Rinnovabili

Pichetto: su dl Aree Idonee in corso valutazione con MASAF, MIC e Regioni

Perché il Governo ha impugnato la Legge aAree Idonee della Sardegna?
Foto di Maik Winnecke su Unsplash

Ci sarà una revisione del decreto Aree idonee per le rinnovabili e arriverà “nel più breve tempo possibile”, perché “abbiamo un territorio da tutelare ma anche obiettivi da raggiungere” e “si tratta di essere equilibrati“. Il punto sul decreto Aree Idonee per le rinnovabili dopo le sentenze del TAR Lazio – che si aggiungono al rinvio alla Consulta del dl Agricoltura e della Legge Sarda nel creare incertezza agli investitori – lo fa Gilberto Pichetto, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, in audizione alla Camera.

Ascoltato dalle commissioni Attività produttive e Ambiente della Camera, il titolare del MASE spiega che “alla luce delle contestazioni, stiamo procedendo ad una revisione rapida del decreto” Aree idonee, “che sottoporremo alla valutazione dei ministeri concertanti dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle foreste e della Cultura, e delle alle Regioni”. Il confronto avverrà “nel più breve tempo possibile”, garantisce il ministro, e infatti “gli uffici stanno interloquendo”. 

È necessario darsi da fare, perché “alla luce degli impegni europei e della necessità di individuare anche le zone di accelerazione” per lo sviluppo delle rinnovabili, “non è più rinviabile un’azione programmatoria di ampio respiro che si basi su un atteggiamento costruttivo e responsabile di tutti gli attori in gioco”, sottolinea Pichetto. Ecco perché “per la sfida delle Aree idonee […] mi auguro una collaborazione forte da parte delle Regioni”.

E allora, “se c’è un’intesa da trovare con le Regioni c’è un invito a loro” alla collaborazione, all’ascolto, “ma anche a Parlamento governo, per trovare un punto di equilibrio”. Il fatto è che “abbiamo un territorio da tutelare ma anche obiettivi da raggiungere. Si tratta di essere equilibrati”, auspica il ministro.

“Dobbiamo garantire l’ordinato sviluppo degli impianti rinnovabili, traguardando gli obiettivi del PNIEC, in modo tale da garantire il progressivo abbassamento della bolletta elettrica mediante il disaccoppiamento”, ha aggiunto il numero uno del MASE. “Di fatto, non possiamo andare avanti col prezzo dell’energia determinato dal gas perché abbiamo un livello basso di rinnovabili”.

Il decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 199 – di recepimento della direttiva RED II – con l’articolo 20, ha individuato il percorso per l’individuazione delle aree idonee e non idonee alla realizzazione di impianti a fonti rinnovabili, prevedendo un coinvolgimento, in prima battuta, del MASE, del MASAF, e del MiC, che d’intesa con la Conferenza Unificata, dovevano definire criteri e principi omogenei che indirizzassero l’attività programmatoria delle Regioni e delle Province autonome su ciascun territorio.

“La medesima norma ha previsto altresì la ripartizione della potenza installata fra le Regioni e le Province autonome, il Burden sharing, prevedendo sistemi di monitoraggio sul corretto adempimento degli impegni assunti e criteri per il trasferimento statistico”, ricorda Pichetto. In attuazione della disposizione “è stato emanato nel 2024 il dm 21 giugno dopo un lungo iter di negoziazione con i ministeri concertanti e le Regioni”, prosegue il titolare del MASE, “come noto, avverso il DM Aree idonee sono stati presentati molteplici ricorsi rispetto ai quali il TAR Lazio si è di recente espresso“. 

In particolare, nella sentenza relativa al ricorso presentato dall’ANEV, “il giudice amministrativo chiede alle amministrazioni di riscrivere i principi e i criteri omogenei per la individuazione delle aree idonee e non idonee, contestando un deficit di specificità ed omogeneità che non consente alle regioni di essere guidate nell’esercizio delle attribuzioni ad esse spettanti”, ricorda Pichetto. “Il Tar contesta al contempo l’assenza di una disciplina transitoria che consente di salvaguardare le iniziative già avviate prima dell’individuazione delle aree con legge regionale e l’illegittimità della disposizione che concede la facoltà di incrementare le fasce di rispetto dai beni tutelati alle regioni fino a 7 km, in quanto competenza esclusiva del legislatore statale”, aggiunge il titolare del dicastero ambientale.

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