
Torna in primo piano la questione diesel Euro 5 in Pianura padana. Dal 1° ottobre potrebbe scattare il divieto di circolazione nei Comuni superiori ai 30mila abitanti di Lombardia, Piemonte, Veneto e Emilia Romagna per i veicoli – privati e commerciali – alimentati a gasolio e appartenenti alla categoria, immatricolati tra 2011 e 2015.
Un divieto che scaturisce dalla scarsa qualità dell’aria nell’area e che potrebbe durare fino al 15 aprile 2026. La ‘causa’ è il decreto 121 del 12 settembre 2023. La ragione è la necessità di rispondere a infrazioni UE evitando multe salate e, anche e soprattutto, tentare di migliorare la qualità dell’aria nelle regioni interessate, riducendo PM e NOx.
Inevitabile l’impatto sociale della misura, se presa senza cautele, dal momento che interessa automezzi diesel datati, che di solito guidano persone con minori disponibilità economica. In altre parole, i gilet gialli sono dietro l’angolo. In campo subito il titolare del MIT Matteo Salvini che annuncia un emendamento al dl Infrastrutture al quale sta “lavorando personalmente”, mentre il collega al MASE Gilberto Pichetto rinvia la palla alle Regioni interessate: “è una competenza regionale” e “se poi intervengono sulle Euro 5 con le modalità che loro valuteranno, non è di mia competenza”.
Diesel Euro 5, un emendamento al DL Infrastrutture
La vicenda apre un ulteriore confronto all’interno della maggioranza. Il primo a battere un colpo Matteo Salvini.
“La transizione va accompagnata e non va imposta. Sto lavorando personalmente a un emendamento da presentare al decreto Infrastrutture per evitare il blocco dei diesel Euro 5 dal prossimo mese di ottobre che sarebbe, soprattutto nella pianura padana, in Piemonte, Lombardia e Veneto, causa di enormi problemi familiari, lavorativi e commerciali”, ha annunciato con piglio deciso il titolare del ministero delle Infrastrutture e Trasporti, intervenendo al Direttivo di Alis.
“Si parla di sette milioni di veicoli a livello nazionale, più di 100mila veicoli Euro 5 solo a livello commerciale. Siamo al lavoro per annullare il blocco delle auto con motore Euro 5 diesel, una delle follie della Commissione von der Leyen, che ha approvato quella fesseria economico-industriale che si chiama Green Deal. I cittadini il prossimo anno non potranno più usare milioni di veicoli, questi sono i problemi veri. Il consumatore non vuole l’elettrico e quindi al momento a decidere deve essere il mercato”.
Lo strumento annunciato è un emendamento al dl Infrastrutture, atteso per oggi visto che alle 18 scade il termine per la presentazione delle proposte di modifica (provvedimento che si occupa anche delle “aree di accelerazione” per le rinnovabili).
“Come già ribadito, la Lega è impegnata a livello locale e nazionale (a partire dal Vicepremier e Ministro Matteo Salvini) per scongiurare il blocco dei diesel euro 5 previsto nei prossimi mesi in alcune regioni”, ha poi fatto sapere ieri sera la Lega, casomai qualcuno lo avesse dimenticato.
Il decreto è stato approvato dal governo lo scorso 19 maggio e come sempre sono 60 i giorni per la conversione in legge. Dunque al più tardi entro il 19 luglio chi ha un mezzo con motore diesel euro 5 saprà se potrà continuare a usarlo o meno.
Una questione regionale?
Il tema riguarda il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, per quel che concerne il tema della qualità dell’aria. Il titolare Gilberto Pichetto oggi ha però precisato che stavolta toccherà alle Regioni chiarire la situazione e prendere misure. “Quella sugli Euro 5 è una competenza regionale, sono i piani delle Regioni della Pianura padana“. Regioni “che devono prevedere il percorso” per dirimere la questione, ha detto a margine della presentazione di un libro alla Camera. Nel 2023 il MASE era dovuto intervenire sulla questione.
“Due anni fa abbiamo preso spunto dal fatto che doveva esserci una verifica rispetto alle condizioni del 2017 del cosiddetto Accordo di Torino”, ha ricordato Pichetto, “adesso sono le Regioni che devono prevedere i percorsi per arrivare a questa azione sulle emissioni” tema “che riguarda una forte presenza di PM10, PM2.5, ossidi di azoto”.
Un’azione che dovrà mirare a un “accompagnamento alla riduzione” dei valori, precisa il titolare del MASE. Insomma, la palla è nel campo delle Regioni e “se poi intervengono sulle Euro 5 con le modalità che loro valuteranno, non è di mia competenza”, ha tagliato corto Pichetto.