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Microplastiche e nanoplastiche a contatto con gli alimenti, la contaminazione invisibile

Le microplastiche e le nanoplastiche a contatto con i prodotti alimentari portano le persone a un’esposizione prolungata e costante con sostanze nocive alla salute, che sono praticamente dovunque in quello che mangiamo e beviamo. Queste sostanze, inoltre, sono anche un fattore di inquinamento ambientale

Microplastiche e nanoplastiche a contatto con gli alimenti, non solo packaging
Immagine generata da IA

La contaminazione diffusa

Le microplastiche e le nanoplastiche a contatto con i prodotti alimentari portano le persone a un’esposizione prolungata e costante con sostanze nocive alla salute. Queste sostanze, inoltre, sono anche un fattore di inquinamento ambientale.

Packaging alimentare, tappi e taglieri

Il packaging alimentare ha la funzione di proteggere i cibi dalle contaminazioni esterne ed è quindi fondamentale per la sicurezza alimentare. È anche vero che il packaging e altri materiali che vengono a contatto con gli alimenti – come le attrezzature di trasformazione – possono essere una fonte di contaminazione da microplastiche e nanoplastiche.

Il rilascio di queste particelle non avviene necessariamente a causa di un uso scorretto. Un esempio tipico è la bottiglia con il tappo di plastica: l’apertura provoca un’abrasione che rilascia micro e nanoplastiche. Lo stesso discorso vale per i taglieri di plastica.

Microplastiche e nanoplastiche sono dovunque

Il fatto è che microplastiche e nanoplastiche sono praticamente dovunque in quello che mangiamo e beviamo.

Pensiamo alle reti di approvvigionamento dell’acqua potabile, alle bustine del tè, al sale da cucina (il mare è invaso dalla plastica), agli alimenti da asporto, al pesce in scatola, al riso, all’acqua minerale, alla birra, alle bevande analcoliche.

Le conseguenze sulla salute non sono ancora pienamente chiarite, anche se numerosi studi ritengono che l’esposizione a microplastiche e nanoplastiche abbia effetti gravemente nocivi. Esistono infatti prove scientifiche in merito all’alterazione del microbioma intestinale umano.

A livelli relativamente elevati di esposizione, i test di laboratorio (in vitro o sui roditori) evidenziano stress ossidativo e infiammazione, neurotossicità, effetti immunologici e riproduttivi, cambiamenti nella segnalazione endocrina, di solito.

Pertanto, mitigare l’esposizione delle persone a microplastiche e nanoplastiche è quanto meno una misura di prudenza.

Conoscere per evitare

Lo studio Food contact articles as source of micro- and nanoplastics: a systematic evidence map pubblicato in “npj Science of Food” ha effettuato una valutazione critica su una moltitudine di studi e ha compilato una mappa sistematica delle prove della presenza di microplastiche e nanoplastiche negli alimenti che sono a contatto con tutti i tipi di imballaggi in plastica.

I ricercatori hanno estratto i dati sulla progettazione sperimentale dei materiali, hanno valutato in modo critico la qualità dei dati, i metodi di identificazione dei materiali, la segnalazione del tipo di polimero e l’impostazione dello studio.

Dopo aver esaminato numerosi studi, hanno ritenuto che sette fossero altamente affidabili e hanno creato 600 voci di database diponibili in una dashboard interattiva.  Inoltre, hanno incluso nella ricerca tutti riferimenti ai termini microplastiche, nanoplastiche, particelle di plastica.

Materiali di uso comune a contatto con gli alimenti

Lo studio ha individuato alcuni materiali di uso comune a contatto con gli alimenti che contengono plastica, oltre ai taglieri su cui si sono espressi anche altre ricerche:

  • bottiglie di vetro e barattoli poiché probabilmente hanno una chiusura in plastica o plastica con una guarnizione;
  • lattine di alimenti e bevande, cartoni per bevande (ad esempio, materiali multistrato) e bicchieri di carta poiché probabilmente hanno un rivestimento interno simile alla plastica realizzato in materiale polimerico sintetico;
  • scatole di cartone, contenitori a contatto con alimenti grassi o umidi (ad esempio, scatole per pizza);
  • involucri di carta a contatto con cibi grassi o umidi (ad esempio, pellicole per avvolgere formaggi, salumi, pesce).

