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Polvere sahariana, un rischio in crescita per il fotovoltaico europeo?

Polvere sahariana, un rischio in crescita per il fotovoltaico europeo?
Via Depositphotos

Negli ultimi anni il Copernicus Atmosphere Monitoring Service (CAMS) ha messo in luce un trend atmosferico da valutare con attenzione anche sul piano energetico. Parliamo dell’aumento della frequenza e dell’intensità delle intrusioni di polvere sahariana nel continente europeo, soprattutto nei mesi primaverili ed estivi.

Un fenomeno naturale esacerbato dal riscaldamento globale e che trascina con sé effetti negativi su qualità dell’aria, salute umana, processi ambientali e persino sull’energia solare.

Non è un mistero che il particolato atmosferico possa influenzare in maniera sostanziale la produzione fotovoltaica. Ecco perché il settore sta, ormai da anni, sviluppando sistemi di pulizia dei pannelli a prova di deserto, ossia in grado di rimuovere in maniera automatica ed efficace polvere e sporcizia.

Ma le tempeste di sabbia non costituiscono un grattacapo solo le operazioni di pulitura. Come emerso in un recente studio, presentato all’Assemblea generale dell’Unione Europea di Geoscienze (EGU25), la polvere minerale trasportata dal vento dal Nord Africa ha un effetto anche su sistemi previsionali. 

Il lavoro ha raccolto dati sul campo da oltre 46 eventi di polvere sahariana tra il 2019 e il 2023, comprendo l’Ungheria e l’Europa meridionale (Portogallo, Spagna, Francia, Italia e Grecia).

Secondo i ricercatori – provenienti dal Centro di ricerca HUN-REN per l’astronomia e le scienze della Terra e dall’Università della Pannoni in Ungheria – gli effetti delle polveri si stanno facendo più intensi a causa di un gradiente termico più ripido, che intensifica i processi di formazione delle nubi.

Il problema è che gli strumenti di previsione convenzionali, che utilizzano climatologie statiche degli aerosol, risultano in molti casi inefficaci durante questi eventi. “Le quantità di polvere atmosferica, la dinamica del suo trasporto e le proprietà mineralogiche e fisiche (come la granulometria e la forma) della polvere non sono ben comprese”, scrivono gli scienziati nell’abstract. “Questi fattori hanno impatti diversi sui processi di formazione delle nubi, il che richiede ulteriori ricerche per una migliore comprensione”.

Come affrontare il problema? Migliorando la comprensione e i sistemi di previsione. “C’è una crescente necessità di metodi di previsione dinamici che tengano conto sia dei fattori meteorologici che di quelli mineralogici”, affermano gli scienziati.

Gli autori suggeriscono di integrare i dati sul carico di polvere in tempo quasi reale e l’accoppiamento aerosol-nuvole nei modelli di previsione. Ciò consentirebbe una programmazione più affidabile dell’energia solare e una migliore preparazione alla variabilità introdotta dalla polvere sahariana.

 La ricerca “The shadow of the wind: photovoltaic power generation under Europe’s dusty skies (2025)” è stata pubblicata su EGU25-9264.

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