrontare una serie di crisi globali sovrapposte: guerre, cambiamento climatico, prezzi dell’energia, scarsità di risorse idriche continuano a spingere milioni di persone verso la fame e la povertà.

Secondo gli studi della FAO, raggiungere l’Obiettivo 2 di Sviluppo Sostenibile “Fame Zero” sarebbe possibile mantenendo l’obiettivo di 1,5°C. Però il costo per la mitigazione e la resilienza sarà di circa 1,1 trilioni di dollari all’anno fino al 2030: serve quindi un’azione coordinata e globale, alla quale QU Dongyu ha esortato con urgenza i ministri dell’Agricoltura del G20.

4 aree su cui puntare per trasformare i sistemi agroalimentari

Il direttore generale della FAO ha evidenziato quattro aree in cui i Paesi del G20 possono svolgere un ruolo di leadership cruciale:

QU Dongyu, inoltre, ha confermato l’impegno della FAO a sostenere i Paesi più poveri, e in proposito ha citato l’iniziativa Hand-in-Hand, che opera dal 2019.

L’impegno dell’iniziativa Hand-in-Hand

Hand-in-Hand sostiene l’attuazione di programmi per accelerare le trasformazioni dei sistemi agroalimentari attraverso l’eradicazione della povertà, la fine della fame e della malnutrizione e la riduzione delle disuguaglianze.

Dà priorità ai paesi e ai territori in cui povertà e fame sono più elevate, le capacità nazionali sono limitate o le difficoltà operative sono maggiori a causa di crisi naturali o provocate dall’uomo.

Le aree di intervento hanno incluso lo sviluppo di catene del valore per le materie prime prioritarie, la creazione di agroindustrie e sistemi efficienti di gestione delle risorse idriche, l’introduzione di servizi digitali e agricoltura di precisione, la riduzione delle perdite e degli sprechi alimentari e la gestione delle sfide climatiche e dei rischi meteorologici.

Sistemi agroalimentari, scenario in chiaroscuro

I dati del Rapporto The State of Food Security and Nutrition in the World 2025 (SOFI 2025) presenta uno scenario in chiaroscuro, dove i dati preoccupanti si alternano a timidi segnali di progresso.

Nel 2024, 673 milioni di persone soffrivano di denutrizione cronica, quasi una persona su 12 in tutto il mondo. La fame è diminuita leggermente (dall’8,7% nel 2022 all’8,2% nel 2024), ma in Africa continua ad aumentare.

Se si confermano queste tendenze, entro il 2030 oltre 512 milioni di persone soffriranno ancora la fame, quasi il 60% delle quali in Africa.

L’elevata inflazione dei prezzi alimentari è associata all’aumento dell’insicurezza alimentare e della malnutrizione infantile che colpiscono particolarmente le famiglie a basso reddito, le donne e le comunità rurali.

The State of Food Security and Nutrition in the World 2025 sottolinea l’importanza di attuare politiche fiscali e monetarie per stabilizzare i mercati, promuovere un commercio aperto e resiliente, proteggere le popolazioni vulnerabili e investire in sistemi agroalimentari resilienti.

Solo così la sicurezza alimentare e la nutrizione potranno diventare una realtà nel lungo periodo.

«Il messaggio del Rapporto SOFI 2025 è chiaro. La fame sta diminuendo troppo lentamente, l’inflazione dei prezzi alimentari sta rendendo più difficile l’accesso a diete sane e sufficienti, le disuguaglianze stanno aumentando. Ma con un’azione coordinata il G20 può invertire la tendenza».

Exit mobile version