La migrazione dei materiali

I ricercatori hanno fatto anche una differenza in base alle attrezzature di lavorazione e conservazione e al trasporto (ad esempio le tubature dell’acqua, i vasetti dello yogurt) che sono a uso ripetuto e alla migrazione dei materiali.

Un dato consolidato è che i livelli di migrazione delle sostanze chimiche possono aumentare con l’uso, il lavaggio e l’età.

Ad esempio, la migrazione della melamina dalle stoviglie in plastica (fatta di resina melamina-formaldeide) si intensifica con il lavaggio dei piatti o il contatto con alimenti caldi, perché degradano il materiale. Una considerazione importante da tenere presente quando si valuta la sicurezza dei materiali plastici a contatto con gli alimenti nei vari cicli di utilizzo.

Contaminazione dei cibi ultra-processati

Interessante la valutazione del rapporto tra contaminazione da micro e nanoplastiche e consumo di cibi ultra-processati.

I cibi ultra-processati costituiscono rispettivamente circa il 50% e fino al 44% delle diete popolari negli Stati Uniti e in Europa.

I primi studi indicano che i cibi ultra-processati contengono significativamente più microplastiche rispetto ai prodotti poco trasformati, e le apparecchiature di trasformazione (in plastica) degli alimenti sono un potenziale fattore causale.

Il motivo principale è che un numero maggiore di fasi di lavorazione degli alimenti aumenta il tempo di contatto con le apparecchiature di trasformazione degli alimenti e quindi la probabilità di migrazione di microplastiche e nanoplastiche.

Imporre test di migrazione dei materiali

Infine, la migrazione delle particelle dipende anche dalle condizioni di stoccaggio. Ad esempio, l’esposizione alla luce solare accelera la frammentazione indotta dalla foto-ossidazione.

Lo studio giunge alla conclusione che l’uso abituale e prolungato dei materiali a contatto con gli alimenti può portare alla migrazione di micro e nanoplastiche.

Quindi, per proteggere la salute delle persone, le normative dovrebbero imporre test di migrazione di micro e nanoplastiche per i materiali a contatto con gli alimenti.

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About Author / Isabella Ceccarini

Europeista sostenitrice dell’Italia, non ama i confini mentali e geografici. Di formazione umanistica, è curiosa delle novità e affascinata dalla contaminazione tra saperi diversi. Giornalista da più di trent’anni, ha lavorato a lungo come caporedattore per un trimestrale di politica universitaria e ricerca. Ha scritto a quattro mani il libro Perché l’università. Riflessioni sull’etica del sapere che raccoglie pensieri e interviste a esponenti di spicco del mondo dell’istruzione superiore e di organizzazioni internazionali. Ha collaborato con diverse case editrici alla stesura di libri e cataloghi per mostre ed eventi occupandosi di progettazione e coordinamento editoriale. È attenta ai temi etici di cui ha scritto per il mensile della Società San Vincenzo de’ Paoli e ha fatto parte della giuria del Premio letterario Città di Castello nella sezione riservata ai giovani. Organizza e modera tavole rotonde su temi che spaziano dalla salute all’agricoltura, nonché corsi di formazione per i giornalisti. Ha ideato e condotto due eventi per il format #leparolevalgono di Treccani. Dal 2017 è entrata a far parte del team di Rinnovabili dove si dedica in particolare all’agrifood ma ama anche allungare lo sguardo ai temi ambientali. Per Rinnovabili progetta e conduce Agrifood Forum, evento annuale sulla sostenibilità alimentare.