
“Proporrò un pacchetto per l’efficienza energetica dei data center“. E’ quanto ha dichiarato oggi il commissario europeo per l’energia Dan Jorgensen in occasione dell’apertura della decima Global Conference on Energy Efficiency a Bruxelles. Un annuncio lapidario a cui non sono seguiti chiarimenti e spiegazioni, ma che si inserisce in dibattito più che attuale.
Ad oggi si stima che le tecnologie digitali rappresentino tra il 5 e il 9% del consumo globale di elettricità, con il peso maggiore tutto a carico dei centri dati.
Nel dettaglio, a livello comunitario i data center hanno utilizzato tra i 45 e i 65 TWh di elettricità (tra l’1,8 e il 2,6% del consumo totale di elettricità nell’UE) nel 2022; valori destinati ad aumentare con la digitalizzazione e le tecnologie emergenti come l’intelligenza artificiale, l’Internet delle cose e la blockchain. E che portano con sé un doppio problema, uno legato alla sicurezza energetica e uno alle emissioni di gas serra.
Non è un mistero che il tema del cloud computing a basso consumo energetico sia diventato una priorità per l’Unione europea e che il Blocco voglia rendere queste infrastrutture a zero emissioni di carbonio entro il 2030.
Per non mancare la meta, la Commissione europea ha già attivato una serie di strumenti, vecchi e nuovi, accanto ad una revisione normative. Dal Regolamento sull’ecodesign dei server e dei prodotti di archiviazione dati al Codice di condotta dell’UE sull’efficienza energetica dei data center, fino ai criteri UE per gli appalti verdi.
Le nuove misure per ridurre i consumi dei data center si inseriscono in questi sforzi e sono sostenute dalla nuova direttiva sull’efficienza (2023) che introduce l’obbligo di monitoraggio e rendicontazione delle prestazioni energetiche dei data center. Il regolamento delegato (UE/2024/1364), pubblicato lo scorso anno, stabilisce, invece, le informazioni e gli indicatori chiave di prestazione per l’obbligo di segnalazione.