
La media company Rinnovabili ha organizzato, in collaborazione con MEDFEST 2025, il convegno “Comunità Energetiche Rinnovabili: la transizione energetica parte dal territorio”, un momento unico di approfondimento dedicato alle nuove configurazioni dell’autoconsumo per affrontare con analisti ed esperti di settore il modello delle CER.
Cosa sono le comunità energetiche rinnovabili
Le comunità energetiche sono un meccanismo entrato nella normativa italiana a marzo del 2020, per 4 anni con una disciplina transitoria e dal marzo 2024 con una disciplina a regime. Sono l’evoluzione dell’autoconsumo fisico individuale: una famiglia installa un impianto fotovoltaico sul proprio tetto di casa, o un’impresa sulla copertura del proprio capannone, così da ridurre il prelievo dell’energia dalla rete e abbattere i costi energetici. L’evoluzione di questa pratica, con le configurazioni di autoconsumo dell’energia rinnovabile, è appunto l’autoconsumo virtuale diffuso. In questo modo, diversi soggetti si possono aggregare, tutti afferenti a una cabina primaria, e si impegnano a realizzare uno o più impianti a fonte rinnovabile (non solo fotovoltaico) ai fini della condivisione energetica.
Gli interventi salienti di MEDFEST 2025, i benefici delle CER
“Le CER – ha spiegato Paolo Arrigoni, Presidente GSE – apportano dei benefici ambientali perchè più comunità vengono costituite più impianti a fonte rinnovabile vengono realizzati, con un contributo molto importante alla transizione energetica. Le comunità apportano anche benefici economici agli appartenenti alle CER perché lo Stato, attraverso il GSE, riconosce una tariffa premio incentivante proporzionale all’energia prodotta e consumata nello stesso anno. Gli incentivi vengono suddivisi tra i vari membri o destinati a progetti di utilità sociale e alle famiglie in povertà energetica. E qui veniamo all’altro beneficio, ossia quello sociale. Infatti, molte CER sono nate proprio con questa finalità”.
“Tuttavia, c’è anche un altro beneficio, quello al sistema energetico, dato dalla vicinanza nello spazio e nel tempo”, ha proseguito Arrigoni. “Se avviciniamo produzione e consumo, riduciamo le perdite di rete. La vicinanza nel tempo invece è data dal fatto che, se si invitano gli aderenti alla comunità energetica a spostare i consumi nell’arco della giornata, quando l’impianto afferente alla CER produce, si riesce ad affrontare anche il problema dell’over produzione e si scaricano i consumi della sera”.

La normativa per le CER e chi può accedervi
L’intervento dell’avvocato Paolo Peroni, di Rödl & Partner, ha riguardato in particolare la normativa per le CER e chi può accedervi: “Il Decreto Legislativo 199/2021 ha recepito in Italia la Direttiva RED II sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili e ha ridisciplinato le procedure autorizzative. L’Articolo 31, in particolare, ha proprio disegnato le caratteristiche di base di una comunità energetica da fonti rinnovabili. Poi, il Testo integrato dell’autoconsumo diffuso emanato da ARERA nel 2022 e modificato nel 2024 contiene la descrizione delle modalità di funzionamento e regolazione economica dell’autoconsumo diffuso. Inoltre, il Decreto CACER del 2023, e modificato nel 2025, descrive anche l’aspetto degli incentivi alle CER”.
“Chi può accedere a queste misure? Prima di tutto, le persone fisiche, quindi i cittadini, anche in qualità di semplici consumatori di energia degli impianti delle CER. In secondo luogo, le piccole e medie imprese, escluse quelle specializzate nella produzione e commercializzazione di energia elettrica, le associazioni, gli enti del terzo settore e gli enti territoriali. Questi ultimi svolgono un’azione importante di promozione sul territorio invitando anche altri soggetti meno qualificati ad aderire alle CER. Per questo, le comunità energetiche rinnovabili puntano a creare un ponte ideale di condivisione delle tematiche energetiche tra pubbliche amministrazioni, mondo delle imprese e cittadini“.

La sostenibilità finanziaria del modello
AL MEDFEST 2025 anche l’avvocato Mattia Petrillo, di SLT EY Partner, energy and efficiency law leader, che con il suo intervento ha posto sotto i riflettori i motivi per cui conviene creare una CER: “Si fa presto a parlare di transizione energetica e transizione, ma qualcuno deve anche sostenerla economicamente. In tal senso, è importante fare un focus sulla sostenibilità finanziaria del modello“.
“La normativa si sta spostando sempre più verso un’ottica di virtualizzazione del trasporto locale e di generazione distribuita. Tanté che uno dei benefici poco denunciati ma fondamentali delle CER è l’efficacia e la resilienza sui sistemi di rete. I benefici economici sono di multi livello. La regolazione approvata dal Decreto CACER prevede una duplice forma di incentivazione. Molto interessante è la tariffa Incentivante o TIP (un contributo in conto esercizio erogato dal GSE per l’energia condivisa CER per un periodo di 20 anni). “Oltre al PNRR, un fattore trainante importante, ci sono poi dei modelli esterni di cattura di energia effettivamente buttata in rete dove la CER ha facoltà o di chiedere un ritiro dedicato di lungo periodo, quindi buona parte bancabile, al GSE oppure su base privatistica. E questa è un’ulteriore leva di valorizzazione economica della configurazione della CER e dell’utenza finale”.

La CER dell’Interporto di Bologna
Sabrina Sacchetti, EY Partner, Bus. Consulting, Energy communities solution leader, ha parlato di un caso interessante: l’Interporto di Bologna. “L’Interporto di Bologna è una delle principali infrastrutture logistiche d’Italia, sicuramente un’infrastruttura energivora che un’impatto anche in termini di accettazione da parte del territorio. Per l’Interporto di Bologna è stata studiata una configurazione di CER che prevede un impianto fotovoltaico. La maggior parte dell’energia prodotta viene dedicata all’autoconsumo fisico di un’azienda del sedimento interportuale. L’autoconsumo generato da questa energia viene valorizzato a PPA on site per circa il 70% e il restante 30% viene dedicato alla CER, a cui parteciperanno utenti residenziali ed edifici pubblici dei comuni limitrofi. Il business plan prevede un ritorno sull’investimento di circa il 13%”.
AL MEDFEST 2025 si parla anche comunità energetiche transfrontaliere
Sergio Olivero, professore dell’Energy Center Politecnico di Torino, ha esplorato la possibilità concreta di creare delle comunità energetiche transfrontaliere o CBECs. “Nel Decreto del MASE del dicembre 2023 si dice che si possono fare le comunità energetiche transfrontaliere e si dice anche che il GSE fornirà supporto per costruirle. Fare una comunità energetica transfrontaliera potrà avere degli effetti importanti. In tal senso, è stato siglato un accordo di Magliano Alpi (Cuneo), la prima d’Italia, e due aziende, una nel Principato di Monaco e una in Francia. La logica è andare oltre l’approccio di molti progetti europei, che hanno fatto un lavoro egregio in ambito analitico. Con questo accordo abbiamo lanciato il cuore oltre l’ostacolo perché c’è un CER costituita in Italia e ci sono dei consumatori in Francia“.

