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Bioraffinerie per il recupero di acqua, nutrienti ed energia dai fanghi di depurazione

Bioraffinerie per il recupero di acqua, nutrienti ed energia dai fanghi di depurazione
Immagine generata da AI per Rinnovabili

Il trattamento delle acque reflue

I fanghi di depurazione sono residui ricchi di materia minerale e organica che si formano durante il trattamento delle acque reflue civili, industriali e meteoriche.

Normalmente sono considerati un rifiuto; tuttavia, i fanghi di depurazione contengono una miscela complessa (fino all’85% di acqua, nutrienti fondamentali come fosforo e azoto) che si può riutilizzare in un’ottica di economia circolare e di sostenibilità.

Sicurezza per l’ambiente e la salute

Una corretta gestione dei fanghi di depurazione è cruciale poiché possono contenere metalli pesanti, patogeni e sostanze inquinanti. Per questo il loro impiego deve essere regolamentato: infatti, la normativa italiana ed europea stabiliscono limiti e controlli affinché tale impiego sia sicuro per l’ambiente e per la salute delle persone.

In Italia il 54% dei fanghi di depurazione prodotti – pari a circa 1,6 milioni di tonnellate l’anno – non vengono recuperati. In pratica, si potrebbero recuperare circa 1,3 milioni di metri cubi di acqua che invece vanno persi.

La loro mancata gestione si traduce in uno spreco ambientale (1,4% delle emissioni globali dallo smaltimento dei fanghi), economico (10,6 mld di euro di costo globale per lo smaltimento) e strategico.

Perché riutilizzare i fanghi di depurazione

Il riutilizzo dei fanghi di depurazione presenta numerosi vantaggi. In particolare, è utile in tre settori:

In Italia, ogni anno, si producono circa 3,2 milioni di tonnellate di fanghi di depurazione (potrebbero salire a 4 ammodernando i sistemi di depurazione) ma solo il 20% si usa in agricoltura. Il restante serve per la termovalorizzazione e il mono-incenerimento.

I fanghi di depurazione possono essere un’opportunità

Fa notare Benedetta Brioschi, partner TEHA (The European House Ambrosetti) e responsabile della Community Valore Acqua fa notare il paradosso della depurazione in Italia: «A fronte di standard qualitativi di alto livello della risorsa alla fonte, l’Italia è al 22° posto in UE per quota di acque reflue trattate in modo sicuro (70,2%) e 1,3 milioni di cittadini vivono in Comuni ancora privi del sistema di depurazione.

Il 65% dei costi operativi di un impianto è ancora legato alla gestione dei fanghi, quando potrebbero rappresentare un’opportunità.

È necessario aggiornare la direttiva europea vigente che risale al 1986 e la normativa italiana del 1992: sono obsolete rispetto agli standard ambientali e alle nuove potenzialità tecnologiche».

È quindi urgente trasformare gli impianti di depurazione in vere e proprie bioraffinerie capaci di recuperare acqua, nutrienti e energia.

Depuratori come hub industriali di economia circolare

Le tecnologie attuali permettono di recuperare oltre 2,5 milioni di metri cubi di acqua depurata di alta qualità all’anno solo in Italia da destinare a usi agricoli e industriali (stima TEHA).

Inoltre, si potrebbero recuperare fino a 63.000 tonnellate di fosforo (pari al 6% del consumo di fertilizzanti in UE) e fino a 87.500 tonnellate di azoto (1% dei fertilizzanti).

È quindi evidente che i depuratori possono diventare veri e propri hub industriali di economia circolare, capaci di recuperare acqua, energia e nutrienti valorizzabili sul mercato.

Più di 50 protagonisti della filiera idrica italiana hanno lanciato un appello in tal senso nel corso di un workshop dedicato ai fanghi di depurazione che rientra nel percorso della Community Valore Acqua di TEHA a cui hanno partecipato anche Ministero dell’Ambiente, ARERA ed ENEA.

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