• Articolo Milano, 15 maggio 2012
  • Politica degli sprechi, mancanza di monitoraggio e "buco normativo": preoccupanti i dati emersi

    INU/Legambiente: il Rapporto 2012 sul consumo del suolo

  • Situazione preoccupante quella emersa ieri dalle pagine del Rapporto 2012 sul consumo del suolo, esito di due anni di ricerca sullo stato del territorio italiano, promosso da INU e Legambiente.

(Rinnovabili.it) – Solo nella Provincia di Milano ogni giorno vengono urbanizzati oltre 20.063 mq di territorio agricolo, un dato corrispondente a circa 1,2 volte Piazza Duomo. La preoccupante situazione in cui versa il territorio italiano, sempre più caratterizzato dalle “colate di cemento”, è stata oggetto della biennale ricerca che ha portato alla stesura del “Rapporto 2012 sul consumo del suolo”, un’approfondita indagine condotta presso il DiAP del Politecnico di Milano, dal CRCS (Centro di Ricerca sui Consumi di Suolo), fondato da Legambiente ed INU (Istituto Nazionale di Urbanistica), grazie al contributo di Fondazione Cariplo e alla collaborazione di diverse istituzioni tra cui Regione Lombardia, Regione Toscana, Provincia di Lodi.

La nuova edizione del Rapporto, presentata ieri a Palazzo Pirelli di Milano, porta alla luce un’immagine preoccupante del territorio italiano, addentrandosi nell’analisi degli esiti delle recenti scelte urbanistiche affrontate a livello comunale, soffermandosi in particolare sull’area metropolitana lombarda, nelle province di Milano, Lodi e Monza e Brianza, grazie ai più recenti dati forniti dal repertorio geografico DUSAF sviluppato da Regione Lombardia.

Il problema cruciale che emerge dalle pagine del Rapporto è la “mancanza di dati affidabili e aggiornati sugli usi del suolo”, una pratica che impedisce alla politica di vedere la gravità del fenomeno ed agire di conseguenza.

“E’ come se volessimo contrastare l’inquinamento senza disporre di una rete di rilevamento della qualità dell’aria”, afferma Paolo Pileri, docente del Politecnico di Milano e responsabile scientifico del rapporto, “Ma da quando abbiamo iniziato a sollevare il problema le cose hanno iniziato a cambiare e oggi registriamo alcuni positivi segnali di attivazione istituzionale dai livelli centrali”; a partire dall’ISTAT, che su iniziativa della Commissione Ambiente del Senato, si è candidata a realizzare il monitoraggio nazionale degli usi del suolo, facendo sperare in un cambiamento a breve termine.

“Occorre rapidità nel disegnare nuove, concrete (non teoriche) e coraggiose politiche sull’uso del suolo – prosegue Pileri – che, ricordo è bene ambientale e bene comune, e non può essere delegato esclusivamente alle decisioni degli 8092 comuni italiani, frammentati, deboli e scoordinati, i quali vivono il conflitto di interesse di una normativa che li premia se consumano”.

Sul fronte istituzionale alcune Regioni hanno tentato di porre rimedio a questa mancanza di controllo, sottoscrivendo un accordo tra tutti gli assessori al territorio delle Regioni del Nord Italia (Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta, Emilia Romagna, Veneto, Liguria, Friuli Venezia Giulia e province autonome di Trento e Bolzano) per condividere l’impegno alla riduzione del consumo di suolo e realizzare banche dati armonizzate e coerenti che forniscano esaurienti fotografie del fenomeno.

Se da un lato la sensibilità istituzionale sembra aumentare, soprattutto a livello locale, dall’altro i dati presentati ieri e che emergono dal Rapporto, continuano ad essere preoccupanti: in un solo decennio, il totale delle urbanizzazioni dell’area meneghina, ha portato ad un’estensione pari ad una nuova città grande come mezza Milano. La situazione emerge chiara dall’analisi dei dati relativi al consumo del suolo legato all’area Expo, dove accanto all’enormità delle superfici trasformate e pubblicamente dichiarate per la manifestazione internazionale, si affiancano un’infinità di interventi minori nei comuni limitrofi che se sommati, costituiscono una porzione di territorio grande quanto quella di Expo.

Il consumo di suolo è in primo luogo l’effetto di scelte urbanistiche la cui responsabilità è in capo ai comuni – ricorda Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia per questo il rapporto punta l’attenzione proprio su questo livello amministrativo, fornendo uno strumento affinché ogni Comune si doti di un proprio e coerente censimento dell’uso del suolo prima di assumere qualsiasi decisione”.

Una proposta di legge legata a questi argomenti e con consenso bipartisan, è già stata presentata al Consiglio Regionale della Lombardia, senza tuttavia ottenere una risposta precisa dalle istituzioni, consentendo ai Comuni di “sfuggure” agli obblighi normativi già previsti sulla tutela del paesaggio dalle leggi in vigore.

Lo stesso INU ha sollevato l’esigenza di una sostanziale innovazione delle regole: “Occorre sfruttare la battuta d’arresto del mercato edilizio per riorientare le strategie del settore delle costruzioni: una legge nazionale che fissi il principio chiave che il suolo non va consumato e che invece bisogna investire sulla qualità dello spazio già costruito è diventata una esigenza indifferibile – dichiara Federico Oliva presidente nazionale di INU – anche se le competenze urbanistiche sono regionali, il livello nazionale è quello in grado di agire sulla fiscalità dei suoli, leva essenziale per spostare l’interesse degli investitori dai suoli liberi ai cantieri urbani, dove al contrario deve essere più facile avere accesso ad incentivi e semplificazioni normative”.