
Scambio sul Posto, c’è tempo fino al 26 settembre 2025 per le richieste
È stata la prima forma di “autoconsumo virtuale” e la più sfruttata negli anni passati, in assenza di strumenti come le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) e gli accumuli domestici. Parliamo dello Scambio sul Posto (SSP), un meccanismo ormai prossimo al pensionamento, secondo quanto stabilito dal decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 199. Per i nuovi impianti che vogliono aderire a questo regime, la finestra per fare domanda si sta rapidamente chiudendo. Lo ha ribadito ieri il Gestore dei Servizi Energetici (GSE), ricordando che per richiedere l’attivazione di un nuovo contratto SSP ci sarà tempo solo fino al 26 settembre 2025.
Ovviamente, l’opzione non è per tutti, ma solo per gli impianti entrati in esercizio entro il 29 maggio 2025. In questo lasso di tempo rimasto, la sola opzione per presentare la richiesta è la modalità standard, escludendo quindi l’attivazione dello SSP tramite Modello Unico (segui le istruzioni).
Come ricorda anche il GSE nella sua nota stampa, tutte le convenzioni di Scambio sul Posto non potranno più essere rinnovate una volta raggiunti i 15 anni dalla prima sottoscrizione.
Quali sono i costi del servizio di Scambio sul Posto?
Per tutti i contratti di Scambio sul Posto che hanno almeno un giorno di validità nell’anno di riferimento, ad esclusione degli impianti con potenza nominale fino a 3 kW, il Gestore trattiene annualmente una quota a titolo di costo amministrativo, in compensazione al primo pagamento utile. Si tratta di una tariffa a copertura degli oneri di gestione, verifica e controllo, costituita da un corrispettivo fisso e da uno variabile (1 euro per ogni kW di potenza installata oltre i 20 kW), in funzione della potenza dell’impianto.
La fattura dei costi amministrativi viene emessa dal GSE e inviata al Sistema di Interscambio, rendendola disponibile nel cassetto fiscale del titolare presso l’Agenzia delle Entrate.