
A Ginevra iniziano oggi i colloqui per la stesura di un trattato globale sui rifiuti in plastica, uno strumento fondamentale per limitare gli effetti dell’inquinamento da plastica sulla salute umana, sugli ecosistemi marini e sull’economia. Per 10 giorni, dal 5 al 14 agosto, le delegazioni di 179 Paesi insieme a quasi 2mila partecipanti tra rappresentati di organizzazioni, scienziati, ambientalisti e industriali si incontreranno per discutere della bozza di testo del trattato, esaminando articolo per articolo ogni singola proposta.
L’accordo internazionale sulla plastica può essere paragonato all’Accordo di Parigi sul Clima in termini di rilevanza. Nel corso degli anni la diplomazia si è impegnata per arrivare a un risulato concreto, sebbene il trattato non sia benvisto dai cosiddetti petrol-stati, quelle economie che si basano sulla vendita di greggio e gas naturale. Molti Paesi produttori di petrolio e gas infatti si sono opposti a normative ambientali più rigide finalizzate a limitare la produzione di plastica, legata intrinsecamente all’industria petrolchimica.
Come nasce il trattato globale sui rifiuti in plastica
A marzo 2022 l’Assemblea delle Nazioni Unite per l’Ambiente ha adottato una risoluzione storica, prevedendo uno strumento internazionale giuridicamente vincolante sull’inquinamento da plastica. In base alle intenzioni, il trattato dovrà avere una portata globale e dovrà coprire l’intero ciclo di vita della plastica, dalla fase di progettazione e produzione fino allo smaltimento dei rifiuti.
I colloqui organizzati a Busan, in Corea del Sud, a fine 2024, in realtà avrebbero dovuto essere gli ultimi e concludersi con l’adozione di un trattato, ma non è successo. Gli Stati però non hanno abbandonato i propositi e si sono dati appuntamento al 2025. L’ultimo ciclo di incontri del Comitato negoziale intergovernativo (INC) si tiene infatti a Ginevra, in Svizzera, dal 5 al 14 agosto.
I numeri dell’inquinamento da plastica
I numeri dell’inquinamento da plastica sono sconcertanti: ogni anno ne produciamo 460 milioni di tonnellate. Soltanto il 9% viene riciclato, il resto finisce nell’ambiente, le microplastiche e le nanoplastiche anche nel corpo umano. Le microplastiche sono particelle già prodotte in piccole dimensioni o derivano dal degrado di oggetti in plastica più grandi. Se non interverremo, entro il 2060 i rifiuti in plastica triplicheranno, arrivando a 1,7 miliardi di tonnellate. Il costo stimato dei danni prodotti da questo inquinamento dal 2016 al 2040 potrebbero raggiungere i 281mila miliardi di dollari.
La posizione dell’Unione Europea
L’auspicio di Bruxelles, presente ai negoziati a nome dei Ventisette, è gestire la questione attraverso un approccio transnazionale, andando oltre le norme che ciascun Paese decide autonomamente di dotarsi. L’UE vorrebbe porre le basi di una regolamentazione più organica sulla plastica, tale da coinvolgere anche le fasi a monte del processo produttivo, quindi anche la progettazione, l’assemblaggio, il confezionamento, la spedizione e la commercializzazione, escludendo il più possibile il ricorso alla plastica.
Inquinamento da plastica e diritti umani
Nel 2024, Human Rights Watch ha fornito le prove che negli Stati Uniti le comunità vicine agli impianti di produzione di materie prime chimiche per la plastica evidenziano un elevato rischio di cancro, danni alla salute riproduttiva e neonatale e malattie respiratorie. Tali comunità sono colpite in modo sproporzionato dalle attività inquinanti.
Cosa dovrebbe includere il trattato
Le norme e gli obiettivi del trattato dovrebbero tener presente le differenze tra Paesi perché alcuni Stati non hanno le infrastrutture necessarie al trattamento dei rifiuti in plastica, come sottolineato dall’Unione internazionale per la conservazione della natura. Spesso infatti la plastica finisce in zone del mondo dove mancano le infrastrutture adeguate per la lavorazione.
Tante nazioni hanno già previsto divieti o limiti all’uso della plastica monouso, una situazione frammentata costituita da isole normative sparse in tutto il mondo, quando invece servirebbe un’azione più ampia possibile. Inoltre, gli obiettivi e le iniziative globali devono essere accompagnati da piani d’azione nazionali personalizzati per ciascun Paese, come consiglia la Global Plastic Action Partnership (GPAP) del World Economic Forum.