Rinnovabili

Aree idonee, Picchetto Fratin: “il decreto va adeguato, ma serve confronto con le regioni”

aree idonee Pichetto
Credits: MASE

di Alessandro Petrone

Il nodo delle aree idonee torna al centro del dibattito politico e giuridico dopo la sentenza del Tar del Lazio che ha annullato due articoli chiave del Decreto del Ministero dell’Ambiente. A commentare la decisione, intervenendo in apertura dell’ultima giornata del ForumPA 2025, è stato il Ministro Gilberto Pichetto Fratin. In precedenza, il Ministro aveva spiegato: “Il Tar dice che le aree non idonee non esistono. Le aree idonee previste per legge non potranno essere limitate e ristrette: per esempio le cave, le aree industriali, comunque dovranno essere idonee per la produzione di energia”.

Aree idonee, il confronto con le Regioni

Il riferimento è alla recente decisione del Tribunale amministrativo che ha cancellato i commi 2 e 3 dell’articolo 7 del Decreto, ritenendo eccessiva la discrezionalità concessa alle Regioni nella definizione dei siti per impianti rinnovabili. “Sostanzialmente si tratta di un eccesso di libertà nei confronti delle Regioni”, ha spiegato Pichetto Fratin, “rispetto a quelli che sono i modelli ordinari siamo al ribaltamento e di conseguenza si rende necessario intervenire per chiarire che quanto stabilito dalla legge non è derogabile”, Il Ministro ha assicurato che si procederà rapidamente: “Dobbiamo farlo entro 60 giorni. Faremo un confronto, anche se rapido, con il sistema delle Regioni per chiarire i rapporti, in attesa anche di quella che sarà la decisione della Corte costituzionale”.

Il nodo giuridico tocca anche un’altra questione: la sovrapposizione di competenze tra Stato e Regioni. “Sul fronte delle rinnovabili e ambientale, il ribaltamento delle normative europee è continuo. Ma a ciò si aggiunge che molte materie in Italia sono concorrenti, e questo genera un numero altissimo di leggi impugnate sia dal Governo che dalle Regioni”, ha sottolineato il Ministro. “È necessario un riordino delle competenze: sono passati vent’anni dal referendum del 2001 e occorre adeguarsi all’esperienza accumulata”.

Blackout in Spagna, Italia più protetta

Nel corso dell’intervista, Pichetto Fratin ha anche commentato il blackout che ha colpito la Spagna e parte del Portogallo. “Non abbiamo ancora un report tecnico completo, ma pare sia stato causato da un’esplosione di frequenza nella rete. La Francia ha isolato i Pirenei e l’Italia è intervenuta in supporto. Fortunatamente non siamo stati colpiti”.

Secondo il Ministro, la rete italiana è oggi più preparata rispetto a quella spagnola: “Dopo il blackout del 2003, il nostro sistema è stato modernizzato con controlli e automatismi più avanzati”. Tuttavia, l’evento per il Ministro solleva interrogativi sulla stabilità della rete. “La Spagna ha grandi impianti solari, in Andalusia in particolare, e la produzione in eccesso può generare squilibri. Anche in Italia, in certi giorni estivi, si può arrivare all’energia in eccesso con prezzi negativi”.

Green Deal, sì alla riforma degli strumenti

Sul Green Deal europeo, il Ministro si è detto favorevole a una revisione pragmatica: “L’obiettivo della decarbonizzazione al 2050 resta. Ma dobbiamo adattare le regole al contesto realistico. Cinque anni fa si vietava il motore endotermico dal 2035, oggi ci sono motori diesel a idrogeno a zero emissioni. Se l’obiettivo è ridurre le emissioni, allora non si deve escludere a priori lo strumento: è la tecnologia che ci offre le soluzioni”.

Auto elettriche, 600 milioni per rinnovare il parco circolante

In chiusura, Pichetto Fratin ha ribadito il piano incentivi per le auto elettriche: “Abbiamo destinato quasi 600 milioni del PNRR al ricambio dei veicoli più inquinanti, come Euro 1 e Euro 2. Sono fondi che erano inizialmente destinati all’idrogeno, ma in assenza di domanda sono stati riorientati. L’obiettivo è favorire l’acquisto di auto elettriche anche per le attività commerciali con mezzi obsoleti”.

Con l’impegno di intervenire per adeguare il Decreto sulle aree idonee, l’agenda del MASE si concentra ora su un doppio fronte: da un lato garantire lo sviluppo ordinato e rapido delle rinnovabili, dall’altro costruire una rete elettrica flessibile, integrata e capace di reggere l’urto della transizione. Ma per farlo, serviranno chiarezza normativa e un nuovo equilibrio nei rapporti tra Stato e Regioni.

Per l’intervista integrale, si rimanda al canale youtube del ForumPA.

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