
Stop di un anno allo stop dei diesel Euro 5. No, stop di due anni allo stop. La maggioranza si sfida a colpi di emendamenti sul dl Infrastrutture, all’esame della Camera. Scaduto il termine per il deposito degli emendamenti, il totale è di 700 circa. Due però guadagnano subito l’onore delle cronache parlamentari, anche per il loro peso politico e sociale.
Uno è quello della Lega, ampiamente anticipato dal segretario e titolare del MIT, nonché vice di Giorgia Meloni, Matteo Salvini. L’altro invece arriva dal socio di maggioranza della compagine governativa, Fratelli d’Italia. Il senso di entrambi è: scongiurare il blocco dei diesel Euro 5 che dovrebbe scattare dal prossimo Primo ottobre 2025 nella Pianura padana, con i veicoli privati e commerciali che potrebbero non essere più autorizzati a circolare nei Comuni con più di 30mila abitanti di Lombardia, Piemonte, Veneto e Emilia Romagna. La Lega punta a uno stop di un anno, FdI rilancia con due anni.
“Posticipare tutto al 31 ottobre 2026, con la possibilità da parte delle Regioni interessate di anticipare o ritardare ulteriormente lo stop”, chiede la Lega, che intende “scongiurare il blocco dei diesel euro 5 per un altro anno, offrendo la possibilità alle Regioni di evitarlo anche successivamente”. L’obiettivo, spiegano da via Bellerio, “è duplice: da una parte, tutelare le famiglie che rischiano di restare senza macchina. Dall’altra, rispettare l’autonomia delle Regioni”.
C’è anche una considerazione circa la qualità dell’aria, aspetto che sinora non è che sia stato tenuto in massima considerazione, per così dire, superato dalle considerazioni economico-sociali che “profumano di gilet gialli”, come dice qualche analista.
Un eventuale ritardo del blocco, aggiunge il testo leghista, “dovrà essere accompagnato da misure compensative di tutela dell’ambiente come per esempio l’efficientamento energetico degli edifici o l’incremento del verde pubblico”.
La prima firma dell’emendamento leghista è di peso, quella del capogruppo a Montecitorio Riccardo Molinari, non un deputato qualsiasi e pezzo di rilievo della galassia salviniana. “Faremo di tutto per stoppare il blocco dei diesel Euro 5”, fa sapere, “coerentemente con quanto sempre sostenuto dalla Lega, abbiamo infatti presentato un emendamento al decreto Infrastrutture per evitare il blocco delle auto diesel Euro 5 nelle regioni del Nord e dare alle stesse la possibilità di scongiurarlo dapprima per un anno e poi definitivamente adottando nuove misure”. Tutto nel segno dell’approccio leghista ai temi della sostenibilità e della transizione: “l’ambientalismo ideologico di Bruxelles è nei fatti una guerra contro lavoratori e ceti popolari che invece la Lega continuerà a difendere”, tuona Molinari. I gilet gialli vintage 2018 sono lì a testimoniare che certi temi circolano e hanno ascolto.
Ma lo stop di un anno, rivedibile, viene presto superato, certamente a destra. “Accolgo con soddisfazione la presentazione, da parte del capogruppo di Fratelli d’Italia in commissione Trasporti alla Camera Fabio Raimondo, di un emendamento al dl Infrastrutture che chiede di posticipare dal Primo ottobre 2025 al Primo ottobre 2027 l’entrata in vigore del divieto di circolazione per i veicoli diesel Euro 5 nelle regioni del bacino padano”, informa da Bruxelles Carlo Fidanza, capodelegazione di Fratelli d’Italia e membro della commissione Trasporti al Parlamento europeo, nome di peso nel partito di Meloni.
Un divieto da allontanare, perché “si tradurrebbe in una inaccettabile vessazione nei confronti di centinaia di migliaia di cittadini a basso reddito e piccole e medie imprese, in particolar modo quelle del trasporto su gomma e quelle artigiane”, spiega Fidanza. Un divieto “figlio di una visione ideologica che non tiene in minimo conto le peculiarità geografiche del bacino padano nonché le caratteristiche del parco mezzi italiano, che deve essere accompagnato al necessario ricambio con le misure di sostegno che annualmente il governo prevede”, dice il capodelegazione FdI in Europa. Temi che certamente esistono, temi che quando vengono ignorati finiscono per deflagrare in un malcontento che taglia l’erba sotto i piedi a qualsiasi politica ambientale, finendo per diventare leit motiv per altri messaggi. “Ci auguriamo che la Commissione Ue, nello spirito di maggior realismo che sembra caratterizzare questo nuovo mandato, possa agevolare questo percorso senza inutili e dannosi irrigidimenti”, auspica Fidanza.
Da domani con l’esame degli emendamenti al DL Infrastrutture, vedremo quale dei due rinvii avrà la meglio. In attesa dell’esito sono anche le Regioni, cui è demandata la stesura dei piani, visto che come ha ricordato il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto “quella sugli Euro 5 è una competenza regionale, sono i piani delle Regioni della Pianura padana”. Regioni “che devono prevedere il percorso” da seguire. “Sono le Regioni che devono prevedere i percorsi per arrivare a questa azione sulle emissioni, che riguarda una forte presenza di PM 10 PM 2.5 ossidi di azoto, con un accompagnamento alla riduzione” dei valori, ha sottolineato Pichetto. Regioni che “intervengono sulle Euro 5 con le modalità che loro valuteranno, non è di mia competenza”. In attesa anche i gilet gialli, d’altronde, nell’auspicio che restino nel cassetto.