Fame e inflazione alimentare, qual è lo stato della nutrizione mondiale? Il Rapporto “The State of Food Security and Nutrition in the World” evidenzia situazioni disomogenee nelle diverse regioni del mondo. Sconfiggere la fame è un obiettivo difficile da raggiungere, ma non impossibile

Sicurezza alimentare e nutrizione nel 2025
Tra fame e inflazione alimentare qual è lo stato attuale della nutrizione a livello globale? Pur avendo fatto dei passi avanti negli ultimi anni, il mondo è ancora lontano dall’Obiettivo 2 dell’Agenda ONU 2030 (Fame zero). Uno dei fattori che ha frenato lo scatto in avanti è la persistente inflazione dei prezzi alimentari.
Si stima che nel 2024 l’8,2% della popolazione mondiale (circa 673 milioni di persone) abbia sofferto la fame. Un dato che si può leggere in positivo se si considera che i valori del 2022 e del 2023 sono rispettivamente 8,7% e 8,5%.
Anche se è leggermente diminuita l’insicurezza alimentare moderata o grave (dal 28,4% nel 2023 al 28,0% nel 2024), è sempre superiore ai valori del 2019 e del 2015 (anno di adozione dell’Agenda 2030).
Pertanto, entro il 2030 si stima che 512 milioni di persone potrebbero trovarsi in una condizione di denutrizione cronica, colpendo in particolare i bambini con conseguenze negative sullo sviluppo fisico e mentale.
Progressi disomogenei
Tuttavia, i progressi non sono stati uniformi in tutto il mondo: la fame ha continuato ad aumentare in gran parte dell’Africa e dell’Asia occidentale.
In Africa, in particolare, la rapida crescita demografica, i conflitti, l’instabilità politica e gli effetti dei cambiamenti climatici come la desertificazione, le inondazioni e le siccità contribuiscono a mettere a rischio la sicurezza alimentare. Nell’Asia occidentale le tensioni politiche e i conflitti hanno un impatto devastante sulla sicurezza alimentare.
Al contrario, in Asia meridionale e in America Latina sono stati osservati notevoli progressi.
Il rapporto ONU sulla nutrizione globale
Lo scenario è descritto nel Rapporto The State of Food Security and Nutrition in the World (SOFI 2025) che analizza in dettaglio l’inflazione alimentare in rapporto allo stato della nutrizione globale.
Il Rapporto – pubblicato congiuntamente da FAO, IFAD, UNICEF, WFP e OMS – sottolinea che i conflitti, gli eventi climatici estremi e le crisi economiche sono i principali motori di insicurezza alimentare.
Il Rapporto evidenzia come l’inflazione elevata in molti Paesi abbia minato il potere d’acquisto e l’accesso a diete sane.
Secondo il Rapporto SOFI 2025 le cause e le conseguenze dell’impennata dei prezzi alimentari nel periodo 2021-2023 è evidente: la risposta politica alla pandemia di COVID-19, la guerra in Ucraina e gli eventi meteorologici estremi.
L’inflazione alimentare influisce sulla fame
L’inflazione alimentare globale ha superato costantemente l’inflazione complessiva dal 2020, raggiungendo un picco del 13,6% nel gennaio 2023. Nei paesi a basso reddito l’inflazione alimentare ha raggiunto il 30% a maggio 2023.
Le popolazioni più colpite sono quelle a basso reddito: l’elevata inflazione dei prezzi alimentari aumenta l’insicurezza alimentare e la malnutrizione infantile. Tra i gruppi vulnerabili rientrano in particolare le donne e le comunità rurali.
Esistono soluzioni possibili a un problema che sembra irrisolvibile? Il Rapporto avanza dei suggerimenti per il futuro. Ad esempio, sottolinea l’importanza di attuare politiche fiscali e monetarie per stabilizzare i mercati, promuovere un commercio aperto e resiliente e proteggere le popolazioni vulnerabili.
Obiettivi nutrizionali in cifre
In sintesi, il Rapporto evidenzia che:
- tra gli indicatori della nutrizione infantile, la prevalenza del ritardo della crescita nei bambini sotto i cinque anni è scesa dal 26,4% nel 2012 al 23,2% nel 2024, riflettendo il progresso globale;
- la prevalenza del sovrappeso infantile (5,3% nel 2012 e 5,5% nel 2024) e del deperimento infantile (7,4% nel 2012 e 6,6% nel 2024) rimane sostanzialmente invariata;
- la percentuale di neonati di età inferiore ai sei mesi allattati esclusivamente al seno è aumentata in modo significativo, passando dal 37,0% nel 2012 al 47,8% nel 2023, a dimostrazione del crescente riconoscimento dei suoi benefici per la salute;
- la prevalenza dell’obesità negli adulti è aumentata dal 12,1% nel 2012 al 15,8% nel 2022;
- nuovi dati mostrano un aumento della prevalenza globale dell’anemia tra le donne di età compresa tra 15 e 49 anni, dal 27,6% nel 2012 al 30,7% nel 2023;
- le stime per un nuovo indicatore degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile introdotto nel rapporto rivelano che circa un terzo dei bambini di età compresa tra 6 e 23 mesi e due terzi delle donne di età compresa tra 15 e 49 anni hanno raggiunto la diversità alimentare minima.
Impegno e volontà per sconfiggere fame e inflazione alimentare
The State of Food Security and Nutrition in the World lancia comunque un messaggio positivo. Investire in sistemi alimentari resilienti per controllare l’inflazione alimentare e sconfiggere la fame è un processo di lungo periodo, ma raggiungibile.
È necessario l’impegno della comunità internazionale, con investimenti mirati in agricoltura sostenibile, programmi di protezione sociale e iniziative per risolvere i conflitti e mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici.
La cooperazione globale e l’innovazione tecnologica saranno cruciali per garantire che nessuno venga lasciato indietro e che il progresso compiuto in altre parti del mondo si estenda anche alle regioni più vulnerabili.
«In un periodo di aumento dei prezzi dei prodotti alimentari e di disgregazione delle catene del valore globali, dobbiamo intensificare i nostri investimenti nella trasformazione rurale e agricola.
Questi investimenti non sono solo essenziali per garantire la sicurezza alimentare e nutrizionale, ma sono anche cruciali per la stabilità globale», ha dichiarato Alvaro Lario, presidente dell’IFAD.













