
Il fotovoltaico in agricoltura continua a creare scontri e accese discussioni. L’ultima arriva dal Piemonte dove l’amministrazione regionale con due delibere del 2023 aveva imposto di fatto un divieto agli impianti solari in aree agricole di elevato interesse agronomico. Una decisione che è finita in tribunale e che ha trovato in questi giorni l’annullamento con la sentenza del Consiglio di Stato.
Ma andiamo con ordine.
Fotovoltaico in agricoltura, le normative nazionali
Il caso afferisce ad un tema complesso in cui anche le indicazioni nazionali si trovano momentaneamente in una impasse. I due grandi provvedimenti in grado di disciplinare il tema, vale a dire DL Agricoltura (D.L. n. 63/2024) e DM Aree Idonee (DM 21 giugno 2024) – sono in una fase di “stallo”.
Il primo avrebbe precluso su tutto il territorio nazionale l’installazione di impianti fotovoltaici a terra in zone classificate agricole (con la sola eccezione dell’agrivoltaico). Il condizionale è d’obbligo perché la norma è stata giudicata dal TAR Lazio irragionevole e sproporzionata, demandando il giudizio sulla legittimità costituzionale o meno alla Consulta.
Allo stesso modo il Tribunale Amministrativo ha intravisto dei profili di illegittimità anche nel Decreto Aree Idonee. Il problema? Avrebbe dovuto fornire degli orientamenti chiari ed omogenei per l’installazione degli impianti rinnovabili. Nella realtà, invece, ha affidato il compito alle singole Regioni, con il rischio – già dimostrato – di incorrere in una disparità nell’applicazione della normativa.
L’attesa dunque è tutta concentrata sulla sentenza della Corte Costituzionale e sulle prossime mosse del Ministero dell’Ambiente che ha annunciato una riedizione parziale del DM Aree idonee a luglio 2025.
Le delibere 2023 della Regione Piemonte
Accantonando momentaneamente il caos creato dalle ultime normative nazionali, per comprendere la questione piemontese bisogna risalire alle sue “radici”: le delibere D.G.R. n. 58-7356 del 31 luglio 2023 e D.G.R. n. 26-7599 del 23 ottobre 2023.
Questi atti, antecedenti sia al DL Agricoltura che al DM Aree Idonee, hanno introdotto indirettamente una sorta di moratoria per il fotovoltaico tradizionale in agricoltura. Nel dettaglio la Regione Piemonte ha stabilito che nelle aree agricole di elevato interesse agronomico fosse consentita unicamente l’installazione di impianti fotovoltaici di tipo agrivoltaico.
Una misura che si è scontrata con il progetto della società Myt Development Initiatives: realizzare un impianto fotovoltaico di circa 11 MWp su terreni agricoli nei Comuni di San Giacomo Vercellese e Arborio. Aree che ai sensi del D.Lgs. n. 199/2021 (art. 20, comma 8, lettera c-quater) rientravano fra quelle idonee alle FER.
La questione è approdata al TAR Piemonte dove, con la sentenza n. 820 del 4 luglio 2024, il ricorso della azienda è stato respinto. Myt Development Initiatives si è quindi appellata al Consiglio di Stato.
La sentenza boccia la moratoria del Piemonte
Il Consiglio di Stato, richiamando proprio le norme statali del D.Lgs. 199/2021, ha evidenziato come le stesse abbiano funzionato da disposizione transitoria in attesa del DM Aree Idonee. E come spettasse solo a quest’ultimo stabilire i principi e i criteri per l’individuazione delle zone idonee e non.
Non solo. L’articolo 20, comma 6, del D.Lgs. 199/2021 vietava esplicitamente moratorie o sospensioni dei procedimenti di autorizzazione in attesa dell’individuazione delle aree idonee.
I giudici amministrativi d’appello hanno quindi chiarito che la Regione, nell’attesa dei decreti ministeriali, non poteva “frapporre validamente alla realizzazione di impianti fotovoltaici sul suo territorio ostacoli non previsti dal legislatore statale”.
È stato pertanto accolto l’appello della società Myt Development Initiatives, riformando la sentenza del TAR Piemonte e annullando le delibere della Giunta Regionale nella parte in cui si vietava il fotovoltaico a terra in agricoltura.