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Come prevenire gli incendi boschivi, casi studio e buone pratiche

Dalla Spagna alla Grecia, passando per l'Italia, le strategie migliori per prevenire gli incendi.

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Immagine generata da IA

Metodi efficaci di prevenzione degli incendi boschivi

Con l’aggravarsi del riscaldamento globale la prevenzione degli incendi boschivi acquista una rilevanza sempre maggiore. Come spiegano gli scienziati, estati sempre più calde e condizioni di siccità diffuse aumentano il rischio di roghi nelle aree coperte da foreste. Per tale ragione, nel 2025 nei Paesi con affaccio sul Mar Mediterraneo la stagione degli incendi è iniziata prima rispetto agli altri anni e ha già battuto i record per intensità ed estensione della superficie bruciata.

Secondo il Sistema di informazione sugli incendi boschivi dell’UE, dall’inizio dell’anno a metà luglio sono già andati in fumo 227.000 ettari di terreno, più del doppio della media registrata tra il 2006 e il 2024 per lo stesso periodo dell’anno.

Per quanto riguarda il contesto italiano, l’UNCEM (Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani), ha sottolineato che gli incendi di grande estensione continuano a essere una minaccia concreta, facilitata dall’abbandono delle aree rurali e dall’accumulo di legno morto in boschi non gestiti.

Pascoli controllati

Un caso studio interessante riguarda la regione spagnola dell’Andalusia. Il metodo consiste nel premiare gli allevatori di pecore e capre per il contributo dato alla riduzione della biomassa nelle aree esposte al rischio di incendi. Le tecniche di disboscamento meccanico sono costose e spesso difficili da realizzare in alcuni territori, ecco perché il pascolo può essere una soluzione.

In Spagna stanno implementando questa strategia per aumentare la resilienza di alcune aree. In passato questa opzione era stata messa da parte perché il sovrapascolo aveva contribuito alla desertificazione. Tuttavia, il pascolo controllato può essere di aiuto. In questo modo, gli allevatori di ovini e caprini riescono a integrare il loro reddito. Questi sono tenuti a consumare annualmente una certa quantità di vegetazione, l’ente locale per l’ambiente e le risorse idriche decide poi l’ammontare dei pagamenti. Il monitoraggio viene effettuato una volta all’anno.

Coinvolgere la popolazione

Sulla remota isola greca di Citera, situata a sud del Peloponneso, l’approccio alla prevenzione degli incendi boschivi ha privilegiato l’aspetto sociale. Citera ha pochi collegamenti con la terraferma e l’azione di pronto intervento risulta complessa e dispendiosa. Nell’agosto 2017 un grave incendio ha distrutto quasi il 10% dell’isola e prima di essere dichiarato estinto si è sviluppato per 18 giorni.

A seguito di questo evento, la Società Ellenica per la Protezione della Natura (HSPN) e l’Istituto per gli Ecosistemi Mediterranei e Forestali (IMFE) hanno operato una capillare opera di mobilitazione della popolazione locale. Prima di tutto, le autorità hanno condotto una valutazione della vulnerabilità agli incendi e in seguito hanno inoltrato ai cittadini un modulo informativo con le raccomandazioni da seguire. La sensibilizzazione ha riguardato anche le scuole, incoraggiando le persone a prendere parte alle attività di ripristino forestale.

I cavalli selvatici

Un altro metodo utile è ricorrere ai cavalli chiamati comunemente selvatici (più propriamente inselvatichiti) che però stanno via via scomparendo nel nostro continente. Gli incendi boschivi molto frequenti in estate tra le aree forestali vicine al villaggio spagnolo di Barro si sono quasi azzerati da quando i cavalli selvatici hanno iniziato a pascolare lì, come ha spiegato un approfondimento di Reuters. Ripulendo il sottobosco, i cavalli contribuiscono a impedire che gli incendi si inneschino e si propaghino.

I cavalli selvatici contribuiscono a preservare il delicato ecosistema della regione spagnola nord-occidentale della Galizia, stando a uno studio del 2021 dell’Università di La Coruña. Negli anni Settanta c’erano 22mila esemplari sparsi tra le montagne, foreste e brughiere d’Europa. Oggi, purtroppo, il numero si è quasi dimezzato.


La certificazione PEFC

La certificazione PEFC (Programme for Endorsement of Forest Certification schemes), ente promotore della corretta e sostenibile gestione del patrimonio forestale, è un altro valido strumento di prevenzione e protezione. Secondo un’analisi condotta da PEFC in Italia, i boschi certificati hanno una probabilità di essere interessati da incendi fino a nove volte inferiore rispetto a quelli non certificati e per quelli certificati i danni si riducono del 50%. Da un’analisi del 2017, anno caratterizzato da gravi incendi, è emerso che la superficie di bosco non certificata andata a fuoco costituiva l’1,24%, mentre quella certificata PEFC solo lo 0,24%.

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About Author / Erminia Voccia

Giornalista professionista appassionata e attenta osservatrice delle dinamiche globali. Ha una laurea magistrale in Relazioni Internazionali e due master in giornalismo e giornalismo radiotelevisivo. Ha mosso i primi passi in tv realizzando servizi per i telegiornali nazionali. Ha lavorato da freelancer per diversi quotidiani on line e cartacei nazionali e riviste specializzate, scrivendo di temi legati all’ambiente, agli esteri, alla politica internazionale e alla geopolitica, con uno sguardo particolare verso l’Asia. Ha curato l'organizzazione eventi e la comunicazione per una casa editrice e ha partecipato alla redazione di saggi. Per Rinnovabili si interessa soprattutto di clima e politiche climatiche.