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Umbria, la Legge per l’energia punta alle CER e agli impianti di piccole dimensioni

Umbria, la Legge per l'energia punta alle CER e agli impianti di piccole dimensioni
Umbria, la Legge per l'energia punta alle CER e agli impianti di piccole dimensioni

La Giunta Regionale ha approvato il disegno di Legge per l’energia dell’Umbria. Il provvedimeto, “Misure urgenti per la transizione energetica e la tutela del paesaggio umbro“, punta a favorire l’autonomia energetica e, al contempo, a garantire la salvaguardia del patrimonio paesaggistico e culturale, individuando le aree idonee e non idonee all’installazione di impianti alimentati da fonti di energia rinnovabile. Adesso si attente il via libera dell’Assemblea Legislativa regionale, l’obiettivo è arrivare all’approvazione della Legge entro la fine dell’estate.

Cos’ l’assessore regionale all’energia e al paesaggio, Thomas De Luca: “La legge definisce un quadro di chiarezza: fare impianti nelle aree idonee sarà semplice, veloce ed a rischio zero. Presentare progetti nelle aree non idonee sarà un rischio altissimo di bocciatura, prossimo alla certezza di veder andare in fumo il proprio investimento.”

“Ci muoviamo in un quadro molto complicato. – ha proseguito l’assessore – Dobbiamo rispettare la Costituzione e non possiamo discostarci dal quadro normativo nazionale definito dal Governo, al tempo stesso, però, dobbiamo monitorare la giurisprudenza che evolve costantemente la materia. I 60 giorni che il TAR del Lazio ha dato al Governo per la correzione del decreto attuativo sono giunti al termine. Ad ora non è arrivato alcun segnale”.

“In questo vuoto normativo il nostro territorio continua ad essere bersaglio di centinaia di progetti eolici e fotovoltaici di grandi dimensioni in aree non idonee, totalmente fuori scala per il nostro territorio. Al contrario, i progetti delle Comunità Energetiche Rinnovabili e quelli delle nostre imprese sono paralizzati da una vera e propria moratoria fantasma che sta soffocando il nostro sistema economico”.

Cosa prevede la Legge per l’energia dell’Umria

Lo scopo del disegno di Legge è arrivare alle zero emissioni nette e all’autonomia energetica regionale entro il 2050, provando a porre le basi di una transizione energetica basata su sostenibilità ambientale ed economica, giustizia sociale e climatica.

Entro il 2050 la domanda di energia crescerà del 40-60% rispetto all’attuale fabbisogno, raggiungendo 5.151,73 GWh di potenza da installare. Per rispondere a tale richiesta il testo di Legge promuove un mix energetico diversificato tra le diverse fonti di energia rinnovabile (solare, eolico, idroelettrico, geotermico) sufficiente a garantire la sicurezza energetica. In maniera speculare, il testo prevede anche di fare affidamento su un mix di diverse tecnologie di accumulo.

Nell’ambito della pianificazione energetica regionale, il disegno di Legge dà infatti priorità proprio all’implementazione di sistemi di accumulo collegati agli impianti realizzati nelle aree idonee, come: batterie di accumulo, impianti di produzione di idrogeno verde o invasi e bacini idrici integrati con centrali elettriche da pompaggio.

la Regione sta investendo sulla tecnologia dell’idrogeno come sistema di accumulo energetico per i trasporti, nell’area della Conca ternana, e sta sostenendo la progettualità dell’Hydrogen Valley localizzata nel comune di Narni.

Il testo privilegia la realizzazione di impianti diffusi, di piccole e medie dimensioni, prossimi alla domanda, e si riconoscono le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) quali pilastro dell’intero sistema energetico regionale. In tal senso, la regione Umbria intende seguire un approccio “microgrid”, capace di garantire l’autonomia e la sicurezza energetica.

Il provvedimento definisce in maniera chiara le aree idonee all’installazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili, a meno che queste non ricadano nel perimetro delle arre soggette a vincoli paesaggistici. Tali aree includeranno superfici antropizzate e compromesse, le coperture, le aree edificate, parcheggi, aree dismesse, discariche e infrastrutture esistenti.

Per queste aree, il disegno di Legge assicura tempi ridotti di costruzione, in quanto il parere paesaggistico sarà non vincolante. Su questo punto, il testo prevede che la Giunta regionale possa individuare ulteriori aree non idonee o vietate alla realizzazione di impianti FER su propria iniziativa o su proposta dei comuni o delle province. La fascia di rispetto potrà essere estesa fino a 7.000 metri in base al contesto territoriale e paesaggistico.

In base disgno di Legge, se un’area idonea si trova all’interno di un’area definita non idonea, è comunque considerata idonea alla realizzazione di impianti FER. Questo non vale, tuttavia, per gli impianti di generazione elettrica da biomasse, gas di discarica, gas residuati da processi di depurazione e biogas
con potenza nominale superiore a 200 kW e per la produzione di biometano alimentato da materiali in
ingresso superiori a 50.000 tonnellate annue.

Una certa attenzione è dedicata inoltre all’agrivoltaico. In questo caso, i requisiti per le aree non idonee sono abbastanza stringenti per garantire il rispetto della biodiversità e dell’identità culturale umbra. Il testo stabilisce infatti che per l’installazione di impianti solari fotovoltaici e agrivoltaici di grandezza
superiore a 1,5 ettari in aree da realizzare in aree agricole, l’estensione complessiva degli impianti non può essere superiore al 3% della superficie agricola dello spazio rurale di ciascun Comune. Nel caso, invece, di impianti in aree non idonee, la superficie occupabile non può essere superiore al 5 per cento della superficie totale.

Il disegno di Legge prevede inoltre garanzie finanziarie per la dismissione degli impianti e un programma di compensazioni ambientali e territoriali a carico dei proponenti, con una parte dei proventi da destinare ai comuni o alle CER.

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