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In tutto il mondo sempre più persone sono esposte agli incendi boschivi

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Immagine generata da IA

Il numero delle persone esposte agli incendi boschivi su scala globale è cresciuto del 40% tra il 2002 e il 2021. Un vasto studio internazionale ha valutato l’estensione dell’esposizione umana agli incendi svelando un singolare paradosso: nonostante la superficie bruciata si sia ridotta di oltre un quarto nel periodo di tempo considerato, l’esposizione umana è aumentata in maniera vertiginosa.

Impatto degli incendi boschivi sulla vita umana

I ricercatori hanno analizzato i dati demografici e più di 18,6 milioni di incendi segnalati dal 2002 al 2021. In questi 20 anni quasi 440 milioni di persone in tutto il mondo hanno dovuto fare i conti con incendi boschivi arrivati fino alle abitazioni, un numero di persone paragonabile all’intera popolazione dell’Unione Europea.

I ricercatori hanno scoperto che l’esposizione umana ha toccato i 7,7 milioni di persone, con un incremento medio annuale di 382.700 individui nel periodo preso in analisi. Questo aumento si spiega principalmente alla luce della crescita della popolazione mondiale, della migrazione verso aree più soggette a incendi e dello sviluppo umano nelle aree di interfaccia urbano-foresta. Da questo si evince chiaramente che i fattori sociali hanno un ruolo cruciale nel determinare il rischio di incendi boschivi.

Negli ultimi anni gli incendi boschivi hanno avuto un impatto sempre maggiore sui sistemi sociali e ambientali di varie regioni del mondo. Sono stati la causa diretta di almeno 2500 morti e 10.500 feriti dal 1990 al 2021. Le stime della ricerca si concentrano esclusivamente sull’esposizione umana diretta e non prendono in considerazione l’impatto indiretto dovuto all’esposizione al fumo, alle colate detritiche successive agli incendi e alle inondazioni. Dunque, è probabile che le persone colpite indirettamente siano molte di più.

Dove vivono le persone esposte agli incendi boschivi

I ricercatori dell’Università della California, Irvine e di altre istituzioni hanno riscontrato un calo del 26% della superficie totale bruciata dal 2002 al 2021. Considerando unicamente il flusso di informazioni provenienti dai media occidentali saremmo portati a credere che gli abitanti di Stati Uniti, Canada e Australia siano tra i più vulnerabili del pianeta, invece è in Africa che le persone sono più esposte. In base allo studio, l’85% della popolazione mondiale colpita direttamente dagli incendi vive nel continente africano. Gli abitanti di appena cinque Paesi dell’Africa centrale, ossia Congo, Sud Sudan, Mozambico, Zambia e Angola, costituiscono la metà delle persone esposte agli incendi a livello globale.

Al contrario, Stati Uniti, Europa e Australia insieme rappresentano meno del 2,5% del totale. In Europa e Oceania la percentuale di popolazione esposta è più contenuta soprattutto per la migrazione dalle aree rurali a quelle urbane.

Il caso californiano

Significativo è stato l’aumento dell’intensità degli incendi boschivi in ​​Nord e Sud America per via di condizioni come temperature più alte, basso livello di umidità e forti venti.

Un dato rilevante riguarda la California, indicata come uno dei luoghi più a rischio del pianeta per esposizione umana nonostante la relativamente esigua porzione di territorio distrutta dai roghi. L’incidenza di condizioni favorevoli agli incendi boschivi gravi (come quelli di Los Angeles di quest’anno) è quadruplicata dal 1990 al 2022 in tutto lo stato.

Il contributo del cambiamento climatico e dell’attività umana

Il cambiamento climatico ha determinato un aumento dei giorni caratterizzati da condizioni atmosferiche più favorevoli agli incendi estremi: più 54% a livello globale dal 1979 al 2022. Altri fattori dovuti al riscaldamento globale in grado di provocare incendi estremi sono: stagioni meteorologiche più lunghe e una maggiore infiammabilità durante la notte.

Ulteriore dato emerso dallo studio: le attività umane sono in grado di aggravare l’effetto dei cambiamenti climatici che interessa gli incendi. Gli incendi causati dall’uomo, sia intenzionali che accidentali, sono stati responsabili dell’84% di tutti gli roghi boschivi avvenuti negli Stati Uniti e di oltre il 90% di quelli dell’Europa mediterranea. Gli incendi causati da fulmini tendono a prevalere nelle regioni più remote ma l’attività umana è in grado di alterare i tempi e i luoghi degli incendi, nonché il tipo, la struttura e la densità. Ad esempio, l’introduzione di alcune specie invasive nei deserti del Nord America si è tradotta in una maggiore frequenza ed estensione degli incendi boschivi. Al contrario, la frammentazione del territorio causata dall’agricoltura nelle savane africane ha ridotto le aree bruciate.

QUI lo studio pubblicato su Science

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