Rinnovabili

Arrigoni: graduatoria Energy Release a breve. Incognita eolico nelle Aste FER2

Arrigoni: graduatoria Energy Release a breve. Incognita eolico nelle Aste FER2
Foto di Shaun Dakin su Unsplash

Aperta la questione dell’eolico offshore nella prossima asta del decreto FER2, la misura che promuove la realizzazione di impianti rinnovabili di carattere innovativo o con costi di generazione ancora elevati ma che abbiano caratteristiche di innovazione e ridotto impatto sull’ambiente e sul territorio. Nelle aste del FER2, sarà quindi incluso anche l’eolico in mare? “Non lo so, il FER2 lo prevede, il MASE sta facendo le valutazioni, intanto attendiamo la pubblicazione dell’esito della graduatoria relativa alla prima procedura competitiva che ha visto solo il biogas e le biomasse”. 

Risponde così Paolo Arrigoni, presidente del Gestore dei Servizi Energetici – GSE, ai giornalisti che a margine del convegno ISIN ‘Dall’esperienza pregressa ai nuovi scenari per garantire efficienza e sicurezza’, in corso a Roma, gli chiedono novità sul tema. “È il MASE che deve dare le indicazioni”, spiega Arrigoni. “L’obiettivo è che entro l’estate possa essere bandita una seconda procedura, vediamo quali tecnologie saranno oggetto di interesse”. 

Energy release, in corso valutazioni UE

Attesa intanto anche per gli esiti delle valutazioni con Bruxelles circa l’Energy release, il meccanismo finalizzato a favorire l’installazione di nuova capacità di generazione di energia elettrica da fonti rinnovabili realizzata da clienti finali energivori. Sull’Energy release “sono in corso delle valutazioni con la Commissione europea”, spiega Arrigoni, un’interlocuzione che sarebbe incentrata sulla definizione della graduatoria. “Tra l’altro nel giro di pochi giorni avremo la pubblicazione delle graduatorie. Hanno partecipato 3.400 imprese”, aggiunge il presidente GSE.

Intanto, però, nel settore industriale il caro energia morde, e la richiesta che si solleva da più parti è quella di raffreddare le bollette, o la competizione con le imprese di altri stati membri europei che pagano l’elettricità molto meno dell’Italia sarà impossibile. Confindustria in particolare ha criticato le misure del dl Bollette che non dà, a loro giudizio, sufficiente sollievo alla manifattura italiana. “La preoccupazione c’è”, rileva Arrigoni, la preoccupazione è “in generale sul costo dell’energia che è mediamente più alto, è maggiore rispetto a Francia, Germania e Spagna. Fortunatamente da qualche settimana questa parte è ritornata a scendere, siamo intorno anzi sotto i 100 euro a MWh in questi primi giorni di maggio”.

Le misure contro il caro energia

Il problema del caro energia “tocca tutti, non solo le industrie ma anche gli artigiani, le PMI, le famiglie, la PA”, ricorda il presidente GSE. Oltre all’energy release “a beneficio degli energivori ci sono le condizionalità green, sconti sugli oneri di sistema. Il decreto Bollette in fase di conversione ha visto una misura molto importante che da la possibilità, ancorché in modo volontario, agli impianti che hanno cessato il periodo di incentivazione a partecipare a procedure competitive, ovviamente con delle tariffe di esercizio minori, perché si sta parlando di impianti non nuovi e già ammortizzati, di un ritiro dell’energia da parte del GSE che può essere redistribuita ingrossando il budget a disposizione di 24 TWh”.

E, prosegue Arrigoni, “voglio anche ricordare che, soprattutto per le grandi imprese, che hanno una capacità finanziaria e tecnica, c’è lo strumento dei PPA, i contratti a lungo termine Power purchase agreement, per i quali il dl Bollette ha introdotto una novità importante. Ha attribuito al GSE il ruolo di ultima istanza di fronte all’inadempimento della controparte”.

Il blackout spagnolo

Intanto, nel settore energetico si è anche presentata l’ipotesi di uno spostamento del decommissioning delle centrali a carbone. Tema che ha ripreso slancio dopo il blackout in Spagna, in base la quale molti interessati hanno puntato il dito contro le ‘rinnovabili selvagge’ contrapposta al ‘fedele carbone’, che però è il killer numero uno del clima, nel settore energetico almeno.

“Sul tema delle centrali a carbone”, dice Arrigoni ai giornalisti che gli chiedono un commento, “mi attengo alle dichiarazioni del ministro Pichetto. A parte le due centrali che sono in Sardegna e che servono a quella regione, ancora non interconnessa con la penisola, le altre due – Civitavecchia e Brindisi – sono centrali efficientissime. Pichetto ha detto che non dovrebbero più produrre ma che prima di smantellarle occorre pensarci due volte perché il tema della sicurezza energetica è un tema centrale. Il recente caso del blackout della Spagna dovrebbe insegnare”.

E proprio parlando di Spagna, ci sono rischi simili per l’Italia? “Il rischio zero non esiste”, avverte il presidente GSE, “il sistema Italia comunque è ben attrezzato per garantire delle reti e un sistema energetico resiliente. Voglio ricordare che in tema di affiancamento delle rinnovabili non programmabili e intermittenti c’è una politica relativa allo sviluppo di sistemi di accumulo che sono indispensabili per lo sviluppo delle rinnovabili, a partire da fotovoltaico e eolico che sono le tecnologie trainanti. Ricordo anche che il sistema Paese e il gestore delle reti prevedono in caso di overgeneration rinnovabile procedure di distacco per gli impianti oltre una certa dimensione. Il nostro Paese e il nostro sistema energetico sono ben strutturati per fronteggiare blackout. Quello del 2003 ha insegnato qualcosa, l’importante è lavorare per la riduzione del rischio”.  

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